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Reddito di reinserimento in Toscana, via alle domande: quanto vale il contributo e le condizioni necessarie

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 Reddito di reinserimento in Toscana, via alle domande: quanto vale il contributo e le condizioni necessarie

Giani: «Si tratta di un contributo economico di 500 euro che verrà erogato per nove mesi»

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FIRENZE. Reddito di reinserimento ai nastri di partenza. Entrerà infatti in vigore da domani, giovedì 2 aprile. quella che viene ormai considera la misura bandiera del welfare made in Tuscany, autentico punto cardine del programma elettorale del centrosinistra alle regionali di ottobre. «Si tratta di un contributo economico di 500 euro che verrà erogato per nove mesi a coloro che, avendo perso il lavoro ed esaurito tutti gli ammortizzatori sociali – spiega il presidente della Regione Eugenio Giani- vorranno rimettersi in gioco frequentando uno dei tanti corsi professionali allestiti da Arti, l’agenzia regionale che si occupa di lavoro e di politiche attive. Condizione preliminare per coloro che vorranno beneficiare di questo provvedimento, avere un indicatore Isee inferiore ai 15mila euro».

Secondo una stima fatta dalla Regione, la platea a cui potrà estendersi questo provvedimento è di circa 11mila persone, mentre l’impegno di spesa previsto si aggira sui 23 milioni di euro. «Il costo effettivo per calare a terra quello che fino a poco tempo fa era solo un sogno – afferma l’assessore al Lavoro e alla formazione Alberto Lenzi – è di circa 23 milioni che, tuttavia non vengono sottratti ad altre voci in bilancio essendo frutto di somme accantonate dalla stessa Regione grazie a una gestione oculata delle sue spese e dalla gestione virtuosa di Arti».

Lenzi aggiunge: «Così facendo, è stato possibile varare un disegno di legge che, ponendo al suo centro l’efficienza dei 53 centri per l’impiego e dei 27 sportelli territoriali gestiti direttamente dall’agenzia regionale, darà a tanti la possibilità di imprimere una vera e propria svolta alla loro esistenza».

Che la nuova legge sia lontana anni luce, nel principio e nel merito, da quello che era il reddito di cittadinanza, lo fa notare lo stesso assessore Lenzi. «Si tratta di due provvedimenti totalmente diversi. Noi interveniamo sulle politiche attive del lavoro, fornendo gli strumenti per un reingresso a pieno titolo nel palcoscenico produttivo. Il reddito di cittadinanza inoltre rientra nella sfera dei provvedimenti che possono essere adottati in via esclusiva dallo Stato».

Su questo aspetto, precisa e puntuale come sempre è la precisazione del presidente Giani: «Il reddito di cittadinanza poggia su una fiscalità diversa. Le Regioni si muovono in un altro ambito di autonomia».

Sulla centralità del ruolo di Arti per il funzionamento di questo meccanismo virtuoso insistito lo stesso presidente Giani. «Questa nuova normativa fonde in un tutt’uno il principio di solidarietà con le politiche attive regionali tendenti al reinserimento nel circuito produttivo di coloro che si trovano per il momento fuori dal mondo del lavoro. Si tratta della prima legge del genere che abbia mai visto la luce nel nostro Paese e che si è resa possibile proprio grazie al buon funzionamento della rete Arti. Trattandosi di una misura di grande impatto sociale, necessita senz’altro di una fase “sperimentale”, in cui cioè si dovrà verificare se le risorse sono sufficienti e se tale provvedimento riesce a raggiungere davvero tutti coloro che possano averne diritto. Se in corso d’opera capiremo che qualcosa vada rivisto, non avremo esitazioni a farlo. Per questo abbiamo stabilito che, fra sei mesi, l’intera impalcatura del provvedimento fresco di varo sarà sottoposto a un’attenta valutazione sulla sua efficacia e, eventualmente, a una revisione del suo funzionamento».

All’indomani della vittoria del “no” al referendum confermativo, un accenno alla Costituzione non poteva mancare. «L’articolo 177 della nostra carta costituzionale – puntualizza Giani – delega alle Regioni la gestione delle politiche attive e noi altro non abbiamo fatto che applicare alla lettera questo dettame costituzionale». Gli 80 sportelli Arti disseminati su tutto il territorio regionale inizieranno quindi da domani a ricevere le domande degli interessati che, peraltro, potranno scegliere la loro traiettoria formativa in un ventaglio di circa 9mila corsi proposti dall’agenzia. «Arti è un’agenzia che – sostiene Giani – ha saputo creare in autonomia le risorse necessarie per questo nuovo progetto che naturalmente noi implementiamo con il bilancio regionale. Si tratta quindi di una realtà ben diversa dalle altre presenti sul territorio nazionale, dove per il loro funzionamento occorre l’intervento della Regione oppure direttamente dello Stato».

Sulle modalità per effettuare la domanda di accesso al percorso previsto dalla nuova legge regionale, l’assessore Lenzi chiarisce che «le domande possono essere inoltrate solo in modalità online».

Il portale è questo. «Coloro che non dovessero essere in grado di procedere in autonomia – prosegue – potranno comunque rivolgersi agli sportelli Arti dove, grazie ai facilitatori digitali presenti in tutte le sedi, sarà possibile inoltrare la domanda».

L’accesso alla misura prevede la presa in carico da parte dei Centri per l’impiego, che svolgeranno un’analisi preliminare dei bisogni professionali e sociali e definiranno con la persona beneficiaria il Patto di Servizio Personalizzato.

La corresponsione del beneficio è condizionata al rispetto degli impegni assunti nel Patto. I beneficiari si impegnano a presentarsi alle convocazioni dei servizi; sottoscrivere e rispettare il Patto di Servizio; partecipare ad attività di orientamento, formazione, riqualificazione e ad altre iniziative di politica attiva/attivazione; svolgere atti di ricerca attiva di lavoro e aggiornare la propria posizione nelle banche dati regionali; accettare offerte di lavoro congrue secondo la disciplina vigente e a comunicare tempestivamente variazioni rilevanti ai fini Isee e della permanenza dei requisiti.

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