Firenze, morto a 17 anni dopo la discoteca: i colpi, le coltellate e la fuga per salvarsi verso il bus – Gli ultimi minuti di vita di Maati
In aula i testimoni hanno ricostruito la violenza subita dal ragazzo, descrivendo il pestaggio, l’inseguimento e l’aggressione finale sul mezzo pubblico, mentre il processo entra nella fase decisiva con le testimonianze chiave e gli interrogatori degli imputati
CERTALDO. Prima colpito con un casco, poi l’aggressione con colpi alla schiena – all’apparenza coltellate – infine i fendenti mortali sull’autobus. Nell’aula bunker di Firenze, dove si tiene il processo per l’omicidio di Maati Moubakir, il 17enne di Certaldo ammazzato il 29 dicembre 2024 a Campi Bisenzio al termine di una serata in discoteca, i tre giovanissimi testimoni ascoltati lunedì 27 aprile dalla corte d’assise hanno ricostruito gli ultimi minuti di vita del giovane, sostanzialmente confermando l’impianto accusatorio.
Il pestaggio e la fuga verso l’autobus
Secondo la ricostruzione dei tre, due dei quali hanno poi tentato di soccorrere il 17enne e avvertito le forze dell’ordine, Maati sarebbe prima stato raggiunto dal branco e picchiato con un casco, poi rincorso, scaraventato a terra e aggredito una seconda volta da due componenti del “branco”. A terra Maati sarebbe stato a più riprese colpito alle spalle con un oggetto. «Colpi simili a coltellate», hanno sottolineato i tre, confermando gli esiti dell’autopsia. «Non ho fatto nulla, non sono stato io», urla Maati, vittima di uno “scambio” di persona. Il 17enne riesce a rialzarsi. Ferito, si incammina verso la fermata dell’autobus con la speranza di salire su quel mezzo che lo avrebbe portato in salvo, ma dove è stato invece raggiunto e colpito con un coltello all’ingresso di una delle porte posteriori e lasciato cadere sull’asfalto, dove poco dopo è morto.
La posizione dell’autista e la condanna per omissione di soccorso
È stata invece rinviata all’udienza del 18 maggio la testimonianza dell’autista dell’autobus, condannato in via definitiva per omissione di soccorso. Il dipendente di Autolinee Toscane, nonostante l’invito di alcuni passeggeri a fermarsi – e secondo il pm titolare dell’inchiesta Antonio Natale pur notando la situazione attraverso le telecamere installate a bordo del mezzo –, chiuse le porte e ripartì, senza prestare soccorso e senza avvertire soccorritori e forze dell’ordine. È stato condannato a una pena pecuniaria (il gip ha accolto la richiesta della procura di una sanzione di 3.600 euro). Terminato il procedimento, il conducente potrà essere ascoltato come testimone per ricostruire l’ultima fase di quell’aggressione che ha portato alla morte del 17enne.
L’accusa contro Francesco Pratesi
Per l’accusa, sarebbe stato Francesco Pratesi, 20 anni, a sferrare le due coltellate risultate fatali. Secondo la ricostruzione, avvalorata anche dalle immagini delle telecamere di videosorveglianze installate all’interno del bus, il 20enne dopo aver bloccato con un piede la porta centrale dell’autobus dove Maati aveva cercato rifugio, ha afferrato per i capelli il 17enne, gli ha stretto un braccio attorno al collo per immobilizzarlo e lo ha colpito con un coltello al torace. Colpi «che hanno spaccato il cuore in due», ha evidenziato la dottoressa Susanna Gamba, incaricata dell’autopsia, provocando poi una profonda emorragia.
Gli imputati e le accuse
Dall’udienza del prossimo 11 maggio, inizieranno nell’aula bunker di Firenze gli interrogatori degli imputati. Oltre a Pratesi, sono sotto processo anche Diego Voza, 19 anni, Denis Alexander Effa Ekani, 22 anni, Denis Mehmeti, 21 anni e Ismail Arouizi, 24 anni. Per tutti l’accusa è di omicidio volontario in concorso aggravato dall’aver agito per futili motivi e con crudeltà, per la particolare efferatezza dell’azione criminosa e la giovanissima età.
