Pisa, schiaffo sul sedere e proposte erotiche a una dipendente: condannato per violenza sessuale un imprenditore pisano
I fatti risalgono al 2023 e l’uomo, un 44enne pisano, è stato condannato a un anno e quattro mesi per violenza sessuale
PISA. Prima apprezzamenti, battute a sfondo sessuale, confessioni intime non richieste e addirittura – ha raccontato la vittima – la proposta di un “menage a trois” con lui e la compagna. Poi, un giorno, uno schiaffo sul sedere durante il turno di lavoro, mentre lei era chinata in avanti per pulire. Un gesto che aveva profondamente scosso la giovane dipendente, che si era sentita violata da quel comportamento del suo datore di lavoro. Nonostante le scuse da parte di lui, che aveva chiarito di non aver agito con “malizia”, il disagio era diventato troppo grande e l’aveva portata a licenziarsi e a sporgere querela.
La condanna
Per quella pacca sulla natica, avvenuta nel 2023, il 44enne titolare di una pizzeria di Pisa è stato ieri condannato in tribunale a un anno e quattro mesi per il reato di violenza sessuale, oltre che al pagamento di 3mila euro nei confronti della sua ex dipendente, costituitasi parte civile, a titolo di risarcimento del danno in via provvisoria. In ogni caso, qualora la condanna diventi definitiva per l’uomo non si apriranno le porte del carcere, perché i giudici gli hanno comunque riconosciuto il beneficio della sospensione condizionale della pena, subordinata però a un percorso di recupero in un centro specializzato per autori di violenze.
Il contesto
Prima di chiedere la condanna dell’imputato, in aula il pubblico ministero Miriam Pamela Romano ha ricostruito non solo il gesto al centro del processo ma anche il contesto in cui avvenne. E cioè in un periodo nel quale il titolare del locale aveva cambiato stile di vita cominciando a comportarsi in modo strano. È da lì che erano iniziate quelle specie di “avances”. In un frangente, di fronte alla dipendente, l’uomo si sarebbe abbassato i pantaloni fino all’inguine per mostrarle che non aveva le mutande. Quando rimanevano da soli al lavoro, lei, che avrebbe manifestato più volte di non gradire quelle attenzioni, non si sentiva più a suo agio. Lo schiaffo fece traboccare il vaso.
Secondo la difesa, per quanto inopportuno, non sarebbe da considerare come atto sessuale. Ma i giudici hanno optato per la condanna, contro cui probabilmente l’imputato ricorrerà in appello. Il processo terminato ieri ricorda quello che si è concluso lo scorso marzo, con la condanna di un cuoco di un locale delle Vettovaglie per palpeggiamenti ai danni di una cameriera.
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