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Il caso

Cecina, bomba fa saltare l’autovelox appena posizionato. La sindaca: «Non è una bravata»

di Redazione Cecina

	L'autovelox distrutto (foto Falorni / Stick)
L'autovelox distrutto (foto Falorni / Stick)

È successo in via Ginori, danno da 100mila euro. Interviene anche la Scientifica

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CECINA. «Non è stata una bravata»: la sindaca Lia Burgalassi lo sottolinea subito. «Utilizzare dell’esplosivo per far saltare un autovelox, uno strumento per il controllo della sicurezza stradale, è un fatto estremamente grave e preoccupante». È successo la scorsa notte, intorno alle 1. 50, in via Ginori. L’autovelox era stato posizionato qui soltanto da pochi giorni. Prima si trovava in via dei Campilunghi, una delle altre quattro postazioni autorizzate dalla Prefettura. Dopo due anni di stop legato alle sentenze che avevano imposto la necessità di omologazione e certificazione degli apparecchi, l’autovelox era tornato operativo il 7 agosto.

Poco più di un mese dopo, è stato fatto esplodere con una bomba considerata non artigianale, rendendo inutilizzabile l’unico strumento in dotazione alla polizia locale per il controllo della velocità.

Di fatto, non c’è stato neppure il tempo di vedere notificate le prime multe, che devono ancora essere processate.

«C’è un danno economico, che riguarda tutta la comunità, di circa 100mila euro. Ma il problema va ben oltre», sottolinea la sindaca. Quell’autovelox era stato posizionato in via Ginori proprio su richiesta degli stessi residenti, che da tempo segnalano il passaggio di auto a velocità eccessiva, soprattutto nelle ore serali e notturne. Questo è un elemento importante, perché ci ricorda qual è la funzione di quell’apparecchio. Un autovelox non viene installato per “fare cassa», ma per indurre chi percorre quella strada a rispettare i limiti di velocità, per intervenire su una situazione di pericolo. Un gesto di questo tipo non colpisce soltanto il Comune: il danno ricade sulla collettività e, soprattutto, viene danneggiato uno strumento che era stato richiesto proprio per aumentare la sicurezza di quella strada».

Ma a preoccupare, oltre al danno provocato all’apparecchiatura, è soprattutto la modalità con cui è stato compiuto il gesto.

«È importante distinguere il dissenso dalla violenza – prosegue Burgalassi -. Si può essere contrari agli autovelox, si possono contestare le modalità dei controlli, si possono criticare le scelte dell’amministrazione. È legittimo e ci sono tutti gli strumenti per farlo. Ma utilizzare un ordigno esplosivo per distruggere un’apparecchiatura pubblica è un’altra cosa. Non siamo di fronte a un semplice atto vandalico: siamo di fronte a un gesto che, per le modalità con cui è stato compiuto, non può essere minimizzato e l’utilizzo dell’esplosivo rende questo episodio ancora più grave». Sul posto è intervenuta la Polizia di Stato, che ha attivato anche la Scientifica per effettuare i rilievi e accertare la natura dell’ordigno e il tipo di esplosivo utilizzato. Il cassone bianco e blu che contiene l’autovelox è stato forzato, probabilmente con un piede di porco. L’esplosione ha poi distrutto i componenti all’interno dell’apparecchio. A terra sono ancora visibili numerosi frammenti. In quel tratto di via Ginori non sono installate telecamere che possano aiutare a ricostruire quanto accaduto, neppure di abitazioni private. Le indagini sono quindi affidate ai rilievi della Polizia Scientifica e agli altri elementi che potranno emergere.

«Confidiamo nel lavoro delle forze dell’ordine per capire chi ha compiuto questo gesto – aggiunge Burgalassi. «E invito chi avesse visto o sentito qualcosa a contattare la Polizia o il Comune, anche in modo informale. Anche un elemento che può sembrare secondario potrebbe essere utile a ricostruire quanto accaduto».
 

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