Carnevale di Viareggio, la pioggia rovina la festa ma non l'incasso – La cronaca di un corso tra le polemiche
Carristi contrari a uscire: «Troppo rischioso». I motivi della scelta della Fondazione
VIAREGGIO. Abbiamo rischiato che finisse come nel 1956, quando un corso mascherato del Carnevale di Viareggio venne annullato addirittura per neve. Abbiamo rischiato, perché ieri mattina (sabato 7 febbraio) su Viareggio s’è abbattuta una grandinata inattesa che ha ammantato di bianco le strade del centro. Ma forse questo rischio non è mai davvero esistito: complici le migliaia di turisti in città, tra clienti degli alberghi e comitive giunte in pullman, la Fondazione era seriamente intenzionata a confermare il secondo corso quasi ad ogni costo. E i numeri hanno dato ragione: circa 50mila presenze sui viali per un incasso che supera i 300mila euro (dato che è ancora una stima).
Ha vinto così la ragion di Stato (degli incassi), anche se la maggior parte dei carristi avrebbe preferito lasciare le costruzioni dentro gli hangar. A onor del vero, le previsioni meteo di venerdì non erano così drammatiche da indurre la Fondazione a far slittare di un giorno la sfilata, come già accaduto lo scorso anno. Ieri mattina, di fronte alla pioggia a catinelle scesa su Viareggio, è stata convocata una riunione alle 14 per decidere le sorti del secondo corso mascherato.
La linea della Fondazione è chiara fin da subito: si sfila anche sotto la pioggia, a patto che siano garantite le condizioni di sicurezza, per garantire l’incasso. I carristi chiedono solo di uscire il più tardi possibile. Il corso viene così confermato, le costruzioni di prima e seconda categoria lasceranno gli hangar alle 15.45, mentre le mascherate a piedi rimarranno in Cittadella.
Sembra che il peggio sia passato: è solo un’illusione. La pioggia riprende. Incessante. I carristi a quel punto spingono per non sfilare. Si vocifera anche di un documento scritto con tanto di raccolta firme, ma ormai è tardi: l’ingegner Paolo Polvani, responsabile della sicurezza delle sfilate, dice alla carrista Priscilla Borri – la prima a dover uscire dalla Cittadella – di accendere il trattore. E sarà lei a beccarsi i primi improperi, accusata di fare la crumira. «È la Fondazione che decide», è la sua difesa. Nella chat di WhatsApp dei costruttori, intanto, volano parole forti tra colleghi.
Intanto, sui viali a mare, gli spettatori sono all’oscuro delle decisioni prese: menomale che ci pensano quelli dello Sturla Bar ad annunciare che le costruzioni stanno per arrivare. «È un gran casino», dice ridendo Elodie Lebigre, con tanto di citazione del titolo del suo carro. «La Fondazione ci ha spiegato che ormai abbiamo convinto il pubblico che chi viene a Viareggio sa che poi lo spettacolo c’è. E il Carnevale vive degli incassi dei corsi mascherati. Io ho chiesto se fosse stato possibile recuperare la sfilata a fine mese: per qualsiasi evenienza, sarebbe il caso di giocarsi questo bonus».
Jacopo Allegrucci non voleva sfilare: «Capisco che non si voleva deludere tutta questa gente – dice indicando il pubblico numeroso – però i carri non sono più quelli di una volta: oggi ci sono molti più impianti elettrici, anche la sicurezza delle nostre opere è importante».
La pensa così pure Michele Cinquini: «Abbiamo sfilato per garantire lo spettacolo a chi è venuto, ma non dimentichiamoci che rischiamo sempre sulla nostra pelle: ogni tanto sarebbe giusto che la sicurezza prevalesse sugli incassi».
Per Roberto Vannucci «è stato da incoscienti uscire in queste condizioni: anni fa non sarebbe successo, i carristi avrebbero battuto i pugni sul tavolo». E se per Alessandro Avanzini «è sempre difficile assumersi il rischio», per Luca Bertozzi c’erano le condizioni per sfilare: «Ho amici che si sono mossi da tutta Italia e che si aspettano di vedere il Carnevale, per quanto mi riguarda ero favorevolissimo: quando vai via in vacanza una settimana e hai prenotato tutto, non hai piacere di trovare un programma annullato. Sembra che sia la prima volta in più di 150 anni di Carnevale che si esce con la pioggia... Chiaro, non mancheranno i disagi, i carri funzioneranno meno e sono d’accordo che la giuria non dovrebbe tenere conto di questa sfilata. Ma la priorità è l’incasso».
Bertozzi risponde poi a qualche collega: «Non era una scelta lasciata ai carristi, dipende dalla Fondazione. Però il capro espiatorio, evidentemente, sono stato io…».
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