Il Tirreno

Grosseto

L’impresa

Gianluca Scafuro, dalla Maremma alle vette del Ruanda: la sfida in sella a “Impanga”

di Maurizio Caldarelli

	Gianluca Scafuro in sella alla Impanga, A dx un’immagine promozionale di Race Around Ruanda
Gianluca Scafuro in sella alla Impanga, A dx un’immagine promozionale di Race Around Ruanda

Con la due ruote prototipo di Tommasini verso l’impresa al tour nel Paese africano. Rodaggio nel weekend a Firenze e ritorno tra asfalto e sterrato per prendere confidenza in vista della partenza

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GROSSETO. La partnership con la storica ditta Tommasini, leader mondiale nei telai, porterà Gianluca Scafuro, grossetano amante dell’avventura, ad affrontare, dal 1° febbraio, una delle sfide di endurance più dure al mondo: la Race Around Rwanda. E lo farà a bordo di "Impanga", progetto che scavalca i confini tra ingegneria, cultura e avventura. Non una bicicletta di serie, ma un’opera fuori catalogo realizzata interamente a mano nell’atelier di Grosseto, fondato nel 1957 da Irio Tommasini e oggi portato avanti dal milanese Alessandro Enginoli.

Scafuro non è nuovo a questo tipo di imprese: nel febbraio 2023 ha partecipato all’Atlas Mountain Race in Marocco. «Lo spirito con il quale nasce la gara in Ruanda è sempre lo stesso: mettere insieme la voglia dì viaggiare, l’amore della bicicletta che ti permettono in poco tempo, con grande fatica, di visitare paesi, Il cui fascino sono la natura, la persone, la società, i parchi», premette, e spiega: «Il tour del Ruanda comporta mille chilometri e oltre 19mila metri di dislivello da effettuare in un tempo massimo di sette giorni. Io la praticherò con una bicicletta Tommasini, un prototipo, un mezzo che non nasce per essere competitivo e particolarmente veloce. Sotto questo punto di vista sono un po’ penalizzato ma con la mia esperienza riuscirò ad arrivare in fondo. La mia aspirazione sarebbe di chiudere in quattro-cinque giorni. L’idea è quella di usare i quattro check-point previsti dall’organizzazione, in cui è previsto il ristoro, la possibilità di riposare su letti comodi. Vorrei viaggiare anche di notte per arrivare a questi check-point che sono a 250 chilometri e a 570 chilometri».

L’esemplare di Tommasini è una sorta di bici cargo, che evoca il fascino di quelle del postino o del panettiere di tempi andati. «In Ruanda la bici viene usata quotidianamente come mezzo di lavoro - prosegue Scafuro - per portare alimenti, cassette di alimenti e frutta e verdura, al contrario di noi occidentali che la usiamo per divertimento. Questa bici in tubi Columbus, con undici rapporti dietro e una doppia davanti, ha la ruota anteriore da 20 pollici e dietro da 29, e questo ha permesso di poter creare una piccola mensola in alluminio in cui io andrò a mettere la mia borsa water proof con tutta la roba che mi porterò dietro. Il peso del mezzo è di circa 15 chili, più i cinque-sei di materiale che mi porterò dietro. Fortunatamente lì le temperature sono gradevoli: le massime sono di 35 gradi, ma le minime sono di 15-16 e sulle montagne, arriveremo a 3mila metri, sarà ancora più fresco».

Questo tour è stato possibile anche grazie all’incontro con Alessandro Enginoli, Ceo della Tommasini. «La partnership - racconta l’atleta - è iniziata con la sponsorizzazione di un evento che organizzo tra Firenze, Punta Ala e Grosseto. È nato così un rapporto che è andato oltre la sponsorizzazione. Ho fatto presente a Enginoli che volevo andare a fare questa manifestazione: Alessandro è già stato due volte in Ruanda, ha dei contatti con il ministero, ha fatto delle collaborazioni di sviluppo e collaborazione e si è innamorato di questo progetto e ha detto: "Ma sì, ma facciamo qualcosa, ti facciamo una bici cargo"».

Il nome scelto non è casuale. In lingua KinyaRuanda, Impanga significa "gemello". «Visitando il Ruanda sono rimasto colpito da come la verticalità del paesaggio detti il ritmo della vita quotidiana: lì, come in Maremma, la bicicletta non è un accessorio, ma un pilastro di resilienza - assicura Enginoli - Abbiamo riscoperto una simmetria profonda tra le colline di casa nostra e il "Pays des Mille Collines" africano. Entrambe sono terre aspre, di terra rossa e polvere, dove la fatica si trasforma in bellezza. Impaga nasce da questo incontro: è il ponte tecnico e umano per unire due geografie lontane ma sorelle, elevando un mezzo di utilità storica a strumento di sfida estrema».Dopo l’esperienza al Rivalta Caffè di Firenze, che ha venduto nel 2019, Scafuro ha tirato fuori gli studi in scienze agrarie e ora produce olio in un’azienda a Campagnatico, in attesa che diventino operativi i dodici ettari acquistati sotto Scansano. E per testare la bici preparata da Tommasini, nel fine settimana, è andato a Firenze dal fratello Francesco e dagli amici per un aperitivo; e ieri è tornato a Grosseto: «Per tornare a casa ho fatto un po’ di asfalto e un po’ di sterrato, passando da Grassina. A Chiocchio ci sono delle strade bianche che mi portano a Certaldo. Da qui si segue l’Elsa e poi si va a Monteriggioni, poi nell’interno verso Montieri, all’altezza di Roccastrada ho girato per Grosseto».

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