Il personaggio
Empoli, licenziata dopo la malattia vince la causa: «Provvedimento illegittimo»
Il Tribunale di Firenze ha condannato un’impresa al reintegro dell’operaia. La donna era stata “allontanata” dall’azienda dopo oltre 13 mesi di assenza
EMPOLI. Un licenziamento illegittimo. Un’azienda empolese è stata condannata al reintegro di una lavoratrice licenziata dopo un lungo periodo di malattia e al pagamento di tutti gli stipendi che, in oltre un anno di “assenza” forzata dall’azienda la donna avrebbe dovuto percepire.
Il Tribunale di Firenze – sezione lavoro – nelle scorse settimane ha accolto il ricorso di un’operaia empolese, assunta nel 2009 con contratto di lavoro a tempo indeterminato in un’azienda del territorio attiva nella lavorazione delle pelli, che si era vista recapitare una lettera di licenziamento a causa del «superamento del periodo di comporto per malattia» regolato dal contratto nazionale di lavoro.
La malattia
La vicenda ha origine nel 2024, quando l’operaia è stata ricoverata all’ospedale di Empoli a seguito dell’insorgenza di una grave malattia e, dopo due mesi trascorsi nel policlinico cittadino, prevalentemente in terapia intensiva, trasferita in un centro specializzato di Firenze per ricevere le cure e le terapie necessarie e per seguire un percorso riabilitativo.
Una malattia che si è aggiunta ad un disturbo neurologico che – nei mesi precedenti – avevano costretto la lavoratrice a sottoporsi ad un lungo periodo di fisioterapia per riprendere la piena funzionalità delle gambe.
Il licenziamento
A fine anno la doccia gelata. L’operaia si vede infatti recapitare una lettera di licenziamento da parte dell’azienda «per superamento del periodo di comporto per malattia, a causa delle assenze anche non continuative protrattesi per oltre 13 mesi nei 30 mesi antecedenti la data di licenziamento». Un’imposizione che la lavoratrice contesta rivendicando il mantenimento del posto di lavoro visto che non aveva sforato il periodo di 15 mesi di assenza per malattia, il limite massimo riconosciuto dal contratto nazionale di settore in caso di gravi malattie e, eventualmente, di fruire delle ferie e dei permessi non goduti (oltre 120 giorni).
La decisione del tribunale
Una “richiesta” respinta dall’azienda che ha provveduto al licenziamento, poi annullato dal Tribunale. I giudici fiorentini hanno riconosciuto alla società il giusto comportamento tenuto prima della lettera di licenziamento. L’azienda aveva infatti avvisato la lavoratrice del possibile sforamento del periodo di comporto e la necessità di presentare l’adeguata documentazione medica per l’eventuale prolungamento. Ma l’operaia, dopo aver presentato un certificato del medico di famiglia, è stata licenziata, in quanto l’azienda ha valutato il documento proveniente da un medico di medicina generale e non specializzato. «La società avrebbe dovuto sottoporre la documentazione trasmessa dalla lavoratrice al medico competente per le valutazioni di sua pertinenza, circa la gravità della patologia ed il carattere invalidante della medesima», contesta il Tribunale riconoscendo la legittimità del comportamento della lavoratrice.
Uno “scontro”, quello che si è aperto in Tribunale, concluso alcune settimane fa con il reintegro della lavoratrice e la “condanna” dell’azienda al reintegro e al pagamento di tutte le spettanze che la donna avrebbe dovuto ricevere, oltre alle spettanze contributive.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
