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Il reportage

Vespa compie 80 anni, noi a Montecastelli Pisano: un borgo fuori dal tempo tra musica e paesaggi incantevoli – Video

di Lorenzo Lombardi

	La nostra Vespa a Montecastelli
La nostra Vespa a Montecastelli

Un tuffo nel passato in un territorio che ha visto tanta storia dagli etruschi al potente Ildebrando dei Pannocchieschi

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Per arrivare con la nostra Vespa a Montecastelli Pisano (comune di Castelnuovo Val di Cecina) abbiamo attraversato tornanti nel verde, colline bellissime, aree geotermiche, zone di vino ed olio pregiati ed intersecato tanti confini. Nel Medioevo, per il controllo di quel borgo che domina il territorio circostante, si sono battuti in tanti, ed i confini amministrativi moderni di Castelnuovo Val di Cecina raccontano ancora storie di vecchi confini: nel giro di pochi chilometri si può entrare nella provincia di Grosseto e in quella di Siena. La diocesi è quella di Volterra che comprende comuni del Pisano, del Fiorentino, del Grossetano, del Livornese e del Senese!

Anche qui ci furono gli etruschi come dimostra la scoperta di un ipogeo, poi il castello, oggi borgo, fu costruito dal vescovo volterrano Ildebrando dei Pannocchieschi della potente famiglia volterrana-senese alleata allora con Federico Barbarossa. Ildebrando morì nel 1212 ed il suo successore, Pagano dei Pannocchieschi, nel 1215 fece costruire la torre che sovrasta il borgo. Quel castello era fondamentale nell’equilibrio di potenza della geopolitica medioevale e lì si incrociarono le spade del Sacro Romano Impero, del potere temporale della Chiesa, delle grandi famiglie toscane, del Comune di Volterra e naturalmente della Repubblica Fiorentina. Nel 1219 le milizie di Volterra distrussero la torre che fu ricostruita di nuovo da un vescovo, Belforti, nel 1343. Abbiamo finito la nostra visita – sesta tappa del tour in occasione degli 80 anni della Vespa – proprio sulla torre, ma ora riavvolgiamo il nastro.

Quando siamo arrivati nel borgo, immerso nel verde e nel silenzio, il rumore della nostra Vespa era l’unica “cosa” che ci teneva attaccati al presente perché nuovamente siamo caduti in un meta-tempo dove il Medioevo si mescola con la vita moderna. Parcheggiata in piazza la Vespa, ci siamo seduti su una delle tante panchine che puntellano il borgo ben tenuto, ed abbiamo provato la sensazione di essere al tempo stesso vicini e lontani da tutto: in pochi minuti con la Vespa si possono toccare province e paesaggi diversi, ma si è anche sopra a tutto e quindi sollevati dal mondo circostante. Fate la prova voi stessi, visitate Montecastelli, entrate in silenzio e con educazione, fermatevi vicino al piloncino verde dove sono attaccati gli strumenti per sistemare le biciclette dei cicloturisti e guardatevi intorno: capirete immediatamente perché la rocca è stata per secoli così strategica.

Il borgo è pulitissimo, è amico di chi fa turismo in bicicletta e sempre in piazza trovate anche il fontanello (gratuito) per l’acqua pubblica: per arrivare qui siamo stati quasi tre ore in Vespa col sole in faccia, così godiamo nel bere l’acqua fresca e nello sciacquarci viso e collo. Il silenzio nuovamente ci avvolge, ma è un silenzio accogliente, non inquietante. Si sentono le persone che parlano dentro le case e nell’aria si spande un suono di violini. Abbiamo la sensazione che “ci stiano studiando” e noi stiamo al gioco: cerchiamo la fonte della musica, ma non la troviamo. Troviamo invece un ambulatorio Asl e lì incontriamo alcune persone del posto, ci presentiamo e scambiamo le nostre prime chiacchiere.

«Nel borgo si sta bene, però naturalmente serve la macchina, perché i mezzi pubblici arrivano poco quassù», ci dice qualcuno. Chiediamo quanto distino gli ospedali, un tema che spesso abbiamo affrontato in questi luoghi meravigliosamente fuori dal tempo, ma anche lontani dalle città.

«Il primo ospedale è a Volterra – spiegano –, però una volta a settimana ci sono l’ambulatorio e presidio Asl».

Oggi è giorno di ambulatorio e la gente aspetta fuori il proprio turno dal dottore. Chiediamo della musica che sentiamo e così ci raccontano che «c’è un dottore tedesco, che però è anche un liutaio, vive nella torre ed organizza concerti! ».

Sembra quasi un’avventura di Dungeons and Dragons e questa cosa ci intriga: andiamo alla ricerca del dottore-liutaio e ci dirigiamo verso la torre, da dove vediamo uscire una ragazza col violino in spalla. La fermiamo e ci racconta pure lei «del dottore nella torre» che però è anche un grande liutaio e filantropo. «Aiuta un sacco di musicisti emergenti», spiega. La ragazza che abbiamo fermato è la violinista Arianna Argentieri, di San Vincenzo: dopo aver studiato al Conservatorio Mascagni di Livorno ora continua i suoi studi musicali alla Michigan State University. È qui per confrontarsi «col dottore liutaio». Le chiediamo come è finita negli Usa a studiare e ci risponde «perché son brava a suonare!». Le facciamo i complimenti ed i migliori auguri per la sua carriera e riprendiamo a muoverci nel borgo.

Incontriamo un signore distinto dallo sguardo sagace, dal sorriso dolce e dalla battuta pronta. È Matteo Amodeo, 82 anni portati benissimo, calabrese d’origine ma trasferitosi qui decenni fa per amore di sua moglie. Ci presentiamo, gli raccontiamo del nostro tour in Vespa e lui ci racconta che aveva due lambrette. «Si può dire?», chiede con simpatia ed educazione. «Certo che si può dire!», rispondiamo sorridendo. Mentre parliamo con Matteo, per molti «il sindaco del borgo», sua moglie risolve per noi l’enigma del dottore liutaio. «È Philipp!». Il racconto, anzi l’avventura continua nel pezzo della pagina accanto. 
 

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