Fratelli d'Italia tra guerre e veleni: il caso “razza bianca” agita Livorno
Alcuni iscritti del partito di Meloni contro la frase attribuita alla consigliera comunale e regionale, Marcella Amadio. Agitazione anche a Pisa dopo il rimpasto di giunta voluto dal sindaco Michele Conti
Mal di pancia interni, equilibri precari e tensioni che ora faticano a restare sotto traccia. Dietro la crescita elettorale di Fratelli d’Italia, anche in Toscana, emergono crepe politiche che si manifestano in modi diversi, ma sempre più visibili.
A Pisa, il segnale è arrivato alcuni giorni fa con la decisione del sindaco Michele Conti di procedere a un rimpasto di giunta che ha visto l’uscita di Giulia Gambini, (ormai ex) assessora in quota Fratelli d’Italia, insieme a Gabriella Porcaro, espressione di Pisa al Centro. Ma è a Livorno che i malumori assumono contorni ben più complessi e potenzialmente esplosivi. Qui, infatti, alcuni iscritti di FdI hanno presentato un esposto alla Procura della Repubblica nei confronti della consigliera comunale e regionale Marcella Amadio: già in passato consigliera regionale toscana e consigliera politica dell’ex ministro Gianni Alemanno, dopo le ultime consultazioni è tornata a sedere in consiglio, rafforzando il suo profilo politico all’interno del partito, di cui è anche dirigente nazionale. E al centro della segnalazione c’è una frase – «Viva la razza bianca» – che, secondo quanto riportato nell’atto, sarebbe stata pronunciata dalla consigliera lo scorso 19 settembre durante un incontro elettorale, organizzato in un ristorante di Montescudaio in vista delle ultime elezioni regionali del 12 e 13 ottobre. Frase che Amadio nega di aver pronunciato.
Un episodio che ora è finito all’attenzione della magistratura: la Procura ha già delegato le attività preliminari di verifica per accertare se vi sia stata una violazione. In altre parole: se la frase sia stata davvero pronunciata da Amadio in occasione della cena elettorale e, soltanto in questo caso, se possa configurarsi una violazione dell’articolo 604-bis del Codice penale (propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico). Sia chiaro: si tratta di un passaggio iniziale, che non comporta automaticamente l’attribuzione di responsabilità né valutazioni di colpevolezza e che, di fatto, potrebbe anche concludersi con l’archiviazione. Ma facciamo un passo indietro: nei giorni immediatamente successivi al presunto episodio, un primo esposto era stato presentato anche ai probiviri di Fratelli d’Italia. Su quel fronte, però, al momento non si registrano prese di posizione ufficiali. Un silenzio che si estende anche al commissario provinciale del partito, il senatore Marco Lisei, e che contribuisce ad alimentare un clima di tensione e dissapori. Solo per citare un altro caso: sempre pochi giorni prima delle regionali scoppiò un altro episodio con protagonista Amadio: in quel caso fu uno spot elettorale in cui riceveva l’endorsement della premier Giorgia Meloni a far scoppiare la rivolta di alcuni iscritti a FdI. Il motivo? Il video in cui Meloni invitava a votare Amadio risaliva a circa dieci anni prima, quando la premier era “solo” la presidente del partito e non del Consiglio.
Il contesto livornese, del resto, è particolarmente sensibile: Fratelli d’Italia in provincia è commissariato da circa due anni e si avvicina ora al congresso provinciale, appuntamento che inevitabilmente riporta a galla divisioni interne mai del tutto sanate. In questo quadro, l’esposto in Procura rischia di diventare un ulteriore fattore di destabilizzazione politica, capace di incidere sugli assetti futuri del partito sul territorio. Così Pisa e Livorno raccontano due facce della stessa medaglia. Da una parte scelte politiche che producono malumori, dall’altra vicende che intrecciano politica e magistratura. In mezzo, un partito che in Toscana appare ancora impegnato a fare i conti con la propria crescita, tra ambizioni, correnti e tensioni latenti che ora chiedono di essere governate.
