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Parkinson, i cinque segnali da non sottovalutare e come ridurre i fattori di rischio – Il fronte delle terapie

di Redazione web
Parkinson, i cinque segnali da non sottovalutare e come ridurre i fattori di rischio – Il fronte delle terapie

L'intervista del senatore del Pd, Enrico Franceschini, in cui parla della malattia che l'ha colpito e della diagnosi ricevuta nel 2020, riaccende l'attenzione sul Parkinson

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In Italia sono circa 300mila le persone con il Parkinson, la seconda malattia neurodegenerativa più diffusa dopo l'Alzheimer. Nel mondo sono oltre 10 milioni. Un numero destinato ad aumentare in modo significativo: secondo le più recenti stime, entro il 2050 i casi globali cresceranno del 112%, arrivando a circa 25,2 milioni, soprattutto per effetto dell'invecchiamento della popolazione.

L'intervista del senatore del Pd, Enrico Franceschini, in cui parla della malattia che l'ha colpito e della diagnosi ricevuta nel 2020, riaccende l'attenzione sul Parkinson.

Parkinson, una malattia diversa da paziente a paziente

«È una malattia eterogenea, che può presentarsi con quadri clinici e traiettorie evolutive differenti. Questa variabilità si traduce in bisogni assistenziali diversi da paziente a paziente e rende più articolata la gestione della malattia nella pratica clinica», ricorda la Società Italiana Parkinson e disordini del movimento Limpe-Dismov.

Fattori come l'età di esordio, il genere e le diverse fasi della vita contribuiscono a definire esigenze differenti, richiedendo alla cura un approccio sempre più personalizzato.

Parkinson giovanile, cosa sapere

Sebbene il Parkinson resti prevalentemente legato all'età avanzata, circa il 10% dei pazienti riceve la diagnosi prima dei 50 anni e una quota più ridotta, intorno al 4-5%, sviluppa la malattia in età ancora più precoce.

A livello globale si stima che quasi mezzo milione di persone conviva con una forma di Parkinson a esordio giovanile, con numeri in aumento negli ultimi decenni, secondo gli esperti.

I primi segnali del Parkinson da non sottovalutare

Tra i possibili campanelli d'allarme indicati dagli esperti figurano disturbi del sonno con sogni molto vividi e movimentati, perdita dell'olfatto, stitichezza persistente, tremore o rigidità, cambiamenti nella scrittura, che può diventare più piccola, oppure una riduzione del volume della voce.

La Società Italiana Parkinson e disordini del movimento Limpe-Dismov ha raccolto alcune indicazioni in un decalogo suddiviso in due parti.

I 5 segnali precoci del Parkinson

1. Disturbi del sonno. Sogni molto vividi, agitati o «movimentati» possono rappresentare un possibile indicatore precoce.

2. Perdita dell'olfatto. Una significativa riduzione della capacità di percepire gli odori può comparire nelle fasi iniziali della malattia.

3. Stitichezza persistente. Alcune alterazioni gastrointestinali possono precedere di molti anni la comparsa dei sintomi motori.

4. Tremore, rigidità o movimenti più lenti. Anche cambiamenti apparentemente piccoli nei movimenti quotidiani possono meritare attenzione.

5. Scrittura più piccola o voce più debole. Micrografia e diminuzione del volume della voce possono essere tra i possibili segnali iniziali.

La presenza di uno o più di questi sintomi non significa necessariamente avere il Parkinson. In caso di disturbi persistenti è opportuno parlarne con il proprio medico.

Come ridurre il rischio di Parkinson

Gli esperti indicano inoltre alcuni comportamenti che possono contribuire a mantenere una buona salute cerebrale e, più in generale, a ridurre i fattori di rischio.

1. Fare attività fisica regolarmente. Il movimento contribuisce alla protezione della salute cerebrale.

2. Seguire una dieta equilibrata. Frutta, verdura e alimentazione mediterranea possono sostenere il benessere dell'organismo e del sistema nervoso.

3. Limitare l'esposizione a sostanze tossiche ambientali. Ridurre il contatto con pesticidi, solventi e altri inquinanti può contribuire a proteggere il sistema nervoso.

4. Dormire bene e mantenere ritmi regolari. Il sonno svolge un ruolo importante nei processi di recupero e nel mantenimento della salute cerebrale.

5. Non ignorare i segnali e parlarne con il medico. Un eventuale percorso diagnostico tempestivo può consentire di individuare prima la malattia e impostare un trattamento personalizzato.

Cellule staminali e Parkinson, cosa dice la ricerca

Sul fronte delle terapie, soprattutto sui social network e sul web, proliferano offerte relative a presunte «terapie innovative» per il Parkinson basate sull'impiego di cellule staminali.

La Società Italiana Parkinson e disordini del movimento Limpe-Dismov avverte che «nessuna terapia con cellule staminali è stata approvata dalle principali autorità regolatorie - Ema (Agenzia Europea per i Medicinali), Fda (Food and Drug Administration, Usa), Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) - per il trattamento della malattia di Parkinson».

Terapie con cellule staminali, l'avvertimento degli esperti

Secondo la società scientifica, molte delle proposte pubblicizzate attualmente non hanno basi scientifiche solide e non sono supportate da studi clinici controllati. Possono inoltre rappresentare un rischio per la salute dei pazienti e comportare costi molto elevati.

La ricerca sul possibile utilizzo delle cellule staminali nel Parkinson è comunque in corso e ha mostrato segnali promettenti in alcuni studi preliminari. «Non esistono ad oggi applicazioni cliniche validate o disponibili nella pratica medica», conclude la Società scientifica.

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