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Perché il pacco “trappola” per fermare i ladri non è una buona idea

Perché il pacco “trappola” per fermare i ladri non è una buona idea

Il rischio di conseguenze penali: i consigli dell'avvocato Domenico Nicosia

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Sui social ho visto diversi video di persone che negli Usa, stufe che i propri pacchi lasciati dai corrieri vengano sottratti da soggetti "di passaggio", si organizzano preparando dei "pacchi trappola". Qualcuno sembra che lo faccia con vernice o glitter, altri invece predispongono dei veri e propri "ordigni". È legale?
A.M.

Proprio come osserva il lettore de "Il Tirreno", negli ultimi tempi sui social si vedono sempre più spesso video di persone che, esasperate dai furti dei pacchi lasciati davanti casa, decidono di organizzarsi con veri e propri "pacchi trappola". Alcuni li riempiono di vernice o glitter, altri si spingono molto oltre, predisponendo congegni potenzialmente pericolosi. Eppure, sul piano giuridico, la questione è molto meno semplice di quanto possa sembrare a prima vista.

Il punto di partenza resta infatti sempre lo stesso: sottrarre un pacco integra un furto, e quindi una condotta penalmente rilevante ai sensi dell’articolo 624 del Codice penale.

Questo, però, non significa che chi subisce il furto sia libero di reagire come preferisce. Se il proprietario del pacco prepara consapevolmente un congegno destinato a provocare danni, il problema si sposta immediatamente anche sulla sua condotta. In altre parole, il fatto che il danneggiato sia a sua volta autore di un illecito non autorizza una forma di giustizia privata. Se il pacco è costruito in modo da imbrattare o danneggiare beni altrui, possono emergere profili di responsabilità; se poi il congegno è idoneo a provocare conseguenze fisiche, il quadro diventa ancora più serio. E quando dai glitter o dalla vernice si passa a ordigni artigianali, il discorso cambia radicalmente, perché non si è più nell’ambito della trovata vendicativa da social, ma in una situazione potenzialmente assai grave anche sotto il profilo penale. La regola di fondo, quindi, è semplice: chi è vittima di furti non può reagire predisponendo strumenti offensivi o indiscriminati, anche perché il rischio concreto è quello di colpire non solo il ladro, ma pure soggetti estranei, come un vicino, il corriere o un passante. Per questo la risposta giuridicamente più corretta va cercata a monte del problema. Molto spesso, infatti, il vero punto critico non è solo il furto del pacco, ma il fatto che quel pacco sia stato lasciato nell’androne, nel cortile o comunque in un luogo facilmente accessibile, senza una vera consegna al destinatario. Ed è proprio qui che il consumatore dispone di strumenti ben più efficaci di qualunque vendetta improvvisata. Nei contratti conclusi dal consumatore, il rischio della perdita del bene passa infatti, di regola, solo quando il consumatore, o un terzo da lui designato, ne acquisisce materialmente il possesso. Inoltre il vettore risponde della perdita o dell’avaria delle cose ricevute per il trasporto dal momento in cui le prende in carico fino alla riconsegna, salvo che provi una causa liberatoria.

Tradotto in termini pratici, chi subisce il furto di un pacco lasciato incustodito deve anzitutto contestare l’accaduto al venditore, chiedendo il rimborso o una nuova spedizione, lasciando poi che sia eventualmente quest’ultimo a rivalersi sul corriere.

In definitiva, il pacco-trappola può forse apparire come una reazione astuta o liberatoria, ma giuridicamente resta una scelta pericolosa e spesso controproducente. Chi ruba un pacco commette certamente un reato, ma questo non legittima risposte private costruite per punire. La tutela vera passa da una contestazione formale della consegna, dall’attivazione del venditore e, quando serve, dall’intervento delle autorità.

Servizio sportello legale: Il Tirreno si avvale della competente e qualificata collaborazione dello studio legale Depresbìteris-Scura. I professionisti di questo studio rispondono settimanalmente ai quesiti che arriveranno a sportellolegale@iltirreno.it.

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