Global Sumud Flotilla: 24 italiani arrestati dalla Marina israeliana
Le imbarcazioni della missione umanitaria sono state fermate a ovest di Creta, in pieno Mediterraneo, durante un’operazione contestata dagli attivisti e seguita con attenzione dalla Farnesina, che attende conferme ufficiali sul trasferimento dei passeggeri verso il porto di Ashdod
La missione umanitaria della Global Sumud Flotilla diretta verso Gaza ha vissuto una notte di altissima tensione tra mercoledì 29 e giovedì 30 aprile. Decine di imbarcazioni sono state intercettate e prese sotto controllo dalla Marina israeliana a ovest di Creta, in un’area di mare che rientra nella zona SAR greca e quindi lontanissima dalle coste israeliane. Secondo quanto comunicato da Tel Aviv, circa cinquanta barche con a bordo quattrocento attivisti sarebbero state sequestrate «a centinaia di chilometri da Israele», e alle persone a bordo sarebbe stato notificato di trovarsi «in stato di arresto».
Le immagini dell’abbordaggio e la denuncia degli attivisti
Sui social circola un video in cui si vede un equipaggio con le mani alzate mentre un militare israeliano sale a bordo. La rete della Flotilla parla di «un’escalation senza precedenti», definendo quanto accaduto «un rapimento di civili nel cuore del Mediterraneo, a oltre 960 chilometri da Gaza». Gli organizzatori accusano Israele di «pirateria» e chiedono ai governi europei di intervenire immediatamente per garantire la sicurezza delle imbarcazioni e dei passeggeri.
A bordo anche 24 cittadini italiani
A confermare la presenza di connazionali Fanpage è l’avvocata Patrizia Corpina, parte del team legale della Global Sumud Italia. Sono ventiquattro gli italiani distribuiti sulle ventidue barche fermate nella notte. La Farnesina, spiega Corpina, potrà avere conferme ufficiali solo quando le imbarcazioni raggiungeranno il porto di Ashdod, in Israele, dove sono state indirizzate.
L’intercettazione nella zona SAR greca
Secondo la ricostruzione fornita dall’avvocata, le navi della Flotilla non si aspettavano un intervento così anticipato e soprattutto così lontano da Israele. L’operazione sarebbe avvenuta in un’area di mare che, pur non essendo acque territoriali greche, ricade sotto la responsabilità di Atene per ricerca e soccorso. Un elemento che, secondo la difesa, rende ancora più delicata la vicenda: «Se davvero c’era un problema di sicurezza, avrebbero dovuto scortarli verso Creta, non portarli in Israele». Le imbarcazioni stavano infatti rallentando la navigazione proprio per raggiungere l’isola greca, dove era previsto uno stop tecnico a causa del peggioramento delle condizioni meteo.
Il precedente del 2025 e il nuovo fronte legale
Patrizia Corpina è la stessa avvocata che ha presentato il ricorso alla Procura di Roma dopo il sequestro, avvenuto lo scorso settembre, di 36 attivisti della Flotilla poi condotti in carcere in Israele. In quel caso la magistratura italiana ha contestato il reato di tortura alle autorità israeliane. Ora il team legale sta valutando come muoversi. Nella notte è stata inviata una richiesta urgente alle ambasciate di Cipro, Grecia e Israele, oltre che alla presidente del Consiglio e al ministro degli Esteri, per chiedere un intervento immediato a tutela dei cittadini coinvolti.
Una crisi diplomatica che potrebbe allargarsi
La vicenda rischia di aprire un nuovo fronte nelle relazioni tra Israele e i Paesi europei coinvolti, soprattutto per la dinamica dell’intercettazione in acque lontane dalla giurisdizione israeliana. Le prossime ore saranno decisive per capire quali iniziative verranno prese dalle autorità italiane e internazionali per garantire assistenza ai passeggeri e chiarire la legalità dell’operazione.
