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Versilia

La tragedia

Viareggio, investita da un furgone pirata: Linda muore davanti al compagno – Fermati tre uomini, il punto sulle indagini

di Gabriele Buffoni

	Il luogo dell'incidente (foto Giannini) e la vittima Linda Martinucci
Il luogo dell'incidente (foto Giannini) e la vittima Linda Martinucci

Linda Martinucci è morta a 46 anni nel giorno del compleanno della figlia: in tasca aveva una lettera a sorpresa da dedicare alla figlia al mattino quando si sarebbe svegliata

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VIAREGGIO. Stava tornando a casa. Dalla sua Asia, la sua «unica ragione di vita», come più volte le aveva scritto sui social network tempestati delle foto della figlia che proprio ieri (11 settembre) ha compiuto 20 anni. Una mamma orgogliosa, Linda Martinucci, che in sella alla sua bici stava scendendo dal cavalca-ferrovia Giuseppe Lombardi (quello che collega la Torre Matilde a Largo Risorgimento) diretta verso il quartiere Varignano, dove viveva, di ritorno da una serata trascorsa insieme al suo compagno nella zona del molo di Viareggio. In tasca la 46enne aveva anche una lettera dedicata proprio ad Asia, una sorpresa da consegnarle al mattino quando si sarebbe svegliata.

Il terribile incidente

Linda invece quelle poche righe non le ha mai potute donare di persona: la sua vita, a 46 anni, è stata spezzata da un furgone lanciato a folle corsa lungo la discesa del cavalca-ferrovia. Che dopo un sorpasso particolarmente azzardato effettuato nei confronti di un’auto – che aveva rallentato la propria andatura proprio perché aveva davanti le due bici con in sella rispettivamente la 46enne e il suo compagno – l’ha investita con tanta violenza da trascinare sia il corpo della donna che la sua bicicletta per diversi metri lungo l’asfalto ancora umido per la pioggia.

A bordo – secondo quanto ricostruito dai carabinieri dellao Radiomobile di Viareggio – ci sarebbero almeno due uomini dell’est Europa. Non si fermano: chi è alla guida, anzi, accelera, sparisce imboccando Largo Risorgimento verso il quartiere Varignano. Il furgone e i suoi occupanti svaniscono nel nulla.

Il testimone e i soccorsi

Sono le 2,57 del mattino. L’uomo alla guida dell’auto che è stata superata ha visto tutto, compreso il numero di targa del furgone che si è dileguato. Lui invece si ferma immediatamente, atterrito. E chiama il 112 per avvertire i soccorsi. Davanti al distributore di carburanti Shell, dove giace il corpo di Linda, si precipita l’automedica che arriva sul posto in appena cinque minuti: la donna è in condizioni critiche, il personale medico tenta di stabilizzarla. Linda viene caricata sull’ambulanza della Croce Verde di Viareggio e da lì parte la corsa disperata per trasferirla al pronto soccorso dell’ospedale Versilia. Ma è tutto inutile: durante il tragitto la donna va in arresto cardiaco e, nonostante i tentativi continui di rianimarla, ai sanitari non resta che dichiarare il decesso.

Le indagini

Sul posto intanto i carabinieri della Radiomobile raccolgono le testimonianze dei presenti, dal compagno della donna – che però era appena avanti a lei al momento dell’impatto, e ha notato soltanto il furgone bianco sfrecciare via dopo aver investito la 46enne – all’automobilista che li precedeva. Sono le informazioni che fornisce quest’ultimo a essere particolarmente preziose per gli investigatori, in aggiunta ai filmati delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona, comprese quelle del distributore Shell davanti al quale si è verificato l’impatto. I militari si mettono così alla ricerca dei responsabili. E nel giro di poco tempo riescono a individuarli: il mezzo si trovava infatti poco distante dal luogo dell’impatto mortale, all’interno del quartiere Varignano.

Tre uomini portati in caserma

I carabinieri individuano tre uomini dell’est Europa che vengono portati in caserma e interrogati (titolare dell’indagine è il pubblico ministero di Lucca Antonio Mariotti): estraneo all’incidente invece – almeno secondo quanto emerge dalle prime indiscrezioni – il proprietario del veicolo su cui viaggiavano i tre uomini.

Inizia così una lunga giornata di indagini e interrogatori che, tuttavia, non hanno chiarito alcuni punti oscuri dell’incidente: i tre uomini (tutti sottoposti all’alcol-test) avrebbero infatti rimpallato tra di loro la responsabilità dell’accaduto impedendo a chi indaga di capire chi dei tre (almeno due secondo gli inquirenti) fosse a bordo del van e chi realmente alla guida. Su uno di loro pende l’ipotesi di reato di omicidio stradale e omissione di soccorso, reato quest’ultimo compiuto in concorso con uno o entrambi gli altri due. Il pm Mariotti, oltre ad aver disposto il sequestro del furgone e della bicicletta della vittima (entrambe a disposizione dell’autorità giudiziaria per i rilievi tecnici), ha intanto dato ordine di eseguire l’autopsia sul corpo di Martinucci: l’esame sarà effettuato nei prossimi giorni.

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