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Max Alvini, la favola è realtà: il suo Frosinone si prende la Serie A – E in rosa c’è la terza promozione per un livornese

di Redazione web

	Massimiliano Alvini, primo salto in A nella sua carriera
Massimiliano Alvini, primo salto in A nella sua carriera

Terzo passaggio dalla Serie B alla Serie A per il livornese Francesco Gelli, centrocampista lo scorso anno alla Cremonese

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FUCECCHIO. La prima volta non si scorda mai. Soprattutto se è così prestigiosa. Massimiliano Alvini, fucecchiese doc, tecnico del Frosinone, festeggia la promozione in Serie A dei gialloblù. Decisivo, nell’ultima giornata, il 5-0 rifilato tra le mura amiche al Mantova. Un successo che ha perso ai ciociari di torna nella massima serie dopo la retrocessione del 2024. Con lui anche il livornese Francesco Gelli, alla terza promozione in A in carriera dopo quelle con il Frosinone nel 2023 e con la Cremonese lo scorso anno. 

Nuova promozione

Per Massimiliano Alvini è la promozione più importante della carriera, ma non è certo la prima del suo percorso. Nel 2006-07 portò in Eccellenza il Quarrata, poi la splendida scalata con il Tuttocuoio, trascinato dalla Promozione alla Serie C. Dalla Promozione all’Eccellenza nel 2008-09, poi subito il salto il Serie D. Il terzo “colpo”, con la vittoria della Serie D nel 2012-13, senza dimenticare la Coppa Italia Dilettanti, conquistata nel 2010 con i neroverdi. Quindi, nel 2019, la promozione in B con la Reggiana, passando dai playoff. E’ la sesta promozione in carriera, un’impresa da grande allenatore battendo squadre più accrediatte come Monza e Palermo su tutte.

La storia di Max

Dal calcio dei dilettanti al sogno della Serie A. È la storia di Massimiliano Alvini, 56 anni. Orgoglio di Fucecchio che ha trasformato la passione per il pallone in un lavoro. Francesco Colombini e Giuseppe Arvia, mister Max lo conoscono bene e in un’intervista al Tirreno ne parlavano così. «Lui pensa solo al calcio, notte e giorno. Quando entravamo in campo – racconta Colombini – sapevamo alla perfezione come avrebbero giocato i nostri avversari. Li studiava nei dettagli, organizzava ogni contromossa, geniale e maniacale allo stesso tempo. Ci trasmetteva una grinta e una carica impressionanti». Giuseppe Arvia, invece, di Alvini ricorda una frase in particolare. «Al Tuttocuoio, ci diceva sempre: “Non alleno per vivere, ma vivo per allenare”. Ed è proprio così. Il calcio è la sua vita». 

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