Il Tirreno

Il reportage

Vespa compie 80 anni: noi a Radicofani, la terra del brigante gentiluomo che rubava ai ricchi per dare ai poveri – Video

di Lorenzo Lombardi

	Il cronista Lorenzo Lombardi ai piedi della statua di Ghino di Tacco e due foto del borgo (fotoservizio Lorenzo Lombardi)
Il cronista Lorenzo Lombardi ai piedi della statua di Ghino di Tacco e due foto del borgo (fotoservizio Lorenzo Lombardi)

Il borgo è circondato dai paesaggi meravigliosi della Val d’Orcia, meta di pellegrini lungo la via Francigena. Il brigante Ghino di Tacco avrebbe ispirato la leggenda di Robin Hood

5 MINUTI DI LETTURA





RADICOFANI. Fortezze considerate imprendibili, storie reali diventati leggende, un borgo perfettamente tenuto dove potete trovare capolavori dei Della Robbia, pellegrini in viaggio lungo la via Francigena e persino un bosco romantico-esoterico. Tutto questo circondati dalle terre meravigliose della Val d’Orcia. Siamo a Radicofani, luogo strategico nel passato ed oggi custode di bellezza, arte e depositario della memoria di un personaggio grandioso della storia medievale e, forse, un po’troppo dimenticato. Stiamo parlando di Ghino di Tacco, brigante gentiluomo, colui che derubava i ricchi per dare ai poveri, personaggio realmente esistito e delle cui gesta scrive Dante nel sesto canto del Purgatorio ( “qui v’era l’Aretin che da le braccia fiere di Ghin di Tacco ebbe la morte”) e soprattutto il Boccaccio nel suo celebre “Decamerone”. Una intera novella, la seconda del decimo giorno, è dedicata a Ghino di Tacco e la racconta Elissa che, se vivesse al giorno d’oggi, l’avremmo invitata a fare un giro sulla nostra Vespa per sentire dalla sua voce il racconto del brigante gentiluomo.

Sulla strada per Radicofani

Per arrivare a Radicofani – decima tappa del tour organizzato dal “Tirreno” per gli 80 anni dello scooter made in Pontedera – abbiamo viaggiato fra colline punteggiate da viti ed olivi, luoghi iconici (passando anche da Certaldo, terra natale di Boccaccio), abbiamo oltrepassata Siena, siamo arrivati a Montalcino, capitale mondiale del vino, poi ci siamo immersi nella Val d’Orcia dove il giallo ed il verde si mischiano creando un quadro di bellezza naturale. Ci siamo fermati varie volte cercando, fra le nuvole, di scorgere la mano ed il pennello del pittore-demiurgo che ha deciso di colorare e plasmare quelle terre di tanta bellezza. Siamo passati dal Poggio Covili, la famosa strada di cipressi diventato luogo iconico di foto da postare sui social: un caso a rischio overtourism, ma anche un luogo così bello che è comprensibile che chi viene da ogni parte del mondo, voglia farcisi una foto. Quando ci siamo passati (ci siamo fatti anche noi la foto con la Vespa fra i cipressi) abbiamo incontrato un pullman di giapponesi entusiasti di fotografarsi in quelle terre dove noi toscani siamo nati.

Tappa della via Francigena

Passato poi la suggestiva Bagno Vignoni, si comincia a salire verso Radicofani, le terre di Ghino di Tacco, meta, oggi come ieri, di pellegrini lungo la via Francigena. Alcuni di loro sono in bicicletta, altri a piedi, Radicofani è tappa strategica, luogo di riposo, ristoro e punto di controllo della via Francigena. Proprio per questa sua strategicità, il nobile Ghino di Tacco, costretto a diventare brigante, decise di espugnare la Torre-Castello di Radicofani, considerata fino a quel momento imprendibile. Siamo nel 1290 e queste imprese diventarono leggenda.

Il brigante gentiluomo

Ed era solo l’inizio. Controllando quel territorio si controllava un passaggio strategico verso Roma: Ghino di Tacco decise così di rapinare i tanti ricchi che passavano di là per poi aiutare i poveri e gli studenti. Quando qualcuno passava da quei territori, Ghino e la sua ciurma apparivano e prendevano informazioni su chi avevano davanti. I ricchi venivano spogliati, gentilmente, delle loro ricchezze: veniva infatti lasciato loro ciò che serviva per arrivare a destinazione con la pancia piena, mentre il resto veniva “requisito” da Ghino che poi lo distribuiva al popolo che, chiaramente, era tutto con lui. Quando passavano i poveri e gli studenti invece, Ghino di Tacco dava loro cibo e qualche soldo per continuare il viaggio.

Ora non fate l’errore di chiamarlo “il Robin Hood italiano”, perché semmai dovremmo definire Robin Hood il Ghino di Tacco inglese. Non è una visione toscanocentrica, ma sono parecchi gli studiosi a pensare che la figura, immaginaria, di Robin Hood sia ispirata davvero alle vicende reali di Ghino di Tacco: la via Francigena arrivava infatti fino a Canterbury e anche i “The Canterbury Tales” si ispirano alla struttura narrativa del Decamerone. E chi c’era nel Decamerone? Ghino di Tacco che “piglia l’abate di Cligni e medicalo del male allo stomaco, e poi il lascia; il quale, tornato in corte a Roma, lui riconcilia con Bonifazio Papa, e fallo friere dello Spedale”. La storia che Boccaccio fa raccontare a Elissa è proprio questa: il ricchissimo abate di Cluny fu fermato da Ghino che oltre a riportarlo sulla strada della povertà voluta da Cristo (un modo elegante per dirvi che lo derubò) lo rimise anche in forma! L’abate era sovrappeso e soffriva di mal di stomaco, così Ghino lo mise a dieta (chiudendolo nella torre! ), lo rimise in forma, se ne prese cura e lo rimandò a Roma! Boccaccio racconta che l’abate fu colpito dalla (alternativa) generosità di Ghino e convinse il Papa a graziarlo delle sue azioni da brigante, a donargli (ufficialmente) il Castello (che già Ghino controllava) e persino a conferire a Ghino il titolo di Cavaliere di San Giovanni e di Friere dell’ospedale di Santo Spirito, dove il brigante gentiluomo continuò a prendersi cura delle persone.

Probabilmente più che premiare il buon cuore fu, da parte della Chiesa, una soluzione geopolitica per normalizzare quelle terre, ma in ogni caso le gesta del brigante gentiluomo iniziarono a passare di bocca in bocca lungo la via Francigena e poi furono rese immortali dalla penna del Boccaccio. Così le scorribande e le azioni nobili di Ghino di Tacco arrivarono fino all’Inghilterra.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Morto a 17 anni in Versilia, la data dei funerali di Gabriele Martini. Slitta l’interrogatorio del 27enne

di Redazione web