Seravezza, picchiata dal fratello durante una lite: la comunità si mobilita per trovarle una nuova casa
Azione congiunta di carabinieri, servizi sociali e Asl per trovarle una nuova casa
SERAVEZZA. Botte contro la sorella di 72 anni che, rimasta vedova ormai da anni, era andata a vivere con lui nella sua abitazione nel comune di Seravezza. Una situazione di degrado sociale e famigliare che ha reso necessario un intervento congiunto dei carabinieri – che si sono occupati di fermare l’uomo e di sottoporlo agli accertamenti necessari affinché la giustizia faccia il suo corso – insieme ai servizi sociali del Comune e all’Asl Toscana nord ovest attraverso la struttura del Seus, il Servizio Emergenza Urgenza Sociale della Regione Toscana.
I fatti risalgono a circa una settimana fa. Ma non era la prima volta che la situazione dell’uomo – un settantenne residente proprio nel comune seravezzino, di cui non pubblichiamo le generalità per tutelare la sorella, vittima di violenza – veniva attenzionata dalle forze dell’ordine e dai servizi sociali comunali. Il settantenne infatti più volte in passato è stato segnalato per episodi di eccessi dovuti all’evidente abuso di sostanze alcoliche. Un abisso da cui non riusciva evidentemente a riemergere, visto che il problema era diventato ormai cronico. A ridosso dello scorso fine settimana, però, la situazione è degenerata. E nel mirino dell’uomo, fuori di sé a causa dell’alcol, è finita proprio la sorella 72enne. Sconosciuti, almeno per adesso, i reali motivi del litigio tra i due. Quel che è certo è che, intorno alle 2 di notte, gli schiamazzi e le urla hanno allertato i vicini di casa della coppia di fratelli, che hanno così allertato il numero unico per le emergenze 112 chiedendo l’intervento delle forze dell’ordine.
L’uomo, ormai fuori controllo, aveva infatti aggredito la sorella arrivando a spintonarla e ad alzare le mani contro di lei. Solo l’intervento della pattuglia del Radiomobile e della stazione dei carabinieri di Seravezza hanno sedato il violento litigio e impedito che la violenza nei confronti dell’anziana vedova degenerasse. La donna è stata così portata al pronto soccorso dell’ospedale Versilia dove è stata sottoposta a tutti gli accertamenti del caso: la donna, particolarmente sconvolta e spaventata, ha presentato fortunatamente solo ferite lievi e qualche livido. Ma è appunto il trauma emotivo quello che ha colpito anche i medici: la donna avrebbe infatti raccontato che non quella era la prima volta che, quando era ubriaco, il fratello alzava le mani contro di lei. Manifestando, di pari passo, la propria paura all’idea di tornare all’interno di quella casa (dove il fratello sta rispettando le misure cautelari impostegli dal giudice del Tribunale di Lucca).
È a questo punto che, in collaborazione con i carabinieri di Seravezza, si è attivato anche l’ufficio sociale del Comune che si è attivato con la direzione dell’Asl Toscana nord ovest e con l’apparato del Seus, essendosi attivato per la donna il protocollo “Codice rosso” dedicato alle vittime di violenza domestica. «Ci siamo attivati subito, non appena i carabinieri ci hanno contattato chiedendoci collaborazione – racconta l’assessore al sociale di Seravezza Stefano Pellegrini – ci siamo messi così in contatto con la direzione dell’Asl, e in particolare con la direttrice della zona distretto Manuela Folena, che si è fatta subito trovare pronta a rispondere alle esigenze di questa donna in una situazione di particolare fragilità trovando per lei un posto in una Rsa toscana dove ora si trova al sicuro e protetta». Dal Comune ringraziano anche «i carabinieri della stazione di Seravezza guidata dal nuovo comandante Giovanni Avallone, perché si sta consolidando un’ottima sinergia tra forze dell’ordine, compreso il nostro corpo di polizia locale guidato dal comandante Mauro Goduto, l’ufficio sociale del Comune di Seravezza e l’Asl Toscana nord ovestche è fondamentale, come in questo e anche in altri casi passati che abbiamo trattato – spiega l’assessore Pellegrini – per permetterci di garantire la giusta assistenza e l’aiuto alle persone più fragili e che vivono sul nostro territorio in situazioni di particolare disagio sociale e famigliare».
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