Italia
Grosseto, maxi incendio alla discarica: in fumo 150 tonnellate di rifiuti – Rogo causato da un topo: si teme rischio ambientale
Tutto è accaduto nella notte nell’impianto delle Strillaie: Arpat al lavoro per valutare eventuali ripercussioni su terreni e vegetali
GROSSETO. L’impianto è fermo, si sta ancora tirando fuori il materiale bruciato nella discarica delle Strillaie. Le fiamme divampate nella notte tra sabato 17 e domenica 18 gennaio si sono mangiate all’incirca 100-150 tonnellate (sulle 500 presenti) di rifiuti indifferenziati e di fatto hanno bloccato le attività di smaltimento della struttura. Forse si potrebbe riaprire la prossima settimana, ma è ancora troppo presto per dirlo.
L’ipotesi del razzo di segnalazione
Intanto, acquista sempre più corpo un’ipotesi già emersa nelle ore immediatamente successive al rogo: l’incendio sarebbe divampato a causa di un razzo di segnalazione, quello usato sulle barche, quando si deve dare indicazione della propria posizione. A farlo “scoppiare” molto probabilmente è stato un topo che l’ha rosicchiato. Nessuno stupore per gli addetti ai lavori. Succede di frequente, anche se non dovrebbe. Proprio per la tipologia del rifiuto, questo tipo di razzo andrebbe infatti smaltito in tutt’altra maniera: non buttarlo nell’indifferenziato, insieme agli altri rifiuti, ma riportarlo, una volta scaduto, al punto di acquisto per ritirare quelli nuovi. Però ogni tanto i razzi finiscono lo stesso nel cestino e, di conseguenza, in discarica. E possono scoppiare, spesso perché mangiucchiati – per l’appunto – dai topi. Ma finché succede quando ci sono gli operatori, si può agire subito e bloccare il tutto sul nascere. Diverso quando accade nel cuore della notte, quando nell’impianto non c’è nessuno. Provvidenziale, in questo senso, l’allarme del guardiano dell’impianto che, non appena ha notato la colonna di un fumo nero, denso, ha lanciato immediatamente l’allarme. Subito sono intervenuti i vigili del fuoco, che hanno domato l’incendio.
Danni economici e gestione dei rifiuti bruciati
Alla fine il rogo non ha causato danni fisici all’impianto. Sono ancora da quantificare quelli economici. Intanto ora il materiale bruciato non è più classificabile come rifiuto urbano, ma è diventato rifiuto speciale: questo presuppone un diverso trattamento e anche costi maggiori. Da smaltire in modo idoneo anche l’acqua utilizzata per spegnere le fiamme, ora conservata nelle vasche di raccolta del percolato. A incidere poi è anche un altro aspetto: i flussi di rifiuti smaltiti in quella discarica alle porte di Grosseto sono stati deviati su altri impianti.
Le verifiche di Arpat
Nel frattempo, il dipartimento Arpat di Grosseto fa sapere che dai sopralluoghi effettuati successivamente all’incendio «le acque di spegnimento sono state correttamente raccolte in apposita vasca, senza fuoriuscite all’esterno dell’impianto. È stata inoltre ispezionata la vasca dei rifiuti urbani indifferenziati in ingresso, sede dell’incendio: al suo interno i rifiuti combusti risultavano separati da quelli non interessati dal fuoco, mediante una trincea. La parte maggiormente coinvolta dall’incendio era collocata nella zona più distante dal punto di scarico dei rifiuti, in prossimità della cabina della sala quadri».
Richieste di approfondimento e campionamenti
Arpat ha anche richiesto ulteriori informazioni di dettaglio ai vigili del fuoco e al gestore dell’impianto, allo scopo di approfondire le modalità di gestione dell’emergenza e valutare eventuali impatti ambientali connessi all’evento. Tutte informazioni, sottolinea Arpat, che «sono state condivise con le autorità sanitarie competenti, al fine di consentire l’eventuale individuazione dei punti in cui effettuare campionamenti di matrici vegetali, per la verifica della presenza di microinquinanti e del rispetto dei limiti previsti dalla normativa vigente in materia di sicurezza alimentare».
Gestione dei rifiuti e funzionamento dell’impianto
I tecnici Arpat di Grosseto hanno già informato la ditta che gestisce l’impianto (di proprietà di Iren ma gestito da Futura) che i rifiuti interessati dall’incendio e le acque di spegnimento raccolte nella vasca dovranno essere opportunamente gestiti e campionati. Al momento delle verifiche, il sistema di aspirazione dell’impianto risultava regolarmente in funzione.
La dispersione dei fumi
Proprio merito alla dispersione dei fumi, le elaborazioni del settore Modellistica previsionale di Arpat indicano che la nube non ha interessato la città di Grosseto, ma si è diretta prevalentemente verso la costa.
Le condizioni meteo durante l’evento
«Nel periodo dell’evento – spiegano da Arpat – erano presenti condizioni meteorologiche stabili, caratterizzate da un campo di alta pressione, assenza di precipitazioni e venti deboli provenienti dai quadranti est-nord est. Tali dati sono confermati dalle rilevazioni della stazione meteo “Casotto dei Pescatori”, appartenente alla Rete osservativa regionale e situata a circa 4,3 km a nord dell’impianto, nello stesso bacino aerologico».
Area di massimo impatto
Perciò, «alla luce della modesta velocità del vento, della relativa costanza della direzione e della durata limitata dell’incendio, si può ragionevolmente stimare – fanno sapere da Arpat – che l’area di massimo impatto si estenda entro un raggio di circa mille metri dal punto di origine dell’evento, includendo anche la fascia immediatamente prossima all’impianto (entro 300 metri), per tenere conto delle condizioni di vento molto debole e del fisiologico “sbandieramento” dei fumi».
