Il Tirreno

Versilia

Vittime della strada

Viareggio, travolto e ucciso a 21 anni: automobilista sotto processo

di Pietro Barghigiani
Viareggio, travolto e ucciso a 21 anni: automobilista sotto processo

Per la Procura l’investitrice di Federico Del Volgo pochi secondi prima dell’impatto mortale stava usando il telefonino: l’accusa è omicidio stradale

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VIAREGGIO. Travolto da un’auto mentre stava camminando sul marciapiede del cavalcavia Barsacchi, Federico Del Volgo morì dopo due giorni di agonia. Aveva 21 anni.

L’incidente intorno alle due di pomeriggio del 30 gennaio di un anno fa, il corpo sbalzato oltre il parapetto, la corsa in ospedale con l’elisoccorso per una speranza di salvezza alimentata per poche decine di ore. La sentenza senza appello arrivò il primo febbraio e fu quella di un giovane strappato alla vita. Due comunità, quella di Piano di Mommio, paese di origine del giovane, e Viareggio, dove abitava nel quartiere Marco Polo, unite nel dolore e vicine ai familiari dello studente universitario.

A distanza di oltre un anno dall’incidente stradale, la conducente della Nissan Micra che aveva investito Del Volgo, una 52enne di Viareggio, è imputata per il reato di omicidio stradale.

La donna, assistita dall’avvocato Cristiano Baroni, ha chiesto di essere giudicata con rito abbreviato (gup Simone Silvestri) . Significa esame sulla base degli atti e sconto di un terzo della pena in caso di condanna. L’udienza, a porte chiuse, è fissata per l’estate. I familiari della vittima si sono costituiti parte civile con gli avvocati Debora Ianniello e Ivan Marchetto.

Nel corso degli accertamenti disposti dalla Procura (pm Elena Leone) e svolti dalla polizia locale, anche con il contributo delle memorie presentate dalle parti civili, le contestazioni formalizzate all’imputata alla fine si sono concentrate su due violazioni.

Quella di essersi messa al volante con le gomme dell’utilitaria usurate, ma soprattutto, elemento emerso nel corso di due consulenze e un incidente probatorio, di aver usato il cellulare qualche secondo prima dell’impatto dall’esito mortale.

Un dettaglio mai emerso nell’immediatezza delle indagini e che ha contribuito a offrire contenuti all’accusa nel chiedere il rinvio a giudizio per omicidio stradale. Una disattenzione fatale, secondo la Procura, che avrebbe distolto l’automobilista dalla guida ignorando la presenza del pedone. Uno scarto temporale di qualche secondo sufficiente a segnare il destino di Federico. Falciato senza possibilità di tentare una difesa e proiettato sotto al cavalcavia. Lo ritrovarono esanime tra alberi e vegetazione dopo un volo di sei metri. Furono recuperate sull’asfalto le cuffiette e una scarta da tennis del bersaglio inconsapevole della Micra.

L’analisi del traffico censito nel cellulare della donna è servito agli inquirenti per contestualizzare un’ipotesi che gli accertamenti tecnici, per l’accusa, hanno chiarito nel corso delle indagini. Una volta uscita dal lavoro, l’imputata, salita in auto, si sarebbe collegata a Instagram, ma anche a WhatsApp, interagendo con altri utenti dei social. Un’attività assidua che rientrerebbe nella contestazione agli atti nell’uso disinvolto del telefonino al momento di mettersi al volante. Sarebbe successo anche qualche secondo prima di trovare lungo il proprio percorso Del Volgo, investito mentre si stava recando a un corso per ottenere crediti negli studi universitari. Una tesi confutata dalla difesa che, in occasione dell’udienza davanti al giudice, potrà chiarire la ragioni per cui l’imputata non si ritiene responsabile della morte dello studente.
 

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