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Garlasco, Andrea Sempio ha ucciso Chiara Poggi dopo il rifiuto a un rapporto sessuale: svolta dalla Procura di Pavia

di Redazione web

	Chiara Poggi e Andrea Sempio 
Chiara Poggi e Andrea Sempio 

Nell’avviso di convocazione notificato all’indagato, i magistrati delineano per la prima volta una ricostruzione dettagliata dell’aggressione e indicano le nuove basi investigative su cui poggia l’accusa, in vista dell’interrogatorio del 6 maggio

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Nuova svolta nell’inchiesta sul delitto di Garlasco, a quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi. La Procura di Pavia contesta ad Andrea Sempio l’uccisione della giovane, attribuendogli un movente definito “abietto” e legato – secondo l’ipotesi accusatoria – al rifiuto da parte della vittima di un suo presunto approccio di natura sessuale. È questo il quadro che emerge dall’avviso di convocazione notificato all’indagato, chiamato a presentarsi davanti ai magistrati il prossimo 6 maggio.

Un movente mai emerso in 19 anni di indagini

La ricostruzione proposta dagli inquirenti introduce un elemento del tutto nuovo rispetto ai quasi due decenni di indagini precedenti. Finora non era mai stato documentato un rapporto significativo tra Sempio e Chiara Poggi: lo stesso indagato ha sempre sostenuto di averla incrociata solo in rare occasioni, quando si recava nella villetta di via Pascoli per far visita al suo amico Marco, fratello della vittima. Nessuna frequentazione, nessun dialogo, se non saluti di circostanza. Resta quindi da capire su quali elementi la Procura abbia fondato questa nuova ipotesi. Una delle domande aperte riguarda l’eventuale analisi del computer di Sempio o di altri dispositivi, ma al momento non è stato reso noto nulla. Solo dopo l’interrogatorio, quando il fascicolo sarà accessibile alle parti, avvocati e consulenti potranno verificare l’intero impianto accusatorio.

La dinamica ricostruita dagli inquirenti

Nel documento notificato a Sempio non compare soltanto il movente: la Procura descrive anche una dinamica dell’aggressione molto dettagliata, frutto delle consulenze tecniche disposte negli ultimi mesi, tra cui quella dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo. Secondo questa ricostruzione, l’omicidio sarebbe iniziato con una colluttazione, un elemento che contrasta con quanto sostenuto per anni da periti e medici legali, secondo cui Chiara non avrebbe avuto il tempo di difendersi. La nuova ipotesi parla invece di un primo scontro fisico, seguito da una serie di colpi inferti con un oggetto contundente. Il documento elenca con precisione le zone del capo colpite: regione frontale sinistra, zigomatica destra, aree parietali e temporali. La vittima, dopo essere caduta a terra, sarebbe stata trascinata verso la porta della cantina, dove – sempre secondo l’accusa – avrebbe tentato una reazione prima di essere nuovamente colpita. Una volta priva di sensi, il corpo sarebbe stato spinto lungo le scale e raggiunto da ulteriori colpi nella parte posteriore del cranio, lesioni ritenute compatibili con la causa del decesso.

L’aggravante della crudeltà

La Procura contesta a Sempio anche l’aggravante della crudeltà, richiamando l’elevato numero di ferite riscontrate: almeno dodici lesioni al volto e al cranio. Un elemento che, se confermato, aggraverebbe ulteriormente il quadro accusatorio.

Verso un interrogatorio cruciale

Il 6 maggio rappresenta dunque un passaggio decisivo. Sarà la prima occasione per Sempio di rispondere alle contestazioni, conoscere nel dettaglio gli elementi raccolti dagli inquirenti e chiarire la propria posizione. Solo dopo quell’incontro le parti potranno accedere all’intero fascicolo e valutare la consistenza delle nuove ipotesi investigative.

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