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Dopo oltre 100 anni chiude lo storico tabacchino del Ponte di Stiava, il saluto dei clienti: «Perdiamo un punto di ritrovo»

di Matteo Rossi

	Alcuni clienti della frazione davanti al tabacchino del Ponte di Stiava per salutare le titolari nel giorno della chiusura
Alcuni clienti della frazione davanti al tabacchino del Ponte di Stiava per salutare le titolari nel giorno della chiusura

A fondarlo furono Giuseppe Zappitelli, all'epoca carabiniere in servizio proprio a Stiava, e la moglie Piera. Da allora il negozio è diventato un punto di riferimento per l'intera comunità, tramandato di generazione in generazione

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STIAVA. Un pezzo di storia se ne va. Ha chiuso i battenti il tabacchino del Ponte di Stiava, gestito per anni dalle sorelle Cecilia e Teresa Zappitelli. Un'attività che andava avanti da oltre 100 anni, sicuramente tra le più longeve del territorio. A fondarlo furono Giuseppe Zappitelli, all'epoca carabiniere in servizio proprio a Stiava, e la moglie Piera. Da allora il negozio è diventato un punto di ritrovo per l'intera comunità, tramandato di generazione in generazione.

«Alla mia mamma diedero la T d’oro perché il tabacchino aveva tagliato il traguardo proprio dei cent'anni – racconta Cecilia – prima di lei ce l'aveva infatti una sua zia». Cecilia e Teresa hanno portato avanti il negozio fino a oggi, mantenendo intatto lo spirito di accoglienza voluto dai genitori. Una gestione fatta non solo di scontrini e pacchetti di sigarette, ma di un rapporto quotidiano con i clienti che negli anni ha reso il tabacchino un piccolo presidio sociale per la frazione, soprattutto per le persone più anziane, spesso prive di mezzi per raggiungere altri punti vendita.

Una scelta, quella della chiusura, arrivata con il pensionamento delle due titolari. «Nessuno dei figli ha voluto raccogliere il testimone, ognuno ha preso la sua strada. Ci siamo date una scadenza per abbassare la saracinesca e oggi quella scadenza è arrivata». L'attività era stata messa anche in vendita, nella speranza che qualcuno potesse rilevarla e continuarne la storia, ma non sono arrivati acquirenti interessati. Il giorno della chiusura, in tanti si sono ritrovati davanti al tabacchino per salutare le due sorelle e un luogo che per decenni è stato molto più di un semplice negozio.

Lo raccontano bene i tanti messaggi di affetto comparsi sui social nelle ultime ore. Gli amministratori del gruppo Facebook “Sei di Stiava se..” hanno voluto ringraziare pubblicamente Teresa e Cecilia, ricordando come il locale fosse diventato negli anni un riferimento per tutti. Nel messaggio si sottolinea come a rendere speciale il tabacchino fosse soprattutto la cordialità quotidiana delle due sorelle, eredi di un'abitudine al buon rapporto con i clienti insegnata loro fin da bambine dai genitori.

Un messaggio di ringraziamento arriva anche dalla sindaca, Simona Barsotti. «Ho dei ricordi di quel tabacchino fin da quando ero piccolina. Ricordo quando andavo da loro a prendere le caramelle fatte a mora – racconta la prima cittadina – erano buonissime, le avevano sfuse e le mettevano nei sacchettini di carta. Era davvero un punto di ritrovo per tutti noi, ci andavi e ci trovavi qualsiasi cosa, anche la più impensabile. Un punto di riferimento sicuro per l’intera comunità».

La chiusura del tabacchino di Stiava si inserisce in una tendenza più ampia che sta interessando le frazioni del comune di Massarosa, dove diversi negozi di vicinato hanno abbassato la saracinesca negli ultimi anni. Una desertificazione commerciale che lascia i residenti, specie i più anziani, senza un punto vendita di prossimità, costringendoli a spostarsi verso i centri più grandi anche solo per le necessità più semplici. E questo, a volte, è anche un problema di mancanza di continuità. «Dispiace molto – conclude la sindaca – che non ci siano giovani disposti a tirare avanti questa attività e a prendersi il carico e la responsabilità di una gestione del genere. Purtroppo oggi tante attività sono costrette a chiudere e a consegnare la licenza proprio perché manca la continuità commerciale, e questo non può che lasciare un forte senso di amarezza».

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