Strage di Capodanno in Svizzera, le famiglie disperate: «Dov’è nostro figlio?»
A Crans-Montana nelle scorse ore l’arrivo degli italiani a cercare i parenti: «Aveva il cellulare scarico, il suo amico non lo ha più visto...»
CRANS-MONTANA. «Mio figlio non risponde al telefono da ieri sera. Era nel locale di Crans-Montana a fare Capodanno con un gruppo di amici. Al momento non lo abbiamo ancora trovato, stiamo chiamando tutti gli ospedali. Sono arrivato sul posto con mia moglie. La situazione è tragica». Edoardo è padre di uno dei ragazzi italiani che ancora non si trova. Ha parlato a Speciale Tg4: «Ho sentito qualche genitore degli amici che erano con lui – ha detto ancora – due sono riusciti a trovare i figlio mentre altri due, come noi, non riescono a contattarli». Lo strazio e la disperazione hanno varcato i confini della Svizzera. Tanti italiani si trovano in queste ore travolti da questa ansia che non dà pace, in attesa di conoscere le condizioni di figli, amici, parenti.
La disperazione è nelle parole dei genitori che da ieri non hanno più notizia dei figli. «Stiamo chiamando tutti gli ospedali, ma nessuno sa niente» è l’appello di Carla Masiello, bolognese, madre di Giovanni Tamburi, di cui si sono perse le tracce nel comune svizzero dal 31 dicembre. Il ragazzo si trovava in Svizzera con il padre e, l’altra sera, era uscito con alcuni amici per andare al Constellation: «Aveva il cellulare scarico – racconta la madre a Repubblica – , un amico mi ha detto che sono scappati dopo che è scoppiato l’incendio, poi a un certo punto non l’ha più visto. Aveva al collo una catenina d’oro con l’immagine di una madonnina».
Ore di angoscia dopo la tragedia di Capodanno anche per una famiglia che da ore non ha notizie del figlio che si trovava a una festa al “Constellation”. Si tratta di Emanuele Galeppini, 17 anni, nato a Genova e che mercoledì sera si trovava all’interno del bar dove si è consumata la tragedia. A lanciare l’appello a TgCom il padre del ragazzo che è arrivato sul posto per cercare il giovane, che aveva avuto l’ultimo contatto con la famiglia al telefono alla mezzanotte. Altre due famiglie di giovanissimi amici che si trovavano con il giovane stanno cercando i loro figli nelle strutture d’emergenza.
Un sopravvissuto della strage di Crans-Montana ha raccontato a Il Fatto Quotidiano i momenti drammatici in cui «all’improvviso è scoppiato un grande incendio al Constellation. Pensavamo che saremmo rimasti soffocati», ha detto in francese. «Mi sono detto che non ce l’avrei fatta, ma sono riuscito a rompere una finestra e a uscire da lì», ha spiegato ancora il giovane dicendo di essere rimasto bloccato per 10 minuti prima di riuscire a uscire.
Il locale
Sul luogo della tragedia è un continuo pellegrinaggio di abitanti della località svizzera e dei parenti delle persone che ancora non rispondono. Situato in Rue Centrale 35, il bar Le Constellation può contenere fino a 300 persone ed è dotato di una terrazza riscaldata panoramica che ne può ospitare al massimo 40. Nel locale, viene spiegato sul sito ufficiale di Crans-Montana, ci sono un Lounge Bar – che negli anni ha ospitato alcuni fra i più famosi dj internazionali – e un “bar segreto, dove l’acqua scorre naturalmente sulla roccia”. Poi “un’area dedicata alle shisha, perfetta per condividere un momento conviviale con gli amici”. E ancora, “14 schermi che trasmettono eventi sportivi da tutto il mondo, garantendo un’esperienza coinvolgente per tutti i fan”.
«Qui a Crans-Montana ci sono connazionali che chiedono di familiari di cui non riescono ad avere notizie al momento. Qui ci sono radunate una cinquantina di persone», ha dichiarato l’ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado, che si è recato sul posto.
È stato allestito un punto di raccolta per i familiari al centro congressi, le Regent di Crans-Montana e una help line che risponde al numero +41848112117 contattabile anche dall’Italia.
«Mi sono trovato di fronte a una situazione catastrofica, ma ci siamo inseriti in un sistema di soccorso ben oliato, in cui abbiamo potuto operare con ordine e tranquillità, gestendo un flusso continuo di feriti, ustionati e con traumi da schiacciamento», ha raccontato al Corriere Jacopo Pernechele, medico valdostano intervenuto stamane a Crans-Montana con l’elicottero della Protezione civile della Valle d’Aosta. E oggi, 2 gennaio, il lavoro continuerà.
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