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Viareggio, Beppe e Blanco verso una nuova casa: dallo sgombero alla raccolta fondi, cosa è successo

di Gabriele Buffoni

	Beppe e il cane Blanco prima dello sgombero
Beppe e il cane Blanco prima dello sgombero

Dei 27mila euro raccolti a gennaio restano quasi 16mila euro: nei progetti dei promotori dell’iniziativa c’è l’acquisto di una casa mobile e di un piccolo spiazzo di terreno dove piazzarla a Bicchio

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VIAREGGIO. Una nuova casa mobile da 3.500 euro per Beppe e Blanco, in un terreno (ancora da individuare con esattezza e da utilizzare, acquistandolo o in comodato d’uso) nell’area di Bicchio.

È questo il progetto portato avanti ora da Marco Atzori e da coloro che sono stati promotori, alcuni mesi fa, di una campagna di solidarietà per salvare il giovane clochard 30enne e il suo cane di razza Amstaff rimasti senza più un posto dove dormire dopo lo sgombero effettuato dalla polizia municipale nell’area della pineta di Levante dove erano soliti pernottare. Un’iniziativa che aveva smosso le coscienze di molti, a Viareggio come anche in tutta Italia (e anche ben oltre i confini del Paese, con donazioni arrivate pure dal Regno Unito) e che era stata in grado di raccogliere in pochi giorni fino a 27mila euro. Ma di quei soldi, oggi cos’è rimasto? Perché di Beppe e Blanco, di fatto, non si è più sentito parlare nelle ultime settimane. E ad oggi, nonostante l’ondata di solidarietà, una soluzione definitiva ancora non c’è.

Riavvolgendo il nastro della storia, tra la fine di febbraio e i primi giorni di marzo a farsi avanti per aiutare Beppe è stata la signora Laura di Massarosa. «Ero pronta a mettere a disposizione in comodato d’uso il terreno di proprietà di mia figlia, che gestisco legalmente, nella zona di Quiesa. C’era una roulotte dismessa, per cui la condizione che ho posto era che venissero svolti alcuni lavori di sistemazione per rendere vivibile la roulotte, che presentava qualche infiltrazione, e il terreno stesso». Beppe e Blanco si sono così trasferiti da allora nel terreno della signora Laura ma nel passare delle settimane sono sorte sempre più problematiche e tensioni tra la proprietà dell’appezzamento di terra e i promotori della raccolta fondi che hanno accompagnato Beppe e Blanco durante tutto questo percorso. Al punto che la situazione ad oggi è arrivata a un punto di rottura. «Alla fine non è mai stato fatto nemmeno alcun contratto, e a questo punto non voglio più essere coinvolta – spiega la signora Laura – ad oggi Beppe e Blanco sono lì abusivamente: per questo ho proposto la possibilità di acquistare il terreno, anche a 10mila euro, o dovranno andarsene. È una questione di responsabilità che non voglio assumermi».

E questa seconda strada sembra essere quella che Marco Atzori, tra i principali promotori della raccolta fondi, è deciso a proporre a Beppe e Blanco per garantire loro un futuro. Anche perché, nel frattempo, dei 27mila euro raccolti ben 10.703,46 euro sono stati spesi: è quanto emerge dal rendiconto spese presentato ieri dallo stesso Atzori nel corso di una riunione richiesta dagli stessi donatori che avevano partecipato alla raccolta fondi.

Donatori che negli ultimi tempi avevano manifestato una certa insofferenza, anche attraverso i social, relativamente alla mancanza di notizie sull’utilizzo fatto delle cifre donate. I quasi 11mila euro di fatto sono serviti per un generatore di corrente, per dare una sorta di “paghetta” di 30 euro al giorno a Beppe, per la benzina usata nei suoi spostamenti, l’acquisto di beni alimentari e alcuni soggiorni preliminari alla sistemazione nel campo della signora Laura. Oltre a una serie di prelievi in contanti che ammontano a 4.530 euro concentrati nel primo periodo dopo la raccolta fondi e «comunque tutti rendicontati, legati ad esigenze personali di Beppe», assicura Marco Atzori. Resta così una cifra tra i 15mila e i 16mila euro per cercare di realizzare il “piano B”, ovvero «acquistare una casa mobile, che abbiamo trovato a 3.500 euro circa a Livorno – spiega Atzori – e un piccolo appezzamento di terreno. Beppe e Blanco lasceranno a giorni il campo di Quiesa».


 

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