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West Nile in Toscana, Spartaco Sani dopo la prima vittima: «Fondamentali prevenzione e diagnosi rapide»

di Matteo Rossi

	Spartaco Sani
Spartaco Sani

Il medico infettivologo, dirige il reparto all’ospedale di Livorno: «La sintomatologia è inizialmente aspecifica, simile a un’influenza»

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Diagnosi precoci, disinfestazioni mirate, medici e cittadini consapevoli. Sono queste le misure che servono per prevenire e circoscrivere malattie come Dengue e West Nile. In Toscana negli ultimi mesi si sono registrati diversi casi, con un cluster di Dengue a Piombino, ora spento.

Secondo il dottor Spartaco Sani, primario del reparto di Malattie Infettive dell’ospedale di Livorno, occorre prendere atto che con il riscaldamento globale e stagioni estive sempre più lunghe, patologie un tempo considerate confinate alle sole aree tropicali si ripresentano puntualmente ogni anno. La chiave per evitare che singoli episodi si trasformino in focolai diffusi risiede nell’efficienza della rete sanitaria e nella prevenzione attiva.

Dottor Sani, partiamo dalla Dengue: come si contrae questa infezione e quali sono i rischi reali sul nostro territorio?

«Il concetto fondamentale da ribadire è che la Dengue non è un virus stanziale o endemico nelle nostre zone. Non “nasce” qui: si prende viaggiando nelle aree tropicali e subtropicali. Il problema nasce quando un viaggiatore torna a casa infetto durante la stagione estiva o primaverile inoltrata. Se viene punto dalla zanzara tigre, presente ormai ovunque da noi, la zanzara può acquisire il virus e trasmetterlo a un’altra persona, creando casi autoctoni».

È quanto è accaduto di recente in Toscana col focolaio delle Fabbriciane a Piombino?

«Esattamente. Quel cluster ha visto coinvolte oltre venti persone tracciate poi tra Prato, Pistoia, Firenze e Piombino, ma tutte correlate a un soggiorno in quella specifica località rurale. La buona notizia è che il focolaio si può considerare chiuso. Le disinfestazioni mirate hanno funzionato e da giorni non si registrano nuovi casi. Se la diagnosi è rapida, si interviene subito nell’area e si evita che la zanzara diventi infettante, un processo che richiede tra gli 8 e i 12 giorni dalla prima puntura».

Quali sono i sintomi tipici della Dengue e quanto è pericolosa?

«La sintomatologia è inizialmente aspecifica, simile a un’influenza: febbre, forte mal di testa, marcati dolori articolari e muscolari. Spesso compare un’eruzione cutanea arrossata che dura diversi giorni. Nella stragrande maggioranza dei casi tende a risolversi spontaneamente nell’arco di una settimana con mortalità prossima allo zero. Tuttavia, esistono quattro sierotipi del virus: se una persona contrae la Dengue una seconda volta nella vita a distanza di tempo, rischia una forma emorragica severa. Per questo chi viaggia molto e l’ha già avuta dovrebbe valutare la vaccinazione».

Sulla West Nile, invece, la situazione è diversa? Oggi (ieri per chi legge) a Grosseto è morto un uomo di 93 anni.

«Sì, è un virus differente. Non viene trasmesso dalla zanzara tigre ma dalla zanzara comune, e il serbatoio principale non sono gli uomini o i viaggiatori, ma gli uccelli migratori. Le zanzare pungono i volatili infetti e poi possono trasmettere il virus all’uomo o ad altri animali come il cavallo. Circa l’80% dei casi nell’uomo è del tutto asintomatico, un 20% presenta una sindrome febbrile e influenzale. Purtroppo, in un caso su 150 si possono avere complicanze neurologiche gravi come meningiti o encefaliti, particolarmente rischiose per le persone molto anziane o debilitate. Sulle persone più anziane i sintomi possono essere più importanti rispetto ai giovani».

Come siamo messi con la circolazione della West Nile in Toscana?

«La circolazione del virus nella Pianura Padana e al Centro Italia è ormai una costante estiva da anni. Anche di recente si sono avuti casi sospetti e accertati nell’area di Piombino, Cecina e nel Grossetano, compresi casi dove i pazienti hanno avuto la febbre e qualche forma neurologica guarita. Purtroppo per le forme severe non esistono terapie antivirali specifiche, ma solo cure di supporto. Quando vediamo anche un solo caso neurologico, significa che nell’ambiente il virus sta circolando sottotraccia attraverso molti asintomatici».

Quanto incide il cambiamento climatico nell’avanzata di questi virus?

«Incide moltissimo. Le temperature elevate allungano la vita e la proliferazione dei vettori, ovvero le zanzare, da marzo fino a ottobre inoltrato. Dobbiamo prendere atto che il mondo è cambiato e che l’estate porta con sé questi nuovi rischi. Parlare di “convivenza passiva” però è un errore: dobbiamo invece investire con forza sulla prevenzione».

Cosa serve fare concretamente per evitare epidemie più estese in futuro?

«Bisogna seguire tre regole fondamentali. Prima: disinfestazioni preventive pianificate dalle istituzioni prima dell’estate, specialmente nelle aree rurali, nei campeggi o vicino a zone umide e acqua stagnante. È difficile che ci sia un focolaio in centro a Firenze o a Prato. Seconda: la responsabilizzazione dei cittadini, che devono usare repellenti e fare attenzione se rientrano con la febbre da un viaggio tropicale. Utile anche eliminare fonti di acqua stagnante in giardini o balconi dove le zanzare proliferano. Terza, ed è l’aspetto clinico fondamentale: la consapevolezza dei medici».

In che senso “consapevolezza dei medici”?

«Un medico di famiglia o di pronto soccorso deve ipotizzare queste patologie se un paziente si presenta d’estate con febbre alta, eruzione cutanea e dolori, specie se non si trovano altre spiegazioni. I test diagnostici dovrebbero essere facilmente accessibili sul territorio e nei laboratori dei pronto soccorso. Se facciamo una diagnosi dopo un mese è inutile: le zanzare si sono già infettate. Se la facciamo in 24-48 ore, blocchiamo il focolaio sul nascere».

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