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Forte dei Marmi, l’altra estate dei lidi stellari senza la Capannina

di Tiziana Balsamo

	La Capannina 
La Capannina 

La chiusura dello storico locale rivela una nuova geografia del lusso versiliese, fatta di beach club impeccabili e di una mondanità che oggi si accende alla luce del giorno

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FORTE DEI MARMI. C’è stato un tempo in cui Forte dei Marmi cominciava davvero dopo cena. Il giorno era il mare, le biciclette, le cabine, le famiglie sotto le tende, i giornali letti lentamente, i pranzi che scivolavano nel pomeriggio. Ma il racconto mondano, quello che trasformava una vacanza in qualcosa da ricordare, apparteneva alla notte. Alla Capannina, soprattutto. A quel luogo in cui la Versilia smetteva di essere villeggiatura e diventava scena.

La Capannina chiusa, ma il Forte non si spegne

Oggi, mentre la Capannina di Franceschi resta chiusa e attende la riapertura annunciata per l’estate 2027 dopo l’acquisizione da parte del Gruppo Armani, Forte dei Marmi non appare affatto spenta. Anzi. Di giorno, forse, non è mai stata così lucida, internazionale, organizzata, desiderata. Solo che la mondanità ha cambiato orario. Non aspetta più necessariamente la notte. Si è spostata sulla sabbia.

La nuova mondanità: i lidi stellari

È questa la vera notizia dell’estate fortemarmina, non soltanto l’assenza temporanea del suo locale più famoso, ma il fatto che, nel frattempo, il Forte abbia imparato a produrre mondanità altrove. Nei beach club di lusso, nei ristoranti vista mare, nelle tende ordinate come piccole suite, nei servizi da hotel a cinque stelle, nei pranzi lunghi che diventano già evento, riconoscimento, appartenenza.

La spiaggia come destinazione

La spiaggia, negli ultimi anni, ha smesso di essere soltanto il luogo in cui si arrivava la mattina con il telo, il giornale e un’idea semplice di villeggiatura. È diventata una destinazione dentro la destinazione. Uno spazio progettato, servito, fotografabile. Un teatro elegante in cui la sabbia non fa più da sfondo, ma da scenografia. L’ombrellone non basta più, conta l’esperienza, il dettaglio, il nome dello stabilimento, la possibilità di abitare il mare come si abita un indirizzo.

Alpemare e la nuova estetica del lusso

In questa nuova geografia del lusso balneare, Alpemare, lo stabilimento legato alla famiglia Bocelli, è diventato uno dei simboli più riconoscibili. Nel 2024 Forbes lo ha indicato tra i migliori beach club italiani, confermando la centralità di Forte dei Marmi nel turismo di fascia alta. La stessa struttura rivendica oggi il titolo di “Best Beach Club Italia 2024 e 2025”, non più soltanto un lido versiliese, ma un marchio, un’estetica, una forma aggiornata di prestigio.

La mondanità che si consuma alla luce piena

Il passaggio è qui. La mondanità che un tempo esplodeva di notte, tra musica, tavoli, incontri, eccessi misurati e memorie da raccontare il giorno dopo, oggi si consuma anche, e forse soprattutto, alla luce piena. Non ha più bisogno di nascondersi nel buio di una pista. Si mostra, si prenota, si fotografa, si serve a pranzo.

La Capannina come specchio del cambiamento

Per questo la Capannina chiusa non è soltanto una mancanza nostalgica. È uno specchio. La sua assenza permette di vedere meglio ciò che è cambiato intorno. Forte dei Marmi non resta senza il suo mito, ne produce altri, più diurni, più levigati, più compatibili con il nuovo lusso esperienziale. Meno notturni, meno imprevedibili, forse meno sentimentali.

La Capannina era un’altra cosa

La Capannina, però, era un’altra cosa. Non era solo una discoteca, né semplicemente un locale storico. Era il luogo in cui il prestigio non coincideva ancora del tutto con il servizio. Contava esserci, certo. Ma contava anche ciò che poteva accadere. L’incontro imprevisto, la serata sbagliata che diventava perfetta, l’uscita all’alba, il mare chiaro, la frase ricordata male e raccontata meglio. La sua forza stava anche in una quota di disordine, di rischio, di battito irregolare.

I nuovi lidi: controllo e perfezione

I nuovi lidi stellari funzionano secondo una logica diversa. Offrono controllo, bellezza, precisione, comfort. Sono il volto più contemporaneo del Forte. È un lusso più leggibile, più internazionale, più facilmente comunicabile. La Capannina apparteneva invece a un lusso meno ordinato, quello del tempo speso, della notte tirata lunga, delle storie che non si potevano programmare.

Due notizie che raccontano lo stesso cambiamento

Ecco perché le due notizie, insieme, raccontano più di quanto sembrino raccontare separate. Da una parte la crescita dei beach club di alta gamma, capaci di trasformare la giornata al mare in una scena completa. Dall’altra la sospensione del locale che per decenni aveva dato alla Versilia la sua mitologia notturna. Non sono due fatti paralleli. Sono il segno dello stesso cambiamento, Forte dei Marmi continua a essere un luogo del desiderio, ma il desiderio ha cambiato forma.

Il progetto Armani e la memoria della Capannina

Il Gruppo Armani ha annunciato un progetto orientato a tutelare l’identità storica della Capannina e a rilanciarne il futuro. Anche il sindaco Bruno Murzi ha espresso fiducia in un intervento capace di preservarne la memoria. Ma intanto il Forte attraversa un’altra estate senza il suo teatro più famoso, e lo fa senza perdere centralità. Anzi, mostrando quanto la sua nuova mondanità sia già altrove.

Il futuro: mito restaurato o nuovo capitolo?

Resta da capire che cosa accadrà quando la Capannina riaprirà. Se tornerà a essere il luogo dell’imprevisto o se diventerà, inevitabilmente, un altro capitolo del lusso disegnato al millimetro. Se riuscirà a conservare la sua ombra, oppure se verrà restituita alla Versilia come un mito lucidato, più perfetto ma meno pericoloso.

Un’estate impeccabile ma senza simbolo

Per ora, Forte dei Marmi vive così, con il giorno pieno di indirizzi impeccabili e la notte privata del suo simbolo più riconoscibile. La Capannina chiusa non è il contrario dei lidi stellari, è la loro ombra. Ricorda che il Forte è diventato grande non solo per ciò che sapeva offrire, ma per ciò che sapeva far accadere, incontri, equivoci, ritorni, addii, promesse fatte troppo tardi e ricordate troppo a lungo.

“Sapore di mare” e il desiderio non organizzato

Per questo il riferimento a “Sapore di mare” continua a funzionare più di molte analisi sul lusso versiliese. Gianni e Selvaggia davanti alla Capannina non sono soltanto nostalgia cinematografica. Sono l’immagine di un Forte in cui il desiderio non era ancora organizzato, prenotato, servito, fotografato. Restava qualcosa fuori controllo, una porta socchiusa, una notte da attraversare, una canzone che arrivava da dentro.

Una porta chiusa che pesa

Oggi quella porta è chiusa davvero e per questo l’assenza pesa. Perché una località può continuare a essere lussuosa anche senza il suo mito notturno. Può essere impeccabile, desiderata, internazionale. Ma per diventare racconto ha ancora bisogno di una soglia, di qualcuno che esiti prima di entrare, e di un cuore che batta un po’ più forte del previsto.

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