Un accordo scritto per l’animale domestico in caso di separazione
Manca però una disciplina specifica: i consigli dell'avvocata Giulia Orsatti
Mi sto separando. Io e mio marito abbiamo un cagnolino, che consideriamo parte della famiglia. Cosa accade in questi casi? Nella separazione si può stabilire con chi resterà l’animale e se l’altro coniuge potrà continuare a vederlo?
N.L.R.
Il quesito della lettrice de "Il Tirreno" tocca un tema sempre più frequente nelle separazioni, perché gli animali domestici non sono più percepiti come semplici "cose", ma come presenze affettive stabili, spesso centrali nella vita familiare. Il problema è che il nostro ordinamento non contiene ancora una disciplina organica e specifica sull’affidamento degli animali domestici in caso di separazione o divorzio. Esistono proposte di legge e vi è una crescente attenzione al tema, ma ad oggi manca una norma paragonabile a quella prevista per l’affidamento dei figli. Questo non significa, però, che il problema venga ignorato. La riforma dell’art. 9 della Costituzione ha inserito tra i principi fondamentali la tutela dell’ambiente, della biodiversità, degli ecosistemi e ha previsto che la legge dello Stato disciplini le forme di tutela degli animali. Anche sul piano europeo, l’art. 13 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea impone di tenere conto del benessere degli animali in quanto esseri senzienti. Questi principi non creano automaticamente una disciplina dell’affidamento del cane nella separazione, ma segnano un cambiamento culturale e giuridico importante: l’animale non può essere trattato, nella vita concreta delle persone, come un oggetto qualunque. Sul piano pratico bisogna distinguere. Se la separazione è consensuale, i coniugi possono inserire nell’accordo anche le modalità di gestione dell’animale domestico. Possono stabilire che il cane resti prevalentemente con uno dei due, prevedere tempi di frequentazione per l’altro, alternare periodi di permanenza, disciplinare le vacanze, le spese veterinarie, l’alimentazione, la toelettatura e ogni altra esigenza ordinaria o straordinaria. È una soluzione spesso preferibile, perché consente di costruire una regola su misura, tenendo conto delle abitudini del cane, degli orari di lavoro, degli spazi disponibili e del legame affettivo con entrambi. Diverso è il caso della separazione giudiziale, quando manca l’accordo. Qui il terreno è più incerto. Alcuni giudici ritengono di non poter adottare provvedimenti specifici sull’affidamento dell’animale in assenza di una norma espressa; altri, invece, hanno valorizzato i principi generali e il benessere dell’animale, regolando la sua permanenza presso uno o l’altro coniuge. Nella valutazione possono pesare diversi elementi: chi si è occupato concretamente dell’animale, chi ha maggiore disponibilità di tempo, quale abitazione sia più adatta, dove il cane abbia vissuto stabilmente, chi sostenga le spese, a chi risulti formalmente intestato, ma anche quale soluzione eviti traumi inutili. Se vi sono figli minori, può assumere rilievo anche il rapporto tra il bambino e l’animale, perché separarli senza ragione potrebbe incidere negativamente sull’equilibrio affettivo del minore e dello stesso animale. Va però detto con chiarezza che non siamo davanti a un "affidamento" identico a quello dei figli. Le categorie non possono essere sovrapposte meccanicamente. L’animale non è un figlio, ma non è neppure un semplice bene mobile da dividere come un arredo. Proprio per questo, la soluzione migliore resta l’accordo: preciso, scritto, equilibrato e il più possibile rispettoso delle abitudini dell’animale. Nel caso della lettrice de "Il Tirreno", il consiglio è di affrontare subito il tema nella trattativa di separazione, evitando che diventi un terreno di scontro emotivo. Si può prevedere una collocazione prevalente presso il coniuge che ha condizioni più adatte, accompagnata da tempi di frequentazione per l’altro e da una ripartizione chiara delle spese. Ma il criterio più serio non dovrebbe essere la rivendicazione di possesso, bensì il benessere concreto dell’animale e la continuità dei legami affettivi che ha costruito nella famiglia.
Servizio sportello legale: Il Tirreno si avvale della competente e qualificata collaborazione dello studio legale Depresbìteris-Scura. I professionisti di questo studio rispondono settimanalmente ai quesiti che arriveranno a sportellolegale@iltirreno.it.
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