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Ddl Porti, Ancip trasmette i suoi emendamenti

di Maurizio Campogiani

	(foto di repertorio)
(foto di repertorio)

L’Associazione Nazionale Compagnie Imprese Portuali ha ulteriormente specificato quanto già anticipato durante l’audizione in Parlamento

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A seguito dell’audizione svolta lo scorso 30 giugno presso la IX Commissione Trasporti della Camera dei deputati, l’Ancip, l’Associazione Nazionale Compagnie Imprese Portuali, ha trasmesso alla Commissione le proprie proposte emendative al disegno di legge di riforma della governance portuale. Il documento traduce in specifiche formulazioni tecnico-giuridiche, di proposte normative ed emendative, le osservazioni illustrate nel corso dell’audizione dal direttore generale, Gaudenzio Parenti, con l’obiettivo di contribuire in modo tecnico, istituzionale e costruttivo al miglioramento del testo.

Ancip condivide la necessità di rafforzare la programmazione nazionale, accelerare gli investimenti infrastrutturali e assicurare una regia autorevole del sistema portuale. Tale processo deve, tuttavia, preservare la specialità della legge 84/1994, il ruolo operativo e regolatorio delle Autorità di sistema portuale, la stabilità di tutte le tipologie di imprese che a vario titolo autorizzativo ovvero concessorio operano nei porti italiani e la tutela del lavoro portuale quale asset strategico.

Una prima parte delle proposte riguarda alcune misure urgenti e non più rinviabili: l’effettiva attivazione del Fondo di accompagnamento all’esodo, la stabilità economica e amministrativa dei soggetti autorizzati alla fornitura di lavoro portuale temporaneo, l’esigibilità del Fondo previsto dall’articolo 17, comma 15-bis, il riconoscimento di alcune mansioni portuali tra quelle usuranti, il rafforzamento del Piano dell’organico del porto e l’armonizzazione della disciplina dei servizi di interesse economico generale.

La seconda parte del documento interviene direttamente sull’articolato del disegno di legge, proponendo correttivi volti a chiarire il riparto delle competenze, tutelare la sostenibilità finanziaria e la capacità operativa delle AdSP, garantire la continuità degli investimenti pubblici e privati, delimitare con precisione funzioni e attività di Porti d’Italia S.p.A, prevenire eventuali conflitti di interesse e alla compatibilità della riforma con i principi dell’ordinamento dell’Unione europea

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