Politica
Pensioni, assegni più pesanti? Gli importi in Toscana provincia per provincia
La ricerca dell’Istat sui trattamenti previdenziali: emerge una differenza notevole tra uomo e donna. Poi c’è il caso Massa-Carrara: cosa succede
C’è un dato di sistema. La regione è in una condizione relativamente migliore per la percentuale di pensionati con reddito pensionistico di basso importo. Lo certifica l’Istat nella ricerca “Il benessere equo e sostenibile dei territori” del 2025. E stando alle medie, che servono a leggere i fenomeni ma rischiano di perdere le storie delle persone, nel 2023 calcola l’Istituto di statistica è pari al 6,7 per cento (8,8 nel Centro e 8,9 in Italia), e resta più bassa del dato nazionale in tutte le province toscane (il range va dal 5,6 per cento di Firenze all’8,1 di Massa-Carrara).
L’importo medio annuo pro-capite dei redditi pensionistici in Toscana ammonta a 22.604 euro, 867 euro in più della media-Italia. Soltanto nelle provincie di Pistoia (1.232,88 euro al mese) e Arezzo (1.264,92) l’indicatore si colloca significativamente al di sotto della media Italia (1.283,75).
Il trend
Sono stati pubblicati sul sito ufficiale dell’Inps i dati aggiornati sulle pensioni a gennaio 2026. Il quadro che emerge evidenzia un lieve ma significativo aumento del numero complessivo di trattamenti pensionistici rispetto all’anno precedente: +0,55% su scala nazionale, mentre in Toscana la crescita si ferma a +0,09%. Eppure, scendendo a una profondità maggiore, si scoprono scostamenti significativi tra le province. Il numero di percettori di un trattamento previdenziale è in calo del -0,41% a Siena, -0,23% a Firenze e –0,09% a Lucca. Questo il trend di crescita negli altri territori: +1,12% a Grosseto, +0,56% a Prato; +0,37% a Massa-Carrara, +0,24% Arezzo; +0,19% a Pisa; +0,18% a Pistoia e un modesto +0,06% a Livorno. In tutto i pensionati toscani sono 1.350.324. L’importo medio dell’assegno mensile si attesta a 1.348,69 euro in Toscana con un incremento dell’1,85% sull’anno precedente; in Italia la media è di 1.283,75 euro (+1,68%).
Il divario
La Toscana riesce a mantenere un saldo positivo tra il numero di occupati e quello dei pensionati. È quanto emerge dall’incrocio dei dati Inps e Istat. Dalla differenza tra i contribuenti attivi e gli assegni previdenziali erogati, spiccano il risultato della Lombardia (+803.180), del Veneto (+395.338), del Lazio (+377.868), della Emilia-Romagna (+227.710) e della stessa Toscana (+184.266). Ma si intravedono alcuni segnali di una pericolosa inversione di tendenza. Anche in Toscana c’è ad esempio una realtà in cui i percettori di pensioni superano i lavoratori attivi: se pur di poco la provincia di Massa-Carrara ha 80.854 pensionati a fronte di 80.801 occupati. Nel resto della regione il saldo è positivo: a Firenze è di 87.651 lavoratori in più, a Prato di 38.796, a Pisa di 17.361, a Lucca di 11.274, a Siena di 9.975, a Livorno di 7.158, a Grosseto di 4.868, ad Arezzo di 4.070, a Pistoia di 3.167.
Con sempre più pensionati e un numero di occupati che, tendenzialmente, dovrebbe rimanere stabile, nei prossimi anni la spesa pubblica è destinata ad aumentare. Gli occupati non riescono più a essere in numero sufficiente da garantire una sostenibilità nel lungo periodo del sistema pensionistico che non incida pesantemente sulle retribuzioni nette dei lavoratori stessi, che devono versare una quota consistente del loro stipendio in contributi per mantenere in piedi il sistema pensionistico. Le ricette per frenare questa tendenza e ridurre il carico fiscale – sia quello nazionale collegato ad esempio all’Irpef e ai contributi pensionistici, che quello locale con le imposte comunali o tasse indirette come i ticket per i servizi – non possono prescindere dall’ampliare la base occupazionale. Uno spazio è l’emersione dei lavoratori in nero presenti nel Paese. C’è poi l’incremento dei tassi di occupazione dei giovani e delle donne, che restano tra i più bassi d’Europa. Ma anche l’annoso tema del recupero di produttività.
Il genere
Il divario di genere si trascina dal lavoro alla pensione. I numeri misurano un divario ancora profondo tra uomini e donne. L’universo femminile tra i pensionati toscani pesa per il 56% del totale. Lo scarto più contenuto a Livorno, dove le donne rappresentano il 53,84% del totale mentre è a Siena che si registra l’estremo opposto, qui sono in rosa il 57,26% delle pensioni. A scavare le distanze sono gli importi dei trattamenti: a fronte di un assegno medio che per gli uomini toscani si attesta a 1.701,88 euro quello delle donne si ferma a 1.072,03 euro. Non va meglio rispetto al dato nazionale: uomini 1.611,31 euro, donne 1.024,35 euro. Tradotto in percentuali: i toscani percepiscono il 58,75% in più delle toscane, in Italia il rapporto si attesta al 57,30%. A livello di province si passa dalla più “virtuosa” Arezzo dove la distanza si ferma al 52,85% alla maglia nera Grosseto: 68,82%. Altro dato significativo: a Grosseto e Pistoia gli importi medi delle pensioni in rosa si fermano sotto la soglia dei mille euro, rispettivamente 991,61 e 987,44.
