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Le minacce

Firenze, scritta contro Donzelli sui muri di Rifredi. FdI: “Clima d’odio”

di Redazione Firenze
Firenze, scritta contro Donzelli sui muri di Rifredi. FdI: “Clima d’odio”

La frase “Donzelli a testa in giù” rilanciata dal consigliere regionale Zoppini diventa un caso politico nazionale. Solidarietà da La Russa, ministri e vertici di Fratelli d’Italia: “Intimidazione grave, condanna senza ambiguità”

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FIRENZE  La scritta è comparsa su un muro di Rifredi e in poche ore è diventata un caso nazionale per Fratelli d’Italia. «Donzelli a testa in giù», tracciato contro il coordinatore nazionale del partito, deputato fiorentino e volto della linea più identitaria di FdI. A rilanciare l’immagine sui social è stato il consigliere regionale Matteo Zoppini, che ha scelto di trasformare l’episodio in una denuncia pubblica più che in una segnalazione di degrado urbano. «Non è la solita bravata», ha scritto. Per il partito di Giorgia Meloni la frase non resta confinata al muro. Diventa un segnale politico.

La macchina delle reazioni si muove subito, da Firenze a Roma, con un lessico compatto: minaccia, intimidazione, clima d’odio. Zoppini parla di «ennesima dimostrazione» di un clima alimentato scientemente e assicura che Fratelli d’Italia non si farà intimidire. La formula è quella che il partito usa quando prova a saldare difesa personale e battaglia politica: solidarietà al dirigente colpito, accusa agli avversari, richiesta implicita di una condanna più larga. Giovanni Donzelli, in questo schema, è uno dei simboli più esposti del partito al governo, dirigente nazionale dell’organizzazione, uomo di fiducia della premier, terminale fiorentino di una destra che in Toscana considera il radicamento territoriale una partita strategica.

Il primo segnale istituzionale arriva da Ignazio La Russa, che condanna «l’intimidazione comparsa sui muri di Firenze» e manda «sincera e affettuosa vicinanza» all’amico Donzelli. Poco dopo intervengono i ministri. Giuseppe Valditara parla di «ignobile gesto di odio». Alessandro Giuli definisce ogni intimidazione e violenza politica un attacco al confronto democratico, da respingere «senza ambiguità». Nello Musumeci dice che le scritte rappresentano un fatto che «non può essere tollerato». Elisabetta Casellati legge l’episodio come «l’ennesimo campanello d’allarme» di un clima di odio.

Dentro FdI la risposta assume il tono della chiamata a raccolta. Augusta Montaruli parla di «violenza» e la collega al «frutto avvelenato» di una narrazione alimentata da «certa sinistra». Michele Barcaiuolo, senatore e commissario del partito a Firenze, insiste sulla necessità di una condanna «chiara e senza ambiguità» da parte di tutte le forze politiche. Il punto politico è lì: spostare la vicenda dal muro di Rifredi al terreno della responsabilità pubblica. Per Barcaiuolo, augurare la morte a un avversario significa oltrepassare il confine del confronto. Lucio Malan parla di gesto «vile e intimidatorio» e chiede che tutte le forze politiche condannino quanto accaduto, confidando nel lavoro delle forze dell’ordine.

Alla Camera Galeazzo Bignami, capogruppo meloniano, porta la solidarietà del gruppo e definisce la scritta un fatto «inaccettabile». Conosce Donzelli e dice di essere certo che non si farà intimidire. La risposta, aggiunge, sarà affidata alla «forza della democrazia, della libertà e del consenso». È il registro scelto da Fratelli d’Italia per incardinare l’episodio in una sequenza più ampia di minacce e contestazioni contro il centrodestra. Una linea che trasforma la solidarietà in pressione politica sugli avversari, chiamati a prendere posizione senza distinguo. La scritta resta su un muro di Firenze. La partita, nel giro di un mattino, è arrivata dentro i palazzi romani.

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