Michela Vittoria Brambilla: «La Regione Toscana fermi la strage crudele di caprioli»
La deputata e attivista per i diritti degli animali è d’accordo sullo slittamento al 1° ottobre della data di apertura della caccia
Nonostante lo scorso 30 luglio il piano faunistico venatorio sia stato approvato (a maggioranza, coi voti a favore di Pd, Movimento Cinque Stelle e Casa Riformista e quelli contrari di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Futuro Nazionale e Alleanza Verdi e Sinistra, pur quest’ultima faccia parte dello schieramento di governo) dal consiglio regionale, non c’è pace per i cacciatori toscani.
Proprio nei giorni scorsi Cinque Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno rilanciato e fatto propria la richiesta, sottoscritta da diciassette associazioni ambientaliste e animaliste, di rinviare al 1° ottobre l’apertura generale della stagione venatoria, attualmente prevista per il 20 settembre, e di annullare le pre-aperture del 2 e 6 settembre. Inoltre, al presidente Eugenio Giani e alla giunta regionale si chiede di sospendere la pre-apertura della caccia di selezione al capriolo. Sull’argomento è letteralmente scatenata la deputata di Noi Moderati Michela Vittoria Brambilla, famosa attivista per i diritti degli animali.
Sotto la sua spinta è entrata in vigore recentemente una storica riforma normativa, la “legge Brambilla” appunto, che inquadra l'animale come soggetto giuridico e portatore di diritti, sanzionando direttamente i maltrattamenti (come l'uso di cani alla catena) a prescindere dalla proprietà dell'animale.
Onorevole Brambilla, anche lei ha chiesto alla Regione Toscana di rivedere le tempistiche relative all’attività venatoria, soprattutto in riferimento al capriolo. Perché? Su quali elementi si basa la sua richiesta?
«Io lo chiedo innanzitutto per ragioni etiche, sono contro la caccia in generale. In particolare trovo inaccettabile l’autorizzazione a sparare ai piccoli di capriolo e alle loro madri dal 15 agosto al 30 settembre. È una strage crudele, perché in questo periodo dell’anno i cuccioli non sono svezzati: uccidere la madre significa condannare a morte anche i neonati, una morte lenta e dolorosa. Noi di Leidaa (la Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente, ndr), nel nostro Cras (Centro di recupero animali selvatici, ndr) “Stella del Nord”, salviamo e curiamo moltissimi piccoli orfani. È anche una strage assurda. L’Ispra (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ndr), infatti, sulla caccia a madri e piccoli e su altri aspetti del piano di prelievo del capriolo, aveva dato parere negativo, ma la Regione Toscana non ne ha tenuto alcun conto. Eppure, lo dice la Regione stessa, in sette anni la popolazione di caprioli in Toscana si è già ridotta di un quarto e la densità è addirittura crollata del quaranta per cento. C’era proprio bisogno di questa strage di innocenti, contro il parere della scienza?».
La data di apertura della caccia in Toscana sta creando anche qualche problema di tenuta politica della maggioranza. Avs e Cinque Stelle hanno chiesto lo slittamento al 1° ottobre. Lei è d’accordo con questa richiesta?
«Il cambiamento climatico e gli incendi non colpiscono solo gli uomini, colpiscono ancor di più gli animali. I calendari venatori non ne tengono conto, sono fatti per accontentare le doppiette. Lo slittamento, nelle condizioni date, mi sembra il minimo sindacale. Che in un Paese sfigurato dall’emergenza climatica, con l’89 per cento degli habitat terrestri ormai degradati, con la metà delle specie cacciabili in declino, con un livello elevatissimo di antropizzazione e cementificazione si debba garantire e agevolare l’esercizio della caccia è qualcosa che lascia stupito chiunque abbia un briciolo di buon senso».
I cacciatori sono sempre meno. Ma per lei sono sempre troppi?
«Il declino della caccia, inarrestabile da decenni, rispecchia il grande cambiamento culturale della nostra società. I cacciatori erano circa 1,7 milioni nel 1980, ora si stima che siano circa 500mila. Peraltro le licenze di porto d’armi rilasciate dal ministero dell’Interno per uso caccia (588.043 nel 2024) nascondono spesso esigenze di difesa personale. Tutto fa pensare, per varie ragioni, non ultimi i fattori demografici, che tale numero sia destinato a ridursi ulteriormente. L’età media dei titolari è di 59 anni, la fascia prevalente 65-78 anni, gli under 30 sono appena il cinque per cento. È evidente la perdita di attrattiva tra le giovani generazioni, più sensibili alle tematiche ambientali, e comunque non disposte ad ammazzare animali come passatempo. Perché compiacere comunque questa lobby sempre meno rappresentativa, la cui base si assottiglia da un anno all’altro? Non sarebbe più saggio, ed elettoralmente più pagante, condividere le preoccupazioni della maggior parte della popolazione italiana sulla conservazione del nostro patrimonio naturale e sulla sicurezza nei boschi e nelle campagne durante le stagioni venatorie? E vale per tutte le forze politiche».
Stanno continuando gli insulti verso la sua persona dopo il voto contrario al ddl Caccia, approvato al Senato e attualmente in discussione alla Camera dei deputati?
«Diciamo così: è diminuita un po’ la frequenza ma l’intensità è la stessa, se non maggiore. C’è una parte del mondo venatorio che non tollera il dissenso e l’opposizione attiva e usa la tastiera del pc come fosse un’arma da fuoco, per uccidere».
Quanti e che tipo di riflessi ha il cambiamento climatico sulla fauna selvatica e sulla sua gestione?
«Non occorre un dottorato in zoologia per rendersi conto dei principali effetti che il cambiamento climatico produce sugli ecosistemi e sugli animali che li abitano: meno disponibilità di acqua e cibo, minor successo riproduttivo, mortalità aumentata durante le ondate di calore, siccità ed eventi atmosferici estremi, alterazione dei periodi di letargo e di migrazione, proliferazione di specie aliene e così via. Tutto questo dovrebbe orientare verso un atteggiamento più rispettoso della biodiversità e più conservativo. Invece no, per un pugno di voti si dà libero sfogo alle pulsioni di chi ama uccidere gli animali, anche solo per divertimento».
La presenza sempre più massiccia di ungulati da un lato e di lupi dall’altro mettono a dura prova l’agricoltura e gli allevatori anche in Toscana. Come si potrebbe garantire un equilibrio maggiore?
«Non certo con il sistema dello sterminio indiscriminato, a maggior ragione nel caso del lupo che resta comunque, anche dopo il declassamento, una specie protetta. Come minimo bisogna studiare bene la situazione nei singoli territori, rivolgersi agli esperti ed ascoltarli, non preoccuparsi soltanto di compiacere le lobby. L’atteggiamento nei confronti della fauna selvatica è sempre lo stesso: se una specie dà fastidio, o si pensa che possa dare fastidio, semplicemente si autorizzano i cacciatori a sparare, senza tenere in alcun conto considerazioni etiche e scientifiche. Non vogliono i lupi, che terrebbero sotto controllo gli ungulati, e neanche gli ungulati. L’uomo ha sconvolto l’equilibrio della natura e pensa di imporre il suo tornaconto. Ma è un errore madornale».
Come sono cambiate le cose dopo l’entrata in vigore della sua legge che ha modificato il codice penale in materia di reati contro gli animali?
«In meglio, e i primi a confermarlo sono gli operatori delle forze dell’ordine. Con la legge Brambilla sono arrivate innovazioni decisive: la definizione degli animali come esseri senzienti, portatori di diritti, da tutelare in via diretta; l’innalzamento delle pene edittali per tutti i reati contro gli animali, a cominciare da uccisione e maltrattamento, che all’esito dei processi aprirà le porte del carcere; le aggravanti per i crimini commessi su più animali, in presenza di minori, o diffusi online; l’istituto dell’affido definitivo nel corso del procedimento che consente di togliere subito gli animali ai loro maltrattatori (anche presunti) e il divieto del barbaro uso di tenere il cane alla catena. Attenzione: la legge Brambilla protegge tutti gli animali, non solo quelli d’affezione».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
