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Consiglio regionale, bufera su Manetti: concorso al Meyer, fondi culturali e il libro al centro dello scontro – Cosa le viene contestato

di Libero Red Dolce

	Cristina Manetti 
Cristina Manetti 

L’assessora respinge le accuse parlando di «caccia alle streghe» e nega qualsiasi uso improprio di risorse pubbliche, mentre in aula si consuma uno scontro durissimo con l’opposizione e con la capogruppo La Porta

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Tutto ruota intorno a Cristina Manetti nel primo consiglio regionale toscano di marzo, anche se lei, verosimilmente, di queste attenzioni avrebbe fatto a meno. L’assessora alla Cultura è il centro di gravità di una serie di interrogazioni (cinque) presentate dalle opposizioni, che vogliono vederci chiaro sulle recenti - e non - polemiche che l’hanno vista protagonista. E la carne al fuoco è tanta: dal concorso per un posto da dirigente giornalistico al Meyer a cui aveva partecipato, al dipinto che la ritrae che doveva essere esposto all’Accademia delle Arti e poi ritirato, passando per vicende legate alla presentazione a Bruxelles e alla rappresentazione teatrale a Prato del suo libro “Penelope che prende la valigia”.

Il caso del premio “La città dei lettori”

Nel dibattito in aula non emergono particolari novità, se non una legata alla partecipazione del libro di Manetti al premio letterario fiorentino “La città dei lettori”: l’assessora, nella sua risposta, sostiene che la manifestazione non riceva finanziamenti pubblici, ma viene rintuzzata dalla capogruppo di Fratelli d’Italia, Chiara La Porta, che atti alla mano spiega che «nel 2023 e nel 2024 ha (invece, ndr) ricevuto finanziamenti per 10mila euro l’anno». Il resto è stata battaglia politica, con l’opposizione che porta a casa il risultato di aver messo politicamente nel mirino, nel luogo più alto della democrazia regionale, l’assessora più vicina a Giani. Annunciando inoltre l’arrivo di due ulteriori interrogazioni.

La seduta si accende: l’accorpamento delle interrogazioni

La seduta parte bollente. E diversamente non poteva essere. Manetti chiede subito che siano accorpate le interrogazioni alle quali deve rispondere direttamente. L’opposizione insorge, ricorda al vicepresidente del consiglio regionale Antonio Mazzeo che si erano presi altri accordi durante la riunione dei capigruppo. Alla fine passa la linea dell’accorpamento, tra i mal di pancia del centrodestra.

La difesa di Manetti: attacco personale, nessun uso improprio di risorse

E la parola va a Manetti, che, con una certa emozione irritata nella voce, sviluppa la cinta muraria della sua difesa. Tre i cardini: l’attacco è personale e non politico, «caccia alle streghe», la definisce; nessuna delle attività contestate avrebbe «dimostrato un uso improprio delle risorse pubbliche o vantaggio personale»; e infine rivendica la libertà di scrivere e partecipare alla vita culturale anche come figura istituzionale, cosa che ritiene messa in discussione.

Le accuse incrociate e i riferimenti ai casi nazionali

Nel suo denso intervento Manetti prova a mettere in luce le contraddizioni dei suoi accusatori, ricordando i finanziamenti pubblici ottenuti da un libro del ministro della Cultura Alessandro Giuli o «la pubblicità impropria che la premier Meloni ha fatto al suo libro, regalandolo in occasioni ufficiali con tanto di autografo».

Il duello con La Porta

La partita tra Manetti e La Porta si fa personale per lunghi tratti, con lo sguardo dell’assessora che, durante la lettura, si sposta tagliente tra i fogli che legge e il banco della consigliera d’opposizione. Alla fine La Porta sarà nominata otto volte nel suo intervento. Per Manetti si tratta di «un attacco personale sistematico», rilevando «circa dieci iniziative tra interrogazioni e richieste di accesso agli atti tutte rivolte» alla sua persona dall’inizio della legislatura. La Porta da parte sua non ci sta, ammonisce l’assessora sostenendo che la sua condotta sta «ledendo la figura del presidente stesso e dell’istituzione», in un clima definito di «grande omertà» tra i corridoi regionali. Afferma che se Manetti vuole diffondere liberamente il suo pensiero dovrebbe «probabilmente dimettersi», per evitare che gli enti «subiscano la sua libertà di pensiero» legata al ruolo pubblico.

Il coinvolgimento di Giani e lo scontro politico

E lo scontro si allarga al presidente Eugenio Giani, chiamato in causa per aver partecipato alla presentazione in una libreria di Bruxelles del libro di Manetti a margine di un viaggio istituzionale. Sul tema Giani non vede alcuna inopportunità politica: «Non ritengo di carattere esclusivamente personale e privato la presentazione», definita «una forma non convenzionale di rapporto e di relazione e di attenzione verso la comunità a Bruxelles». Il presidente qualifica le interrogazioni dell’opposizione come «un attacco mirato e personale» e in un crescendo infastidito invita La Porta a non costruire il suo ruolo sul «discredito dell’altro, sull’annullare o infangare la reputazione».

La controreplica e il fronte che si irrigidisce

Ma non trova una interlocutrice remissiva. Anzi. Dopo averlo accusato di «difendere l’indifendibile», viene invitato polemicamente a riflettere sul «tipo di influenza» che Manetti, «già suo capo di gabinetto», esercita sulla presidenza, ledendo, a dire di La Porta, l’immagine dell’istituzione. La battaglia andrà avanti, con l’opposizione che crede di aver trovato una breccia da provare ad allargare e Giani e Manetti compatti a rispondere colpo su colpo.

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