Caos e violenza durante i cortei, Paolo Crepet: «In tutte le città coprifuoco per gli under 14»
Il sociologo e psichiatra commenta i fatti di Milano dei giorni scorsi: «Se la famiglia è assente servono altre soluzioni». Provocazione? «Forse una proposta insana ed esagerata, ma se qualcuno ne ha di migliori si faccia avanti...»
«Sono ragazzi vestiti di nero, non indossano abiti colorati. Sa perché? Perché hanno perso la gioia di vivere ed è colpa nostra. Ma se la famiglia non ci pensa, ci pensino altri: i sindaci delle città, per esempio, istituiscano il coprifuoco. Nessun minore sotto i 14 anni deve poter stare fuori dopo la mezzanotte». Paolo Crepet, psichiatra e sociologo, nel commentare le proteste violente dei giovani a Milano precisa subito che la sua non è affatto una provocazione: «Forse una proposta insana ed esagerata, ma se qualcuno ne ha di migliori si faccia avanti».
Professore, gli adulti provano a interrogarsi e trovare soluzioni, ma in questo caso non si è riusciti a intercettare il disagio e neppure a prevedere queste mobilitazioni. Come se lo spiega?
«Questi giovani sono senza punti di riferimento e fuori controllo. Dobbiamo prendere atto del fallimento, che è soprattutto degli adulti. I nostri sistemi di sicurezza funzionano in tanti casi, ad esempio contro il terrorismo o per sventare attentati, ma quando sono dei ragazzini che si mobilitano attraverso i social tutto sembra più difficile».
E in effetti lo è. Dopo gli scontri si è diffusa, con un tam tam sui social, la psicosi di violenze annunciate, perfino stupri. C’è chi ha tenuto i figli a casa da scuola.
«E quindi cosa facciamo? Spendiamo milioni per pagare gente che ascolti ogni giorno le migliaia di telefonate, messaggi, mail e dialoghi? I social hanno un padrone, e il padrone non può guadagnare miliardi dando l’illusione che chiunque sia libero. Questo è un orrore della civiltà. Queste violenze hanno creato dei danni, ci sono state interruzioni di pubblico servizio, un procurato allarme e disagi vari. E chi paga? Questi signori del digitale, collocati non si sa dove, fanno quello che vogliono e i ragazzi hanno questo come esempio. Una volta c’erano i cattivi maestri, oggi ci sono i pessimi maestri».
Queste proteste violente non radicano, secondo lei, in un disagio sociale che supera i confini della famiglia?
«Che ci sia un disagio diffuso è evidente, ma in questo caso non sono chiare nemmeno le loro rivendicazioni. Per che cosa protestano questi giovani? Gli attuali squilibri economici sono enormi: mai c’è stato un divario così grande tra il super ricco e la maggioranza dei cittadini. Bisogna spiegare ai ragazzi da dove arrivano queste disuguaglianze, dire che se la benzina costa cara ci sono dei responsabili. Invece, i loro modelli sono esattamente lo specchio di questo squilibrio: i rapper con il macchinone, il modello di telefonino più costoso. Questi sono gli esempi che hanno davanti e a cui si ispirano. La loro battaglia è fatta con i telefonini che inquinano e fanno danni».
Alcuni di questi ragazzi arrivano da contesti familiari difficili. Genitori che si barcamenano tra conti da pagare e lavoro duro. Non è così?
«Non credo che sia così, e non penso che i figli abbiano il tenore di vita che hanno avuto i loro genitori. Così come non penso che questo fenomeno sia delle periferie. Tanti giovani che hanno partecipato alle proteste di Milano arrivano da contesti familiari buoni, all’apparenza. Non c’è, quindi, una condizione economica reale».
E quindi qual è il problema?
«Le famiglie hanno grandi responsabilità. Non è possibile che una madre non sappia dove è suo figlio minorenne, che debba essere chiamata dalla questura perché il figlio ha sfasciato le vetrine. Un genitore deve sapere dove è suo figlio e come sta. Vorrei sapere di che parlano queste famiglie a cena».
Pensa davvero che regole più restrittive, in casa e fuori, possano fare la differenza?
«Cominciamo a fare qualcosa, avanti con le proposte. La mia è di evitare che nelle città i minorenni girino in piena notte come se nulla fosse, senza controllo. Oggi parliamo di quello che è accaduto a Milano, domani ci sarà un altro episodio violento. Sui social si parlerà d’altro, ma il fenomeno resterà immutato».
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