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Università di Pisa, il semestre filtro per Medicina è salvo: bocciati i ricorsi degli esclusi

di Luca Cinotti

	Una lezione del semestre filtro dell’Università di Pisa
Una lezione del semestre filtro dell’Università di Pisa

Il Consiglio di Stato conferma le ordinanze del Tar. Respinte le richieste di chi non aveva ricevuto nemmeno una sufficienza Ma il prossimo anno ci saranno cambiamenti

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PISA. Semestre filtro, anche il secondo round sul ring dei tribunali amministrativi va appannaggio del ministero dell’Università e dei singoli atenei (compreso quello di Pisa) che erano stati tirati in ballo da decine di ricorrenti rimasti esclusi dalle graduatorie dello scorso gennaio.

Nelle ultime ore, infatti, sono state pubblicate diverse ordinanze del Consiglio di Stato che vanno a confermare quanto già stabilito dal Tar di Roma, in altre ordinanze che i ricorrenti avevano appellato: in sostanza il meccanismo escogitato dal ministero per decidere gli ammessi e gli esclusi ai corsi di laurea in Medicina, Odontoiatria e Veterinaria, non ha discriminato nessuno. E anche altri possibili profili critici (come quelli che riguardano studenti esteri) non sono tali da far saltare il banco.

Per quanto riguarda l’Università di Pisa, molti ricorsi erano presentati da studenti che non avevano ottenuto alcuna sufficienza nelle tre prove previste e che chiedevano l’annullamento delle graduatorie. Per capire la questione è necessario un passo indietro. A maggio 2025 il ministero dell’Università stabilì che avrebbero superato il semestre filtro soltanto gli studenti in grado di riportare un voto di almeno 18 in ciascuno dei tre esami previsti (chimica, fisica e biologia). Previsti due appelli, con la possibilità di rinunciare al voto del primo (anche se superiore a 18) per provare a migliorarlo nel secondo.

Il problema che emerse fu la bassa percentuale di ammessi in base a queste regole. Insomma, l’abolizione del numero chiuso avrebbe per paradosso provocato una selezione ancora maggiore. Il ministero decise allora di correre ai ripari, allargando (e di molto) le maglie della selezione per accedere alla graduatoria nazionale. Da una parte, infatti, vennero rimessi in gioco anche coloro che avevano superato soltanto uno o due dei tre esami previsti, purché frequentassero corsi di recupero. Dall’altra, si diede la possibilità di "ripescare" ai fini del punteggio i voti che erano stati rifiutati al primo appello. Il risultato fu una graduatoria composta da nove fasce, con al vertice chi aveva superato tutte e tre le prove e poi, scendendo, tutti gli altri. Un meccanismo contestato da chi ha presentato ricorso, ma che secondo i giudici, seppur «macchinoso», riesce a garantire la parità di trattamento tra i candidati e a premiare chi più se lo merita (cioè chi ha ottenuto tre voti positivi al primo tentativo). In parallelo sono stati bocciati anche i ricorsi degli studenti esteri, osservando da un lato che il semestre filtro è accessibile a tutti alle stesse condizioni e dall’altro che per questi candidati è già prevista una quota di posti riservata.

Se di fatto queste ordinanze mettono la parola fine alla questione per quanto riguarda l’anno accademico 2025-2026, la questione dell’accesso ai corsi è destinata a riproporsi fin da settembre. E proprio nelle ultime settimane sono emersi diversi correttivi che il ministero starebbe approntando per garantire risultati migliore del debutto. E allora i due mesi di lezione sarebbero destinati ad allungarsi, così come crescerebbe il tempo tra la fine dei corsi e gli esami. Inoltre, il programma più attinente a quanto studiato alle superiori. Niente, invece, è ancora certo sul sistema di valutazione e sui requisiti per superare le prove.

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