Ci lascia un mito
Benzina e diesel, la Maremma resiste alle impennate: Grosseto la città con i prezzi più bassi d'Italia
A trainare sono gli impianti Conad. Nei due distributori per un pieno da 50 litri si può risparmiare fino a 8-9 euro sulla benzina e oltre 10 euro sul diesel
GROSSETO. Quasi verrebbe da fare qualche chilometro in più per il pieno. A Grosseto, infatti, si registrano in queste ore i prezzi più bassi d’Italia sia per la benzina che per il gasolio. Un primato che riguarda i due impianti Conad di via Scansanese e via Bulgaria, dove al momento vengono venduti i carburanti al prezzo più basso di tutto il Paese.
I numeri parlano chiaro. Secondo i dati dell’osservatorio carburanti del ministero dell’Interno, la benzina a Grosseto nei due impianti costa 1,578 euro al litro, contro una media nazionale di 1,722 euro: significa circa 14 centesimi in meno. Ancora più marcato il divario sul diesel, dove si passa da 1,815 euro a Grosseto a 1,985 euro in Italia, con un risparmio di 17 centesimi al litro.
Il dato assume ancora più valore se confrontato con le grandi città: a Milano, ad esempio, la benzina arriva fino a oltre 1,81 euro al litro e il diesel supera i 2,05 euro, mentre anche città relativamente “economiche” come Firenze restano sopra quota 1,64 euro per la benzina e 1,98 per il gasolio.
Il confronto con la Toscana è ancora più significativo. A livello regionale la benzina si attesta su 1,705 euro, quindi 12,7 centesimi in più rispetto a Grosseto, mentre il gasolio arriva a 2,055 euro, ben 24 centesimi sopra i prezzi registrati nei distributori Conad. Una forbice che, tradotta su un pieno medio da 50 litri, significa risparmiare fino a 8-9 euro sulla benzina e oltre 10 euro sul diesel.
Gli impianti Conad a Grosseto, come noto, sono pompe “bianche”, ovvero distributori indipendenti dalle compagnie petrolifere; in tal senso hanno minori costi di marketing, gestione snella (self-service) e approvvigionamento diretto. Conta poi l’effetto del taglio delle accise deciso dal governo Meloni per contenere l’impennata dei prezzi delle ultime settimane. Una misura che ha contribuito a calmierare il mercato, ma che secondo molti operatori rischia di avere effetti limitati nel tempo.
Ed è proprio questo il nodo, perché non è il caso di cantare vittoria. L’Unione nazionale consumatori, che ha diffuso i dati regionali e nazionali, invita alla prudenza: «In questa complicata situazione di guerra è impossibile fare delle stime su come andrà l’andamento dei prezzi. Bastano fattori aleatori, come una dichiarazione del presidente Trump o il bombardamento di un pozzo petrolifero a far schizzare in alto o in basso il prezzo del greggio».
Tant’è vero che dopo aver toccato il picco di 119,5 dollari al barile il 9 marzo, ieri mattina il greggio è sceso rapidamente fino a 95 dollari, per poi risalire a 103 nel giro di poche ore. Una fluttuazione causata, in questo caso, dalle parole del presidente degli Stati uniti Donald Trump, che ha ipotizzato una tregua di cinque giorni sugli impianti energetici iraniani. Un annuncio sufficiente a far scendere immediatamente i prezzi, salvo poi innescare un nuovo rialzo.
Per queste ragioni Giorgio Romualdi della Federconsumatori di Grosseto insiste sul tema del taglio dell’iva. Perché i rincari, come noto, portano effetti a catena su tutta la filiera. «Abbiamo già visto fenomeno speculativi da parte delle compagnie petrolifere, ma siccome il sistema dei trasporti si basa su strada l’altro rischio è che avvengano delle speculazioni a catena, ad esempio nella grande distribuzione dei prodotti di consumo. Varie associazioni, con la nostra capofila, hanno chiesto da tempo alla presidenza del consiglio di abbassare l’iva alla soglia minima soprattutto per i prodotti di largo consumo. In questo modo sarebbe possibile risparmiare fino a 530 euro l’anno. Il mercato energetico è ancora troppo fluttuante».
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