Il Tirreno

Vandalismi

Cecina, distrutto il giardino di Ohana: danni a ombrelloni, fioriere e sedie – Cosa è successo

di Michele Falorni

	I danni agli arredi nello spazio esterno del locale, in basso  Arianna Ceccanti e Antonino Carcello (foto Falorni/Stick)
I danni agli arredi nello spazio esterno del locale, in basso  Arianna Ceccanti e Antonino Carcello (foto Falorni/Stick)

Lo spazio in piazza Gramsci utilizzato dal ristorante è stato messo a soqquadro. I titolari chiedono sicurezza

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CECINA. Piazza Antonio Gramsci non è più un luogo sicuro. E l’episodio avvenuto nella notte tra domenica e lunedì, fioriere spaccate e cavi di luce strappati, lo conferma. Come le risse dei giorni scorsi, divenute quasi la normalità, dove bottiglie ormai vuote e rotte di proposito sulle panchine vengono usate al pari delle armi per minacciare e spesso colpire. La piazza, per chi cecinese non è, si trova a un passo dalla stazione dei treni e a due dal centro.

Insomma, sarebbe uno dei biglietti da visita della città. Sì, sarebbe, perché la situazione è purtroppo in rapido degrado, sebbene a colpo d’occhio appaia un controsenso: attorno ci sono attività qualificate che funzionano e non solo di giorno sono frequentate. Dunque: Arianna Ceccanti e Antonino Carcello, marito e moglie, da novembre dell’anno passato sono titolari del ristorante pizzeria “Ohana”, l’ex Drugstore, la cui apertura risale al 4 luglio 1982. Il nuovo nome scelto è una parola della lingua delle isole Hawaii e non a caso significa famiglia. Come la loro, pronta una settimana dietro l’altra a impegnarsi per guadagnare la vita quanto chiunque sia commerciante. La spiacevole sorpresa, ieri mattina, quando Arianna e Antonino sono arrivati per aprire e hanno visto subito cosa è successo: la piazza ospita una decina di tavolini, circondati da eleganti fioriere protette da piccole canne. Tutte spaccate e lasciate in giro.

La stessa sorte è toccata a uno dei sette grandi ombrelloni, sradicato da terra e volato via. Per completare l’opera, la banda – è presumibile che si trattasse di più persone ubriache – ha strappato pure i fili ai quali sono attaccate le lampadine che illuminano l’area ristoro, dove la gente cena. Il danno sfiora i mille euro circa. Certo, hanno denunciato i fatti ai carabinieri, ma non basta certo questo a risolvere il problema e nemmeno a riportare la pace. Un necessario passo indietro. Arianna e Antonino chiedono “più sicurezza” per via dei continui scontri che non più a notte fonda, ma attorno alle undici, si accendono sempre nello stesso posto: piazza Gramsci. Non è difficile immaginare il quadro psicologico e le condizioni di chi si picchia: persone che hanno bevuto o forse assumono sostanze stupefacenti, che con il vetro delle bottiglie spaccate si minacciano e si tagliano. Per forza i clienti si spaventano e le ambulanze arrivano. Così raccontano alcune persone che loro malgrado hanno assistito ai fatti, dove in qualche caso qualche ragazzina adolescente è stata pure intimidita.

Giusto però sottolineare che la zona e, nel caso specifico, proprio la piazza, è stata riqualificata bene dal Comune: al posto della ghiaia ci sono le mattonelle, le panchine, un getto d’acqua e ampie zone d’ombra dove frescheggiare. Ai lati, un hotel, un negozio di abbigliamento e di lampadine curatissimi, un bar, un minimarket, ristorante e pizzeria, kebap, panetteria e abitazioni private. Fino alle prime luci della sera è tutto abbastanza sotto controllo. Poi no, lo scenario cambia e la gente si spaventa. Voce di popolo, mentre la rabbia e la preoccupazione crescono: istituzioni e forze dell’ordine siedano al tavolo e cerchino una risposta. Così, non solo non si può, ma non si deve andare avanti.
 

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