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Chi è Luciano Darderi: l’infanzia, il primo match in Abruzzo e gli allenamenti nel super centro in Toscana – Così è arrivato a stregare Roma

di Tommaso Silvi
Chi è Luciano Darderi: l’infanzia, il primo match in Abruzzo e gli allenamenti nel super centro in Toscana – Così è arrivato a stregare Roma

Dalla terra rossa di Villa Gesell al grande tennis europeo: un talento cresciuto tra sacrifici, famiglia e scelte decisive che oggi lo spingono sotto i riflettori del Foro Italico

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La sua impresa è già entrata nella memoria del tennis italiano. Ma per capire davvero chi è Luciano Darderi, il ragazzo che ha mandato in tilt Alexander Zverev e si è preso i quarti degli Internazionali d’Italia (semifinale in programma contro lo spagnolo Jodar nella serata di mercoledì 13 maggio), bisogna tornare indietro. Non solo alla sua infanzia in Argentina e alla sua prima partita in Abruzzo, a L’Aquila, ma anche a quel dicembre del 2020 in cui scelse la Toscana come luogo dove ricostruire il proprio corpo e il proprio tennis: il centro Vertex di Arezzo, un laboratorio d’avanguardia dove Luciano e il fratello Vito decisero di allenarsi e crescere, anche oltre i colpi con la racchetta.

La partita che cambia una carriera

«È stata la partita più bella ed emozionante della mia vita». Darderi lo dice con la voce incrinata, ancora incredulo. E come dargli torto? Di fronte aveva il numero 3 del mondo, un giocatore che negli ultimi cinque Masters 1000 aveva perso solo da Jannik Sinner. Zverev conduceva 6-1, 5-4, con quattro match point a disposizione. Tutto sembrava scritto. E invece no. Darderi, che fino a quel momento non aveva mai battuto un top 10, ha ribaltato il destino con una rimonta che è già racconto epico: tie-break vinto 12-10, terzo set chiuso 6-0, il tedesco in cortocircuito, il Foro Italico in delirio. «Davvero ho annullato quattro match point? Pensavo uno solo», ha detto dopo il match. Un sorriso che racconta più di mille analisi: la leggerezza, la fame, la follia buona dei predestinati.

Villa Gesell, la terra rossa e un sogno che parte da lontano

Per capire da dove arrivi questa garra, bisogna tornare a Villa Gesell, quaranta chilometri da Mar del Plata. È lì che Luciano, nato in un comune di trentamila abitanti vicino a Buenos Aires, ha passato l’infanzia tra campi di terra rossa e racchette consumate. Il tennis è nel sangue: suo padre Gino, uno dei migliori giocatori argentini degli anni Ottanta, è ancora oggi il suo allenatore. E lo è anche per il fratello minore, Vito Antonio, 18 anni, talento purissimo del circuito junior. Le radici italiane arrivano dal nonno, originario di Fano, emigrato in Argentina dopo la guerra. Una doppia appartenenza che Luciano ha sempre sentito forte.

L’arrivo in Italia: sei mesi qui, sei mesi là

La prima volta in Italia ha dieci anni: un torneo a L’Aquila. Da lì in poi, la famiglia decide di fare sul serio: sei mesi in Sudamerica, sei in Europa, poi il trasferimento definitivo. Luciano cresce tra Roma e Arezzo, sostenuto dalla Federtennis, che ne intuisce il potenziale. A Roma vive quattro anni, si allena, osserva i campioni al Foro Italico da spettatore. Oggi, su quello stesso campo, è lui che la gente viene a vedere. 

Il lavoro al Vertex di Arezzo

Nel dicembre 2020, quando il mondo era ancora sospeso tra lockdown e ripartenze, Luciano e il fratello Vito prendono una decisione che cambierà il loro percorso: trasferirsi in Toscana per allenarsi al Vertex di Arezzo. Un centro che non è solo una palestra, ma un ecosistema di competenze: riabilitazione funzionale, riatletizzazione, osteopatia, terapie manuali e strumentali, posturologia, biomeccanica, idrokinesiterapia, crioterapia. È lì che Darderi lavora sul corpo, sulla postura, sulla resistenza. È lì che impara a gestire gli sforzi, a prevenire gli infortuni, a costruire quel tennis aggressivo che oggi lo rende pericoloso su ogni superficie. La Toscana, per lui, non è stata un semplice luogo di passaggio: è stata una seconda casa, un laboratorio dove ha imparato a diventare atleta prima ancora che giocatore.

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