Viareggio, il gruppo Talea (ex Farmaè) in crisi: avviata la liquidazione, chiuse le parafarmacie – «Un centinaio di lavoratori a rischio»
Lo ha dichiarato il Tribunale di Firenze, nominati i curatori. Solo il settore di vendite sul web prosegue a lavorare in esercizio provvisorio per 3 mesi
VIAREGGIO. Il gruppo Talea, società viareggina fondata da Riccardo Iacometti e specializzata nel commercio sul web includendo marchi come Farmaè (una delle più importanti e note parafarmacie online italiane), Amicafarmacia e DocPeter, è in stato di liquidazione giudiziale.
Lo ha dichiarato il Tribunale di Firenze che ha aperto la procedura con un provvedimento emesso lo scorso 15 aprile: il giudice ha disposto l’esercizio provvisorio per tre mesi unicamente per il ramo d’azienda che gestisce il commercio online collegato all’attività del magazzino di Migliarino, in provincia di Pisa, e ai siti web Farmaè, Amicafarmacia e DocPeter. In pratica, ha permesso soltanto a questo settore del gruppo di continuare a lavorare nel tentativo di generare profitti utili alla gestione della crisi. Mentre per il resto ha sospeso le attività della società, disponendo anche la chiusura delle parafarmacie del gruppo (una a Viareggio, in via Aurelia nord, poi altre a Livorno, Prato e Massa).
Lavoratori a rischio
In tutto «si parla di un centinaio circa di lavoratori a rischio – spiega Roberto Pacini, responsabile della Uiltucs nella provincia di Lucca e sindacalista che sta seguendo in prima linea la vicenda – in questo momento solo una parte minoritaria, una ventina di dipendenti, sta effettivamente ancora lavorando grazie all’esercizio provvisorio per tre mesi del comparto vendita online. Ma tutto il resto del personale è sospeso, ovvero ancora dipendente ma senza possibilità di recepire lo stipendio. E diversi di loro devono ancora ricevere interamente o in parte l’ultima busta paga e alcuni anche una parte dello stipendio di dicembre, quando fu tentato un primo approccio con il Tribunale per salvare l’azienda».
La vicenda del gruppo Talea parte circa un anno fa. «Era giugno 2025 – ricorda Pacini – quando abbiamo aperto la procedura per richiedere la Fis, il Fondo di integrazione salariale, ovvero un ammortizzatore sociale che chiedevamo per alleviare i costi. Ma la situazione è andata rapidamente degenerando nel corso dei mesi, un po’ anche per la reputazione che il gruppo Talea ha iniziato ad avere con i clienti che ha comportato, come diretta conseguenza, un rapidissimo assottigliamento del fatturato. Abbiamo cercato tutte le tutele possibili per i lavoratori – spiega – ma siamo comunque arrivati alla procedura di liquidazione giudiziale con l’esercizio provvisorio: a dicembre era stata tentata anche la strada dell’accesso agli strumenti di regolazione della crisi attraverso un eventuale concordato preventivo in continuità, ma la situazione è diventata evidentemente insostenibile. Sono state chiuse le parafarmacie e tutte le attività parallele che facevano parte del gruppo Talea. In pratica tutto tranne il magazzino di Migliarino, e la maggior parte dei lavoratori si trovano così con lo stipendio sospeso».
Le prospettive non sono rosee, sebbene la procedura di liquidazione sia ancora in una fase iniziale. «Ad oggi la situazione è preoccupante perché manca il fatturato e non si sa quindi quanto possa continuare l’esercizio provvisorio – spiega il responsabile della Uiltucs lucchese – la soluzione potrebbe essere rappresentata da un’eventuale acquisizione e dal reintegro dei lavoratori, ma non abbiamo idea se questo possa accadere o meno perché la situazione è critica in termini di sostenibilità aziendale».
E gli stipendi?
I sindacati nei giorni scorsi hanno già incontrato una prima volta i curatori, e stanno attendendo un secondo incontro a breve «per capire quali saranno le decisioni da prendere, anche sui crediti, ovvero parte degli stipendi, bloccati a dicembre in occasione del concordato – spiega Pacini – la verità è che in questa fase stiamo navigando tutti a vista per cercare un’uscita da una crisi davvero importante. Il problema principale per i lavoratori e le lavoratrici del gruppo ora è percepire lo stipendio: con le sospensioni non maturano niente e non si può nemmeno accedere agli ammortizzatori sociali. Abbiamo chiesto l’accesso alla cassa integrazione per cessazione e stiamo aspettando la risposta del Ministero. Ma abbiamo anche avanzato richiesta – conclude – per ogni altra soluzione alternativa che possa in qualunque modo garantire reddito ai lavoratori».
In quest’ottica, la speranza più concreta di trovare una boccata d’ossigeno – e di liquidità – per l’azienda sembra essere quella paventata dalla possibile cessione del sito automatizzato di Nichelino (comune dell’area metropolitana di Torino), anch’esso parte del patrimonio del gruppo Talea. «Se fattibile, speriamo che possa avvenire quanto prima – commenta Roberto Pacini – anche perché in quel caso i lavoratori di Nichelino, una decina, passerebbero direttamente nella nuova società acquirente. E questo garantirebbe l’ingresso di nuova liquidità che permetterebbe intanto di saldare quello che i lavoratori aspettano venga saldato, e poi un gettito nuovo per permettere all’azienda di proseguire l’attività e cercare di rimettere in piedi una situazione che comunque resta critica». Nonostante i tentativi, Il Tirreno non è riuscito a contattare ieri direttamente l’azienda per una dichiarazione nel merito.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=90dcbe0)