Il Tirreno

Versilia

Fa discutere

Versilia, c’è un comune “capitale delle sagre”: 15 in 161 giorni. Il calendario estivo che divide i ristoratori

di Matteo Rossi

	Una sagra organizzata in estate (foto archivio)
Una sagra organizzata in estate (foto archivio)

Piero Bertolani (Confcommercio): «Si ruoti su un unico prodotto: non ha senso ritrovarsi con menù da dieci portate con lo spaghetto allo scoglio, la bistecca»

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MASSAROSA. Centosessantuno giorni per un totale di quindici eventi. Con più iniziative attive negli stessi fine settimana. Anche quest’anno il comune di Massarosa si conferma patria delle sagre con un calendario fitto che si concluderà a ottobre. Un fenomeno in continua espansione che ogni anno richiama migliaia di persone, tra residenti e turisti, e che tiene vivo il tessuto associativo del territorio. Ma che, puntuali come le sagre stesse, riaccende le proteste dei ristoratori locali che in questi eventi vedono una concorrenza difficile da accettare.

Quali sono

Si è cominciato con la Sagra del Pesce a Massacciuccoli, poi la Sagra della Birra e della Griglia al Piano del Quercione. Ora, con giugno appena iniziato, si entra nel vivo. Dalla metà del mese partiranno in contemporanea la Sagra dell'Olio e delle Olive allo Zooparco di Piano del Quercione e la Sagra della Zuppa a Montramito, località La Gulfa. Ma il momento di maggiore intensità deve ancora arrivare. A luglio e agosto le sagre si moltiplicano e si sovrappongono: Ranocchiocciola a Massarosa capoluogo, Pupporina a Bozzano, Festa del Pesce a Montramito, Sagra dello Stinco al Piano del Quercione, Bruschetta a Quiesa, Fungo Porcino alla Gulfa. Molti eventi attivi negli stessi fine settimana di Ferragosto. Infine, a chiudere la stagione, in ottobre, la Sagra della Mondina e del Quartuccio Fritto di Bargecchia.

Il punto di vista

Non tutti però guardano a questo calendario con lo stesso entusiasmo. «Ormai ci ripetiamo da anni – dichiara Piero Bertolani, presidente di Confcommercio Viareggio – una sagra non deve trasformarsi in un ristorante. Deve ruotare attorno al prodotto che la identifica. Ad esempio, se è la sagra della Ranochiocciola, rane e chiocciole devono essere protagoniste. Non ha senso ritrovarsi con menù da dieci portate con lo spaghetto allo scoglio, la bistecca, il fritto misto. Qualche piatto per venire incontro a tutti ci può stare, una milanese per i bambini che la chiocciola non la mangiano, ma non un menù completo come si può trovare in un qualunque ristorante. Lo stesso vale per il servizio al tavolo. Anche quello non dovrebbe esserci, perché è caratteristica delle attività di ristorazione». I ristoratori, anche quest’anno, sono quindi sul piede di guerra: le associazioni che organizzano le sagre, infatti, operano in regime fiscale agevolato, senza i costi fissi di affitto, personale e tasse che gravano su chi tiene aperto tutto l'anno. E quando la concorrenza si concentra proprio nei fine settimana di luglio e agosto, in piena stagione, il disagio di chi gestisce un locale si amplifica.

«Le finalità di queste manifestazioni – conclude Bertolani – sono senza dubbio lodevoli, e il volontariato che ci sta dietro merita rispetto e ha bisogno di forme di autofinanziamento, ma questo non cambia la sostanza: le sagre devono restare sagre e non si devono trasformare in ristoranti».

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