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Il dibattito

Il ristoratore Filippo Di Bartola: «Basta con la Versilia del lusso vissuto con ostentazione e spreco»

di Luca Basile

	Il ristoratore Filippo Di Bartola
Il ristoratore Filippo Di Bartola

L’atto d’accusa del ristoratore, che ha due locali, uno a Pietrasanta e l'altro a Forte dei Marmi, e ha sempre puntato sull'alto livello: «Stiamo perdendo la nostra anima, quello che vedo intorno a noi è la cafonaggine»

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PIETRASANTA. «Lusso, spreco, denaro ostentato: questa non è la Versilia. Dobbiamo resistere, altrimenti ci svuoteranno anche la nostra anima. E resterà ben poco».

Filippo Di Bartola da 31 anni fa il ristoratore: ha due locali, in via Barsanti nel centro storico e a Forte dei Marmi. Collabora con griffe prestigiose, ha uno spazio culinario privilegiato a Pitti, il menù del suo ristorante propone pietanze impor tanti a prezzi altrettanto importanti, eppure non accetta la percezione che sempre più persone hanno di Forte dei Marmi e di Pietrasanta.

«La Versilia è splendida: mare, monti, cibo buono, arte, cultura. Ma da qualche tempo a questa parte di questa terra passa un’immagine che non ci rappresenta. Noi non siamo la località turistica del caos, dello spreco sbattuto in faccia agli altri, del “vado in quel locale” perché hai visto che macchinoni nel parcheggio”.

Ma questi sono effetti speciali, narrazioni pericolose che alla lunga – rilancia Di Bartola – ci danneggiano. I nostri valori sono l’accoglienza, la tranquillità, la proposta all’insegna della qualità, non gli eventi notturni in riva al mare, i trampolieri su spiaggia con i fuochi d’artificio sullo sfondo, le regole che vengono interpretate quando invece andrebbero rispettate. Il sottoscritto, come altri ristoratori o titolari di bar cerca di proporre altro, vuole preservare una tradizione che per chi viene a Forte, a Pietrasanta e in Versilia, sembra essere sempre merce più rara. Leggo di cambiamenti epocali in scia all’asta per le spiagge: se dobbiamo trasformare il nostro litorale in una parata di stabilimenti dedicati a eventi in riva al mare e appunto effetti speciali, allora quella che verrà meno sarà la nostra identità. So benissimo che Forte dei Marmi in particolare, ma anche Pietrasanta e non da oggi, sono paesi dove i cosiddetti ricchi vengono a fare vacanza, comprano casa, investono. Ma non è questo è il punto. No, il punto è quello che stiamo diventando, appunto la narrazione che fanno della Versilia dove si pensa che tutto sia in vendita, dove la regola è esibire il lusso, andare oltre per altro in un periodo dove sarebbe invece opportuno un profilo più basso. Bisogna privilegiare le nostre origini: semplicità, tranquillità, accoglienza. Nei miei due ristoranti, così come altri colleghi, provo a offrire tutto questo, ma intorno a me vedo un mondo, il mio mondo, che sta cambiando. E che lo descrivono ancora più sfrenato e sregolato nel segno della ricchezza senza freni. Lontano dalla semplicità che fa parte dei nostri valori. Questa narrazione ci fa male: noi non siamo questo. Ho rifiutato, in questi anni, due offerte importanti: potevo vendere anch’io, capitalizzare i tanti sacrifici fatti, ma come ho detto preferisco resistere, dare concretezza al mio pensiero grazie anche alle persone che lavorano con me. Perché non voglio vedere smarrita l’identità del mio paese, perché non voglio vedere la Versilia raccontata come una terra di ricconi dove tutto è consentito. A tutto questo, noi operatori che amiamo a nostra terra dobbiamo dire no. È il tempo del resistere».


 

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