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Dillo al direttore
Dopo Sanremo

Dillo al direttore: lasciamolo decantare questo Geolier, vedremo cosa sarà in grado di fare

Dillo al direttore: lasciamolo decantare questo Geolier, vedremo cosa sarà in grado di fare

Ecco uno degli interventi dei lettori pubblicati sul giornale di martedì 20 febbraio: è possibile dialogare direttamente con il direttore Cristiano Marcacci attraverso il canale WhatsApp e l’indirizzo mail dedicati

20 febbraio 2024
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Buongiorno direttore, ho scritto a lei con questa mail perché non essendo io giovanissima non sono in grado di usare i vari canali di comunicazione in uso ai nostri giorni. In questi giorni ho letto l'intervista fatta a Vecchioni su un giornale e mi sono stupita del fatto che un uomo di cultura e di canto come lui possa apprezzare la canzone che Geolier ha portato a Sanremo. Vecchioni dice «Se qualcuno ha capito il testo...», e io mi sono detta: è proprio questo il punto, io non ho capito nulla.

So che il mio sembrerà il pensiero di una vecchia insegnante in pensione quale io sono, ma ritengo che le canzoni di tutti i rapper come Geolier abbiano una prerogativa in comune: non si comprende il loro contenuto, perché non si capiscono le parole. In genere una canzone si ascolta e si riascolta perché oltre alla musica ti sono piaciute le parole e le vuoi imparare. Le canzoni dei rapper le ascolti poi le riascolti perché non hai compreso ciò che il testo vuol dire e cerchi di capire, ma non ci riesci perché tutti i rapper indistintamente parlano velocemente (rappano come si suol dire), non fanno pause e “mangiano” il microfono. Geolier ha “un'aggravante”: canta in lingua napoletana, perciò la sua canzone non puoi neppure riascoltarla per capirla, devi cercare il traduttore. Ho scritto “lingua napoletana” perché come è stato più volte ribadito il napoletano è una lingua, non un dialetto. A maggior ragione se è una lingua avrei voluto che sullo schermo fosse passata la traduzione in sovraimpressione. Detta così la mia sembra una frase razzista e che la mia riflessione vada contro il sud e i suoi cantanti. A mio parere invece in questi giorni sembra che si stia facendo del razzismo al contrario. Si sta elogiando questo ragazzo come se già fosse il secondo Maradona, esaltando la sua bravura, l' interpretazione superba a Sanremo e prendendolo come esempio di rettitudine morale. E non solo, lo si mette su un balcone con una targa in mano accompagnato dai fuochi d'artificio, poi lo si porta all'università dove tiene una lectio magistralis accanto al sindaco di Napoli. E chi non apprezza la sua canzone è razzista, è prevenuto e non lo apprezza perché lui è napoletano. Intanto l'immagine che passa in questi giorni è quella di Geolier che canta Narcos imbracciando un kalashnikov dorato e mi chiedo: ma a Napoli non ci sono persone più meritevoli di una targa? Non sarebbe meglio lasciare questo ragazzo un po' a “decantare” per vedere cosa sprigiona, invece di “consumarlo” subito?

Mirella Rigamonti

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