Tajani: "Liberi gli attivisti italiani della Flotilla detenuti in Libia"
3 MINUTI DI LETTURA
Roma, 23 giu. (Adnkronos) - Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, i due attivisti italiani della Flotilla, che erano detenuti da un mese in Libia, sono liberi. Ad annunciarlo il ministro degli Esteri e vicepremier, Antonio Tajani, in un post su X. "Sono felice di poter annunciare la liberazione di Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, i due attivisti italiani della Flotilla, che erano detenuti da un mese in Libia. Insieme a loro è stato affidato al nostro Console a Bengasi anche Matias Alvarez Rodriguez, uruguaiano con cittadinanza italiana, che abbiamo seguito e assistito in questi giorni", ha scritto. Secondo Tajani, la liberazione degli italiani è avvenuta "grazie a un intenso lavoro diplomatico, in coordinamento tra il Ministero degli Esteri e Palazzo Chigi" e gli attivisti "domani faranno finalmente rientro in Italia. Ringrazio il personale della Farnesina e la nostra intelligence per l'ottimo lavoro svolto". "Confermo, ho appena avuto la chiamata dal ministro Tajani, mi ha detto che sono in viaggio per Tunisi, dormiranno all'ambasciata italiana. Sono liberi. Questo è l'importante. Sto comunicando proprio adesso la notizia a tutti i familiari". Così all'Adnkronos Giuseppe, fratello di Leonarda 'Dina' Alberizia, insegnante in pensione di 67 anni, foggiana, residente in Piemonte nell'astigiano, detenuta dal 24 maggio scorso nella Libia orientale insieme ad altri nove attivisti internazionali. Faceva parte di una delegazione della Sumud Land Convoy, la missione di terra, composta da circa 250 volontari, che trasportava aiuti umanitari diretti alla popolazione palestinese di Gaza. Subito dopo aver oltrepassato il confine tra Libia ovest e Libia Est i dieci attivisti erano stati fermati e arrestati dalle milizie del generale Haftar. "Ho saputo che sono stati liberati e che torneranno in Italia però non conosco il loro tragitto. Siamo molto contenti e contente della loro liberazione, che non cancella il dolore di averli saputi il trattenuti in maniera illegittima per 30 giorni, solo perché parte di un convoglio umanitario. Il ministro ha sottolineato il lavoro diplomatico svolto per la loro liberazione, ma ricordiamo anche che questi volontari e volontarie sono lì perché i governi non rispettano il diritto internazionale. Se non ci fosse un genocidio in atto a Gaza, nessuno partirebbe e nessuno sarebbe catturato". Lo dice all'Adnkronos Sara Suriano, di Andria, che faceva parte insieme a Centrone, Alberizia e ad altri italiani, del Land Sumud Convoy, il convoglio umanitario di terra, composto da circa 250 volontari di tutti i paesi del mondo, diretto al valico di Rafah per consegnare umanitari alla popolazione palestinese di Gaza. Dopo alcuni giorni di sosta a Sirte nella Libia occidentale e vari tentativi di negoziare il passaggio del convoglio, una delegazione di dieci attivisti e attiviste di varie nazionalità ha deciso di oltrepassare il confine con la Libia est, proprio per negoziare il passaggio, ma subito dopo è stata fermata dalle milizie del generale Haftar. I dieci volontari sono stati arrestati e imprigionati. "Era una missione umanitaria protetta dalla convenzione di Ginevra", sottolinea Suriano. "Siamo contenti ovviamente che gli uffici della Farnesina e il ministro abbiano lavorato ma resta il fatto che i governi, a partire da quello italiano, dovrebbero far rispettare il diritto internazionale e che il genocidio non dovrebbe essere finanziato. Questo è il motivo per cui la gente parte e per cui ripartirà perché il convoglio ripartirà", assicura Suriano. "Ci sono tanti strumenti, anche commerciali, per fermare e non contribuire al genocidio. Per l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia questi strumenti sono stati utilizzati", conclude.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google