Ci lascia un mito
Referendum, a Grosseto l’inaspettata vittoria del No che dà la sveglia alla politica
Risultato inatteso: che effetto avrà sulle elezioni comunali 2027? In città il numero di chi ha bocciato il governo è quasi pari a quello di chi 5 anni fa elesse Vivarelli Colonna
GROSSETO. Chi ha perso, fino a ieri vincente, si affanna a dire che il voto referendario non ha politico. Chi ha vinto, fino a ieri perdente, ora al voto referendario attribuisce un valore politico probabilmente superiore a quello che davvero ha. Anche e soprattutto a Grosseto, dove i più ottimisti del centrosinistra (o se si preferisce del "campo largo", che però quaggiù tanto largo non è) alla vigilia del voto prevedevano di ritrovarsi a commentare "il doppio risultato": ovverosia vittoria del No a livello nazionale e vittoria del Sì a livello locale, in una provincia e in una città ormai da tempo feudo toscano del centrodestra.
E invece eccoci qua, il giorno dopo, a raccontare la vittoria del No "persino" a Grosseto e provincia. Con il margine più risicato di Toscana, certo, ma comunque (inaspettata) vittoria. E siccome fra un anno si dovrà votare per i nuovi sindaci di due città strategiche - il capoluogo in primis, ma anche Orbetello - un segnale anche in chiave politica l’esito referendario magari lo dà. Basta un numero: 20.749. Sono i voti raccolti dal No a Grosseto, città governata da dieci anni dal centrodestra. Con meno di 500 voti in più, 21.235, cinque anni fa Antonfrancesco Vivarelli Colonna veniva trionfalmente confermato sindaco. Il Sì si ferma poco più sotto, a 19.982, ma tanto basta per fare uscire il centrosinistra dal gorgo della rassegnazione matematica.
A un anno dalle elezioni comunali, nel centrosinistra - e in particolare nel Partito democratico - tutto tace. Nessun candidato ufficiale in pista, ma soprattutto neppure una proposta di prospettiva, un nome o un progetto. Come se i giochi fossero già fatti, con una sola carta da opporre al centrodestra: Leonardo Marras, assessore regionale. Oltre il suo nome, il nulla.
Il voto referendario, dunque, potrebbe avere un effetto "vitamina" sul centrosinistra: il bacino potenziale c’è (e lo si era visto peraltro anche nei referendum sul lavoro promossi dalla Cgil), mettersi d’impegno d’ora in poi potrebbe essere un gioco che vale la candela. A Grosseto così come a Orbetello, che pure ha invertito i segni. L’effetto psicologico, però, è bene che non si trasformi in euforie fuori luogo. Anche in questo caso i numeri del referendum invitano alla prudenza. Basti pensare che in quasi metà dei comuni della provincia ha vinto il No dove governa il centrodestra e il Sì dove governa il centrosinistra. Proiettare questi "ribaltini" referendari in chiave amministrativa, dunque, è un azzardo del tutto sconsigliabile.
L’esito del referendum sulla riforma della giustizia invita piuttosto, anche a Grosseto, a una riflessione bipartisan su un nodo cruciale: i cittadini ritrovano la passione civile e vanno a votare quando sanno che il loro voto decide qualcosa di concreto. Per questo, in vista delle elezioni locali, chi vuole "vincere" dovrebbe presentare ai potenziali elettori - e soprattutto ai più giovani - proposte concrete e dall’attuazione verificabile. Intanto proprio i giovani, col No al referendum hanno detto una cosa chiara: in un mondo che offre bombe, devastazioni, deportazioni, discriminazioni, loro hanno scelto di tenersi stretta la loro Costituzione fondata sui diritti umani e civili di tutti, sulla pace, sull’uguaglianza di ognuno di fronte alla legge e a qualsivoglia potere, sulla tutela di natura e ambiente. Se si vuole riportarli al voto anche "politico", probabilmente bisogna ripartire da qui.
