Supermercati chiusi la domenica in Toscana: i sindacati annunciano la lotta
La discussione è ripartita dopo che Ancc‑Coop, l’associazione nazionale delle cooperative di consumo, ha aperto una riflessione interna sulla possibilità di chiudere i punti vendita nei giorni festivi per contenere i costi
LUCCA. Il tema delle aperture domenicali nella grande distribuzione torna al centro del dibattito, e in Toscana – e in Lucchesia in particolare – il confronto è più vivo che mai. La Filcams Cgil regionale interviene chiedendo un cambio di passo: «È il momento di trovare un equilibrio reale tra le esigenze delle imprese e quelle di chi lavora», afferma il sindacato, che da anni denuncia l’impatto delle liberalizzazioni sugli addetti del settore. La discussione è ripartita dopo che Ancc‑Coop, l’associazione nazionale delle cooperative di consumo, ha aperto una riflessione interna sulla possibilità di chiudere i supermercati la domenica per contenere i costi. Una proposta che ha riacceso un tema mai sopito, soprattutto in territori come quello lucchese, dove la grande distribuzione conta numerosi punti vendita e migliaia di dipendenti.
«Partiamo dalle festività: il tempo libero è un diritto»
La Filcams, però, va oltre la sola ipotesi di chiusura domenicale. «Si cominci almeno dalle festività civili e religiose – sostiene il sindacato – per le quali in Toscana proclamiamo sciopero da anni. È necessario investire sulle persone e restituire loro tempo, il bene più prezioso». Il nodo, spiegano dalla Cgil, affonda le radici nel decreto “Salva Italia” del 2011, che ha liberalizzato completamente gli orari del commercio, consentendo aperture senza limiti, 24 ore su 24 e sette giorni su sette. Una scelta che, secondo il sindacato, ha prodotto una “deregulation totale”, spingendo verso un modello di consumo continuo e incidendo pesantemente sulla vita privata dei lavoratori. Il settore, inoltre, è caratterizzato da una forte presenza femminile – circa il 70% degli addetti – e questo ha reso ancora più complesso conciliare turni, famiglia e tempi di cura.
Dinelli (Filcams Lucca): “In provincia tremila addetti, ora serve mettere ordine”
A fotografare la situazione locale è Massimo Dinelli, segretario generale della Filcams di Lucca. «La realtà lucchese rispecchia quella regionale: la grande distribuzione impiega circa tremila persone, in larga parte donne. È evidente che serva una regolamentazione più chiara», afferma. Dinelli ricorda come, fino a vent’anni fa, le aperture straordinarie venissero concordate a livello regionale. «Con il decreto Monti, che avrebbe dovuto rilanciare il Paese, non abbiamo visto i benefici annunciati: gli incassi non sono aumentati, semplicemente si sono spalmati su sette giorni invece che su sei».
Il nodo delle domeniche e il rischio di “migrazione” dei clienti
Il sindacato propone di partire dalle festività, per poi affrontare il tema delle domeniche. “Le abitudini sono cambiate, è vero: molti fanno la spesa anche la domenica. Per un supermercato chiudere può significare perdere clienti a favore di chi resta aperto”, osserva Dinelli. “Ma è altrettanto urgente intervenire sulle retribuzioni: il lavoro domenicale non è adeguatamente valorizzato”.
«Ridare dignità al tempo libero»
Per la Filcams, la questione non è solo economica ma culturale. “Occorre restituire dignità al tempo libero e alle esigenze familiari”, conclude Dinelli. Molti lavoratori, ricorda, avevano scelto l’impiego nella grande distribuzione proprio perché, prima del 2011, i festivi erano garantiti come giorni di riposo.
