Il caro energia è mortale per l’Italia (ma vitale per Trump)
Un quadro europeo suicida in cui il Paese sicuramente più in difficoltà è il nostro
Trump ha dichiarato che se il prezzo del petrolio sale, gli Usa saranno decisamente più ricchi. Un'affermazione vera, soprattutto se al petrolio si aggiunge l'aumento del gas liquido naturale.
Quello che è altrettanto certo è che un simile aumento farà malissimo all'economia italiana caratterizzata da importazioni di petrolio e gas che costituiscono, da sole, il 10% del totale delle importazioni del nostro Paese.
La guerra in Iran e il blocco di Hormuz fanno sì che circa il 25% del gas importato in Italia sia proveniente dagli Stati Uniti (con un aumento del 40% nel giro di pochissimo tempo) e poco meno del 20% del petrolio. Si tratta di forniture che giungono tutte via nave, con un aggravio di costi spaventoso perché i noli marittimi sono aumentati del 250%, i prezzi del noleggio delle petroliere sono quadruplicati e i premi di rischio delle navi sono passati dallo 0,01% del valore della nave fino al'1,5%.
In sintesi, l'aumento del prezzo dell'energia è vitale per Trump e mortale per l'Italia. Solo per aggiungere un’ulteriore nota, il rendimento dei titoli di Stato italiani è passato dall'inizio della guerra dal 3,25% al 3,75%, con un effetto che a fine 2026 porterà gli interessi sul debito a essere pari al 4% del Pil, una soglia ben più alta della crescita del Pil, stimato intorno all'1%, con un pesante aggravio "automatico" del debito complessivo. In tale aggravamento ha un ruolo non banale il fatto che i decennali Usa fanno una gran concorrenza ai titoli italiani con un rendimento del 4,2%. La questione energetica presenta un altro aspetto rilevante.
Trump si è affrettato ad approvare una deroga d'emergenza al divieto di acquisto di petrolio dalla Russia per evitare che i prezzi alla pompa di benzina, aumentati di 60 centesimi in un solo mese, crescano troppo. Nella stessa logica sembra intenzionato a rimuovere la vecchia normativa, risalente al 1920, per cui il petrolio americano può essere trasportato solo da navi americane, aprendo di nuovo all'utilizzo delle più economiche navi di altri Paesi, Russia compresa. Allo stesso tempo, il presidente ha deciso che la deroga all'embargo russo valga anche per l'India e per altri Paesi alle prese altrimenti con un crollo degli approvvigionamenti, in grado di scatenare una recessione globale. È evidente alla luce di ciò che, con il blocco di Hormuz e le sue conseguenze, le esportazioni Usa certo non bastano ad evitare il disastro economico. Questi elementi suggeriscono due considerazioni. La prima è relativa all'ormai evidente legame che esiste fra Trump e Putin. L'incontro in Alaska aveva prefigurato la spartizione delle forniture energetiche e una collaborazione che ora emerge con chiarezza.
La seconda considerazione riguarda l'Unione Europea che continua pervicacemente, anche con la paradossale minaccia Usa, a non comprare, se non in minima parte, il gas russo, pagando per intero così il costo della crisi in atto. Un quadro europeo suicida in cui il Paese sicuramente più in difficoltà è l’Italia.
* Università di Pisa
