L’incidente
Disastro ferroviario in Spagna, individuata una delle tre italiane disperse. La dinamica: cosa emerge dagli audio
Lo riferisce la Farnesina: la connazionale, che sta bene, viaggiava sul treno Renfe. Le vittime sono salite a 69
MADRID. Una delle tre connazionali che risultava dispersa ieri sera ha comunicato al nostro Consolato a Madrid di stare bene. Lo riferisce la Farnesina sull'incidente ferroviario in Spagna. Le vittime sono salite a 69.
I dispersi italiani
La connazionale viaggiava sul treno Renfe. Ancora non è nota la provenienza della persona ritrovata: tra i dispersi, infatti, risulta anche una donna della provincia di Pistoia.
Al momento quindi sono scesi a due i dispersi su cui sono in corso attività di verifica da parte delle autorità diplomatiche italiane con la polizia e i servizi sanitari spagnoli. «Siamo al lavoro con la nostra ambasciata, i nostri consolati sono al lavoro per cercare di assistere le famiglie e avere notizie di coloro che non si trovano», dice il ministro Antonio Tajani.
Il consolato italiano si mantiene in costante contatto con i familiari delle connazionali disperse, ai quali è stata offerta assistenza per ogni necessità. Le autorità spagnole si occuperanno delle procedure di identificazione delle vittime, anche a seguito della raccolta dei campioni di Dna, che saranno coordinate dal ministero della Giustizia spagnolo in raccordo con le ambasciate interessate, fa sapere la Farnesina in una nota.
Dinamica: spuntano alcuni audio
Sulla dinamica, i media spagnoli hanno diffuso tre audio chiave dell'incidente ferroviario avvenuto nella provincia di Toledo: due conversazioni tra la macchinista del treno Iryo fermo e il centro di controllo ferroviario di Atocha, e una tra il macchinista del treno ad alta velocità Ave che arrivava da dietro e lo stesso operatore. Gli audio, pubblicati da El Pais, sembrano dimostrare chiaramente gli errori commessi dal centro.
Il controllore ordina al treno Ave, che si trovava 25 chilometri dietro l’Iryo, di riprendere la "marcia normale", e non di procedere "a vista", come previsto dal protocollo, con un limite di velocità di 40 km/h. Anche la macchinista dell’Iryo riceve lo stesso ordine, ovvero di riprendere la "marcia normale". Tuttavia, sette minuti dopo telefona per comunicare che il treno è ancora fermo perché non riesce a rimetterlo in movimento. Eppure, nemmeno a quel punto, quando mancavano appena cinque minuti alla tragedia, qualcuno avvisa il macchinista dell’Ave della necessità di frenare.
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