Il Tirreno

Toscana

Il giallo di Siena

Morto di Davide Rossi, Mussari contrattacca e denuncia anche il giornalista Giletti

di Pietro Barghigiani

	Davide Rossi e Giuseppe Mussari
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Davide Rossi e Giuseppe Mussari

L’ex presidente di Mps: «Gli accusatori siano ritenuti inattendibili: già condannati per calunnia»

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Una sequenza mirata di querele contro i due dichiaranti ascoltati dalla commissione d’inchiesta sulla morte di David Rossi, contro il giornalista Rai Massimo Giletti e nei confronti di chiunque abbia diffuso o continuerà a diffondere atti coperti dal segreto istruttorio.

È la reazione dell’avvocato Giuseppe Mussari, ex presidente di Mps, dopo che il presidente della commissione parlamentare, Gianluca Vinci, lo ha indicato come il mandante dell’omicidio dell’allora capo della comunicazione del Monte dei Paschi. Assistito dal professor Tullio Padovani e dai legali Fabio Pisillo e Francesco Marenghi, l’ex numero uno di Mps ha formalizzato le denunce per diffamazione e calunnia alle Procure di Roma e Firenze. Al centro dell’azione legale quella che viene ritenuta l’assoluta inattendibilità degli accusatori: due persone già condannate per calunnia le cui dichiarazioni, secondo la difesa, avrebbero dovuto essere verificate prima di essere diffuse in modo diffamatorio.

«Mussari chiede soltanto che a stabilire cosa sia vero e cosa sia falso sia un giudice, nel contraddittorio e con le garanzie della legge, e non un video sui social o una trasmissione televisiva – spiegano i suoi difensori –. L’intimidazione è il linguaggio di altri ambienti, ai quali Mussari è sempre stato alieno; non altrettanto, a giudicare dai loro precedenti, può dirsi di chi oggi, calunniandolo, lo accusa».

I querelati

La querela per calunnia aggravata si rivolge a Saverio Giampà, ex collaboratore di giustizia condannato in via definitiva per calunnia e false informazioni al pm. Già nel luglio 2025 un giudice di Catanzaro ne aveva definito la credibilità “ictu oculi compromessa”, mentre nel gennaio 2026 lo stesso Tribunale di Bologna lo ha condannato a sette anni.

L’altro querelato è Renan William Vilanova Correa, che sconta una condanna definitiva per l’omicidio di una donna commesso a Siena nel 2013. Nel 2020 è stato condannato per aver calunniato il comandante della polizia penitenziaria del carcere, accusandolo falsamente di introdurre droga nella struttura. «Sulla morte di Rossi aveva già fornito, tra il 2018 e il 2019, almeno quattro versioni diverse e tra loro inconciliabili, nessuna delle quali ha trovato riscontro – sottolineano i legali di Mussari –. Due dichiaranti già condannati per calunnia, dunque. Sarebbe bastato verificarlo».

Le accuse a Giletti

Nei confronti di Massimo Giletti, la querela è per diffamazione aggravata. Riguarda sia il video diffuso su Instagram lo scorso 18 ottobre (in cui Mussari veniva definito mandante dell’omicidio) sia le dichiarazioni rese nella puntata del 19 della trasmissione “Lo stato delle cose”, estendendosi anche ai contenuti emersi nella puntata di lunedì scorso. Durante quest’ultima trasmissione, dopo aver mostrato stralci dell’audizione del 16 febbraio 2022 in cui Mussari dichiarava di aver trascorso la sera della morte di Rossi a casa di sua moglie a Siena, il conduttore ha trasmesso in studio un’immagine notturna scattata in un vicolo vicino a quello del ritrovamento del corpo, indicando una figura e suggerendo che potesse trattarsi di Mussari, il quale avrebbe così mentito alla commissione. «Come a dire che quella sera egli era lì – proseguono i legali –. La persona nella fotografia non è Mussari, e anzi è già stata ricondotta all’identità di un diverso cittadino senese (Luca Anselmi, ndr). Ancora una volta, un’attribuzione falsa, mandata in onda dinanzi a una platea nazionale, senza la minima verifica».

La replica del conduttore

«È l’ennesima dimostrazione che le battaglie hanno un prezzo» riferisce il giornalista dall’Adnkronos dopo aver appreso della querela. «Mi piacerebbe capirne la motivazione, e lo scopriremo in tribunale – aggiunge –. Dico solo che non ho rivelato nessuna informazione secretata. Perché se fosse stata secretata il giorno dopo il presidente Vinci non l’avrebbe detta in commissione davanti ai giornalisti».

«Vado dai magistrati»

L’avvocato Mussari ha chiesto di essere ascoltato dai magistrati ed è pronto a chiarire ogni circostanza. E denuncia la scelta della commissione d’inchiesta di convocarlo per un confronto senza rivelargli i nomi dei suoi accusatori e di aver appreso delle accuse dalle anticipazioni di stampa. «L’unico elemento che lega Mussari a questa vicenda è l’amicizia con Rossi: un legame vero, che la stessa commissione ha riconosciuto, piegato a pretesto per trascinarlo in un’accusa infamante – concludono i difensori –. Quanto al cittadino fiorentino (Gabriele Ceccherelli, calciante del Calcio storico, ndr) con il quale, secondo le accuse, Mussari avrebbe preso accordi per l’intimidazione a Rossi, ne ignorava l’esistenza».

L’ex presidente di Mps ribadisce piena fiducia nella magistratura e la convinzione che «la verità non si costruisce sulle parole di chi ha già accusato degli innocenti».

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