È morta Silvia d’Amico, produttrice e sceneggiatrice: quel rapporto speciale con Franco Zeffirelli
Se ne va una figura che, pur lavorando spesso lontano dai riflettori, ha lasciato un'impronta significativa nel mondo dell'audiovisivo italiano
Si è spenta all'età di 86 anni Silvia d'Amico, produttrice e sceneggiatrice che ha accompagnato per oltre mezzo secolo l'evoluzione del cinema e della televisione italiana. La notizia della sua morte, avvenuta nella notte, è stata diffusa dalla Fondazione Franco Zeffirelli, che ha rivolto un messaggio di vicinanza ai familiari e alla sorella Caterina d'Amico, guida del Museo Zeffirelli. Con la sua scomparsa se ne va una figura che, pur lavorando spesso lontano dai riflettori, ha lasciato un'impronta significativa nel mondo dell'audiovisivo italiano.
Una crescita immersa nella cultura
Nata a Roma nel 1940, Silvia d'Amico apparteneva a una delle famiglie più influenti della cultura italiana del Novecento. Sua madre era Suso Cecchi d'Amico, tra le sceneggiatrici più importanti della storia del cinema nazionale, mentre il padre Fedele d'Amico era uno stimato musicologo.
La casa di famiglia era un punto di incontro per registi, scrittori, intellettuali e musicisti. Un ambiente che contribuì alla sua formazione, ma che non bastò a definirne il percorso: Silvia d'Amico costruì infatti una carriera personale, conquistando un ruolo autonomo nel settore cinematografico.
I primi passi tra agenzie e produzioni
Dopo gli studi universitari dedicati alla filologia e alla letteratura russa, iniziò la propria attività professionale entrando nella William Morris Organization. Fu tra le persone coinvolte nella nascita della prima agenzia italiana specializzata nella rappresentanza degli attori, esperienza che le consentì di conoscere da vicino i meccanismi dell'industria dello spettacolo. Conclusa quella fase, intraprese un nuovo percorso al fianco di Alfredo Giannetti, avvicinandosi concretamente al mondo della produzione cinematografica.
L'esordio come sceneggiatrice e il legame con la televisione
Il debutto nella scrittura per il cinema arrivò all'inizio degli anni Sessanta con la collaborazione alla sceneggiatura del film Il brigante di Renato Castellani. Negli anni successivi allargò il proprio raggio d'azione alla televisione, contribuendo allo sviluppo della serie La famiglia Benvenuti, trasmessa tra il 1968 e il 1970 e considerata una delle produzioni più innovative del piccolo schermo italiano dell'epoca. Da quell'esperienza nacque una collaborazione duratura con la Rai, dove lavorò come autrice e sceneggiatrice su numerosi progetti.
Un rapporto speciale con Franco Zeffirelli
La notizia della sua scomparsa è stata diffusa dalla Fondazione dedicata a Franco Zeffirelli, figura con cui la famiglia d'Amico aveva intrecciato un rapporto profondo sia sul piano professionale sia su quello personale. I legami risalivano agli anni della collaborazione tra il regista fiorentino e Suso Cecchi d'Amico. Nel corso del tempo il rapporto professionale si trasformò in una sincera amicizia che coinvolse entrambe le famiglie e rimase salda per decenni.
Il mistero del nome Bendicò
Molti lavori prodotti da Silvia d'Amico portavano una firma insolita: "Bendicò". Non era un altro professionista, ma lo pseudonimo scelto dalla produttrice, ispirato al celebre cane di casa Salina raccontato nel romanzo Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Anche il nome della sua prima società di produzione racchiudeva un riferimento alla storia del cinema italiano. Fondata nel 1970, la società Excelsior 15½ richiamava infatti l'Hotel Excelsior di via Veneto, luogo simbolo della Roma della Dolce Vita e frequentato da molte personalità del grande schermo.
I film che hanno segnato la sua carriera
Attraverso la sua attività di produttrice, Silvia d'Amico contribuì alla realizzazione di opere che hanno lasciato un segno nel panorama cinematografico italiano. Tra queste figurano State buoni... se potete di Luigi Magni, Le due vite di Mattia Pascal e I soliti ignoti vent'anni dopo firmati da Mario Monicelli.
Uno dei risultati più prestigiosi arrivò nel 1987 con Oci ciornie di Nikita Michalkov. Il film partecipò al Festival di Cannes e regalò a Marcello Mastroianni il premio come miglior attore, portando ulteriore prestigio a una carriera costruita con discrezione ma ricca di successi.
Un pezzo di storia del cinema che se ne va
Con Silvia d'Amico scompare una professionista che ha attraversato epoche diverse dello spettacolo italiano, dal cinema degli anni Sessanta alle grandi produzioni televisive, collaborando con alcuni dei protagonisti più importanti della cultura nazionale. Una presenza spesso lontana dalla ribalta, ma fondamentale nel raccontare e costruire il cinema italiano.
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