Il Tirreno

Grosseto

In tribunale

Ragazzi (minori) lasciati soli a casa e a digiuno: «Il menu a pranzo? Pasta (poca) e wurstel»

di Pierluigi Sposato
Il tribunale di Grosseto
Il tribunale di Grosseto

Grosseto, imputati di abbandono di minorenni: patteggiano il padre e la compagna. Il controllo a distanza avveniva tramite video

4 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Una coppia sotto accusa per l’ipotesi di abbandono di minorenni – i figli adolescenti dell’uomo, che sarebbero stati lasciati soli a se stessi, in alcuni casi il padre e la sua nuova compagna sarebbero mancati anche per più di un anno – ha patteggiato la pena appena concluse le indagini preliminari. Un anno e sei mesi per ciascuno dei due, che abitano nella zona nord della provincia; il giudice Giuseppe Coniglio ha disposto la sospensione della pena a patto che i due frequentino con esito positivo il corso di recupero.

Incidente probatorio

Hanno preferito non discutere le accuse i due imputati, lui poco meno che sessantenne, rimasto vedovo, lei poco più che cinquantenne, entrambi assistiti dall’avvocata Barbara Fiorini. Più che delicata la vicenda avvenuta tra il 2021 e il 2023, tra l’altro passata pochi mesi fa al vaglio dell’incidente probatorio, nel quale i figli erano stati ascoltati. I ragazzi avevano spiegato come si svolgevano le loro giornate, come andavano a scuola, quali comportamenti dovevano tenere in classe.

E per pranzare o cenare? Anche in questo caso c’erano stati racconti divergenti: tra i ragazzi, c’è chi aveva detto che veniva lasciato loro il cibo, in modo che trovassero pronto qualcosa da mangiare al loro rientro, c’è chi invece ha spiegato che non avevano trovato nulla. Dopo un periodo iniziale di convivenza, i ragazzi sarebbero stati messi a vivere da soli in un appartamento e il padre e la compagna sarebbero tornati a vivere nella casa di lei. E si sarebbero fatti vedere soltanto periodicamente, mentre il “controllo” sarebbe avvenuto solamente attraverso dei video.

Solo pasta e wurstel

Il pm Carmine Nuzzo, con i quali la difesa della coppia ha trovato un accordo sulla pena poi ratificata in aula dal gip, aveva poi precisato le contestazioni. Uno dei figli sarebbe stato costretto a dormire in cucina, su un materasso a terra, per quasi tre mesi. Tutti i ragazzi sarebbero stati in grave prostrazione psicologica, il “controllo” era stato affidato alla figlia. In caso di disobbedienza, sarebbero state introdotte forme particolari di punizione: il digiuno, l’astensione dai pasti principali, il razionamento della spesa consegnata dal padre, che avrebbe imposto di non cucinarsi più di 100 grammi di pasta a testa a settimana, regolando così la fornitura. Soltanto pasta, sugo pronto, fagioli e wurstel avrebbero composto il menu.

Un regime che avrebbe causato sofferenze anche fisiche: malnutrizione e sottopeso, spesso i ragazzi chiedevano cibo a scuola. I ragazzi sarebbero stati costretti a vivere di fatto in isolamento, senza amici: un complesso di situazioni che avrebbero portato a fughe da casa e a notti trascorse in luoghi pubblici. Avrebbero mentito agli estranei su ciò che avveniva tra le mura di casa.

Sarebbero trascorsi mesi interi senza che i ragazzi avessero contatti anche solo telefonici con il padre e la compagna, fatti salvi i resoconti chiesti una volta a settimana alla figlia, scelta perché sarebbe stata quella più fedele e obbediente. Su di loro sarebbe stato esercitato un controllo a distanza con video, qualora ve ne fosse stato bisogno. In caso di bisogno, i farmaci sarebbero stati autosomministrati: in autogestione, insomma. A seconda delle responsabilità, sono state individuate condotte diverse tra il padre e la sua compagna.

Quest’ultima avrebbe anche percosso i ragazzi, tirando loro i capelli o chiudendoli in camera: non avrebbe tollerato il sovraffollamento domestico della convivenza iniziale e nemmeno la gravosità della gestione dei tre figli. Anche lei li avrebbe puniti con il digiuno. Inerte, avrebbe incoraggiato il compagno nelle condotte maltrattanti. Avrebbe sì portato i vestiti ai ragazzi ma loro crescevano e si lamentavano di non avere abiti indossabili o anche non adatti alle stagioni.

Struttura protetta

Era stato il racconto fatto a scuola da uno dei ragazzi a far aprire il fascicolo: la segnalazione degli insegnanti era stata inoltrata alla Procura di via Monterosa ed erano partiti gli accertamenti sulle loro dichiarazioni. I ragazzi non abitano più con il padre e la sua compagna, che ha altri figli (estranei a questa vicenda) nati da una precedente relazione, e che sono residenti nella zona nord della provincia: sono stati messi in una struttura protetta già dall’inizio degli accertamenti. Sono seguiti dall’avvocata Cristina Bianchini curatrice civile e dagli avvocati Sara Malossi e Marco De Stasio per gli aspetti penali.

Primo piano
La tragedia

Leonardo, l’ultimo giro in moto del 28enne di Vaiano: il cinghiale, lo schianto e il volo mortale nella scarpata

di Redazione Prato