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Firenze, scontro Ato-Alia sulla Tari. Salta fuori un dossier che agita la multiutility Plures: l’autorità contestò i conti

di Mario Neri
Firenze, scontro Ato-Alia sulla Tari. Salta fuori un dossier che agita la multiutility Plures: l’autorità contestò i conti

Tre mesi fa il botta e risposta sui costi caricati in bolletta. L’autorità d’ambito: «La separazione contabile è poco chiara». E i sindaci: il no alla Borsa sia nello statuto. Publiacqua torna pubblica, ma nel mirino finisce la multiutility Palagi: «Si usa l’acqua per reggere i bilanci»

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FIRENZE L’acqua torna pubblica e la politica festeggia con i sindaci di quindici Comuni che parlano di «risultato storico» e fedele alla «volontà dei cittadini» espressa con il referendum del 2011 e che ora chiedono l’addio alla quotazione in Borsa della multiutility sancito anche nello statuto. Ma dietro il brindisi riaffiora un fascicolo rimasto in fondo ai cassetti di Ato Toscana Centro. Un carteggio andato avanti fra inizio e fine dicembre 2025 che oggi racconta uno scontro tecnico tra l’autorità d’ambito dei Comuni e Alia, la società dei rifiuti diventata il perno della multiutility Plures.

Tre mesi dopo, mentre l’Autorità idrica toscana apre la strada alla gestione in-house del servizio idrico dentro la stessa Plures - grazie alla sentenza del giudice che obbliga Acea a cedere le sue quote alla holding-, quel dossier fa riemergere una linea di faglia aperta fra controllore e controllato, un braccio di ferro finora ignoto. La vicenda nasce da una revisione del Pef, il piano economico finanziario del servizio rifiuti. Tradotto: il documento che stabilisce quali costi possono finire nella Tari. La cornice regolatoria è il cosiddetto Mtr-2, il metodo tariffario di Arera.

In pratica un manuale contabile che funziona come una bilancia: da una parte i costi del gestore, dall’altra ciò che può essere riconosciuto in tariffa ai cittadini. Nel verbale di Ato affiora una prima crepa. «L’impiego dei dati di consuntivo 2022 per la determinazione della tariffa del 2025 è stato conseguenza all’invio intempestivo e parziale da parte del gestore dei dati relativi al preconsuntivo 2023». Un modo istituzionale per dire che i numeri sono arrivati tardi e incompleti. Nella stessa relazione si segnala «un significativo scostamento tra il valore degli investimenti autorizzati e quelli realizzati».

Le cifre non tornano e l’istruttoria parte. Dietro le formule del Pef si nascondono quattro nodi molto concreti. Il primo riguarda proprio i conti ritenuti poco chiari dall’Autorità d’ambito. Nella relazione si legge che il gestore «non è stato capace di fornire una chiara ed oggettiva separazione contabile secondo la logica del full cost accounting». In altre parole Ato sostiene che non sia dimostrato con precisione quanto costano davvero le diverse attività della società. Alia non ci sta. Risponde con una relazione di trentasette pagine. L’azienda sostiene che i conti sono separati e che l’interpretazione dell’Ato è «non corretta rispetto al quadro regolatorio». Il contenzioso resta sul tavolo. Nel mezzo c’è una domanda semplice: quali costi devono pagare i cittadini e quali restano al gestore.

La relazione dell’Ato aggiunge un altro passaggio. «La gestione mostra capacità di generare margine operativo e risultato netto, ossia un surplus economico non compatibile con la rappresentazione di una condizione di sofferenza strutturale immediata». Tradotto: il motore gira e produce margine. Non sembra un’auto che arranca come trapela dalla relazione Alia. Il secondo nodo è l’affair biodigestore di Montespertoli, l’impianto destinato a trattare l’organico e produrre biometano. Alia chiede che gli investimenti vengano riconosciuti in tariffa, mentre l’Autorità vuole prima verificare costi e procedure di riequilibrio della concessione. Il terzo punto riguarda le modifiche imposte ai piani tariffari: Ato ha corretto direttamente alcune voci del Pef inviato dal gestore per renderle coerenti con il metodo regolatorio.

Infine c’è un braccio di ferro su 4,9 milioni che Ato sostiene non debbano essere recuperati in tariffa. Si tratta di una riduzione dei costi riconosciuti introdotta nel precedente aggiornamento tariffario come obiettivo di efficienza. Alia sostiene che fosse una rinuncia straordinaria limitata a quell’anno, l’Autorità replica che il gestore non ha dimostrato l’impossibilità di raggiungere quel risparmio e quindi la correzione resta valida.

Il fascicolo emerge proprio mentre si ridefinisce la geografia dell’acqua. Quindici sindaci riuniti nell’Ato e nell’Autorità idrica indicano la rotta: affidamento in house del servizio idrico a Publiacqua, società destinata a restare dentro Plures. Un passaggio che comporterà - ricordano e avvisano - la modifica dello statuto della multiutility per eliminare ogni riferimento alla quotazione in Borsa e rafforzare il controllo dei Comuni. «Una nuova stagione di gestione pubblica e democratica del bene comune», rivendicano quindici primi cittadini dell’Ato 3 Medio Valdarno. Il voto dei sindaci arriva dopo la decisione dell’Ait di mantenere la gestione idrica dentro Plures. Una scelta che, spiegano i Comuni, «salvaguarda il progetto industriale della multiutility». Proprio su questo punto si inserisce la critica dell’opposizione.

Dmitrij Palagi, capogruppo di Sinistra Progetto Comune a Palazzo Vecchio, legge la vicenda con un’altra lente: «Se persino Ato Toscana Centro contesta le letture di Alia mentre la Tari aumenta il carico fiscale sulla cittadinanza, esiste un problema di opacità non più ignorabile». Palagi cita i passaggi della relazione e pone una domanda politica: perché l’acquisizione delle quote Acea di Publiacqua viene affidata alla multiutility e non a una gestione autonoma della società idrica? «A noi pare che si voglia usare l’acqua, che è un mercato con entrate prevedibili e certe, per garantire la costruzione di un colosso che altrimenti avrebbe i piedi di argilla», dice il consigliere.

L’immagine è chiara: la rete idrica come pilastro stabile di un sistema industriale più esposto. Nel frattempo, il dossier dell’Ato resta lì: perché dietro le formule e le tabelle si nasconde una partita decisiva: chi paga il costo del sistema e chi ne controlla davvero i conti?

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