Vespa compie 80 anni: Il Tirreno a Minucciano tra il lago, la pieve e un eremo che non ti aspetti –Video: la seconda tappa del tour nei borghi
L’amore dei cittadini per il territorio e i loro timori per il futuro. Previsto un contributo per chi decide di venire a viverci, uno strumento pensato per contrastare lo spopolamento
La Garfagnana inizia a Gallicano. Ce lo dicono in tanti e capiamo subito che da queste parti i confini sono cosa seria. Ultimo comune della Garfagnana è Minucciano, dopo inizia la Lunigiana. E Minucciano è la seconda tappa del tour in Vespa organizzato dal “Tirreno” per festeggiare gli 80 anni dell’iconico scooter made in Pontedera.
Il bello di Minucciano
Non fatevi ingannare dall’idea di Minucciano piccolo comune perché anche se ci sono solo 1.710 abitanti a Minucciano le cose da vedere non mancano: numerose frazioni, il Parco delle Apuane, campi fotovoltaici e cave minerarie, il bellissimo lago di Gramolazzo racchiuso tra le vette più alte del parco, una pieve romanica col campanile a base ortogonale (nella frazione di San Lorenzo), aquile che volano maestose, un borgo magico tenuto benissimo dove spicca una torre civica, cittadini accoglienti, una cooperativa di comunità per tenere aperti il bar e il negozio di generi alimentari, opere d’arte sulla ciclabile lungolago e naturalmente un Vespa Club, quello di Gorfigliano, una delle frazioni. Per vedere davvero queste zone fermatevi più di qualche ora, prendete il tempo per vivere davvero i luoghi e non solo per fare una foto da postare sui social, qui c’è tanta bellezza in cui immergersi.
Ma è lotta contro lo spopolamento
Ma come tutti i comuni montani c’è anche la continua lotta contro lo spopolamento, che l’amministrazione comunale ha deciso di affrontare di petto. «È previsto un contributo se decidi di venire a vivere qui – dice deciso il sindaco Nicola Poli – e questo vale sia per chi vuole trasferirsi da fuori, sia per chi vive già a Minucciano e vuole rimanerci (vedere l’articolo nella pagina a fianco, nda)». Nel comune c’è anche un eremo e gli eremiti sono attivi nella valorizzazione del territorio: l’eremo è dedicato alla Beata Vergine del Soccorso, un tema che evidentemente ha sempre toccato quelle zone immerse nei monti. Non è difficile immaginare che in passato, se ti facevi male in mezzo alle Apuane, arrivare in un luogo di cura era complicato, ma il problema, purtroppo, è ancora oggi attuale: una delle più grosse preoccupazioni di tutti è la mancanza di un ospedale nelle vicinanze. Dal sindaco ad ogni singola persona con cui abbiamo scambiato due chiacchiere ci hanno tutti sottolineato il problema di vivere a distanza dagli ospedali: se ti fai male a Minucciano, hai parecchio tempo per pregare la Vergine del Soccorso perché devi farti un bel po’ di chilometri (di tornanti) per arrivare all’ospedale di Castelnuovo Garfagnana. Idem (sempre di tornanti) per andare a quello di Fivizzano in Lunigiana. La richiesta di un presidio medico di zona è una battaglia di tutta la comunità senza distinzioni politiche. «Fino a qualche tempo fa a Piazza al Serchio per lo meno c’era una ambulanza col medico a bordo», racconta Pino Proietti, maresciallo dei carabinieri in pensione. «Da meno di due anni hanno tolto pure quella ed ora c’è solo un’ambulanza con l’infermiere ma senza medico».
Il borgo tra storia e tradizioni
Le cose belle da raccontare su Minucciano sono tante a partire dall’accoglienza spumeggiante che ci hanno riservato. Ma ora, come nostro solito, volgiamo lo sguardo al passato perché ci aiuta a capire il radicamento dell’identità garfagnina ed anche l’attenzione ai confini. «Siamo eredi dei popoli apuani», ci dicono. Queste terre dove a primavera il verde è rigoglioso ed avvolgente sono strategiche, di collegamento da una zona all’altra dell’Italia e della Toscana. Oggi girare in Vespa per quei tornanti dove l’asfalto è curato e le montagne ti avvolgono col profumo di bosco è meraviglioso, ma per secoli quelle zone sono state anche terre di battaglie. Dopo la presenza pacifica degli etruschi sono iniziate le contese fra romani e apuani, tribù montane che hanno dato parecchio filo da torcere ai centurioni. Secondo ricostruzioni storiche, il borgo di Minucciano deve il suo nome a Quinto Minucio Termo, console romano che fu tribuno militare di Scipione l’Africano per poi essere mandato a sedare la rivolta dei liguri-apuani: dove ora sorge il borgo di Minucciano costruì il suo castrum. Le tribù montane liguri-apuane furono toste da sottomettere e Quinto Minucio Termo rischiò più volte di vedere distrutte le sue legioni: di queste battaglie ne parla persino Tito Livio, storiografo romano per eccellenza. Poi, parecchi secoli dopo, le terre di Garfagnana sono state contese fra i Medici e gli Estensi. Venendo a tempi più recenti, in Garfagnana hanno operato i partigiani durante la liberazione dal nazifascismo. Per arrivare a Minucciano si sale parecchio, quindi abbiamo fatto una sosta a Castelnuovo all’Unione dei Comuni della Garfagnana dove ci ha accolto la presidente Raffaella Mariani la quale ci ha donato una cartina geografica indicandoci ogni dettaglio di quelle terre, specialmente dal punto di vista orografico ed idrogeologico: Mariani, sindaca di San Romano in Garfagnana e già parlamentare, è geologa. Di lei colpiscono l’amore con cui parla dei luoghi e l’attaccamento verso “il popolo” della Garfagnana.
Il glorioso Vespa club nato tra le montagne
Un borgo magico, un lago, tante frazioni e non poteva mancare un Vespa Club. Salendo da Castelnuovo si incontra subito la frazione di Gramolazzo dove la bellezza del lago è davvero spiazzante. Lì ci aspettavano dal Vespa Club di Gorfigliano, altra frazione di Minucciano. Ci regalano la maglietta e la bandiera del loro Club, noi gli regaliamo il numero speciale del "Tirreno" sugli 80 anni della Vespa e poi naturalmente foto di rito fra la Vespa del "Tirreno" e le loro Vespe. L’entusiasmo con cui ci hanno accolto a Minucciano ha avuto l’effetto collaterale di farci ripartire a buio, tanto che al ritorno abbiamo battuto un po’ i denti per il freddo. Ci siamo fermati in un bar in mezzo ai monti sperando in un caffè, ma siamo arrivati tardi, proprio mentre il barista stava chiudendo. Di fronte al ronzio della Vespa però ci ha strizzato l’occhio: «Per un Vespista riapro il bar», ci dice. Inutile aggiungere che davanti al caffè ci ha raccontato delle sue due Vespe.
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