Nel carcere di Prato un “vademecum” per evitare i trasferimenti nei Cpr
Si tratta di due pagine scritte a mano. La Procura di Ravenna indaga da tempo su una rete di medici che avrebbero fatto carte false per boicottare i trasferimenti
PRATO. Due pagine scritte a mano su come fare per evitare il trasferimento dei detenuti nei Cpr, i Centri di permanenza per il rimpatrio. Il documento, una sorta di vademecum a uso dei medici, è stato fotografato all’interno del carcere della Dogaia e l’immagine è trapelata all’esterno, innescando una polemica politica.
L’immagine potrebbe finire agli atti dell’inchiesta della Procura di Ravenna nella quale risultano indagati per falso ideologico otto medici, sospettati di aver fatto carte false per impedire il trasferimento di stranieri senza permesso di soggiorno nei Cpr.
Nelle due pagine, attribuite al medico di guardia alla metà di settembre, ci sono una serie di consigli su come evitare il rischio di essere indagati per falso ideologico. Si fa riferimento all’articolo 481 del Codice penale e alle pene previste. Si ricorda che “la valutazione del medico può anche essere sbagliata ma è una valutazione del medico”, e si rassicura sul fatto che gli Ordini provinciali dei medici non prevedono la radiazione nel caso di un’accusa di questo genere.
L’idea della Procura di Ravenna è che esista una rete “Mai più lager – No ai Cpr” che sarebbe stata promossa dal dottor Nicola Cocco, l’infettivologo referente della Società italiana medicina delle migrazioni, nono indagato nell’inchiesta romagnola con l’ipotesi di associazione per delinquere (insieme ad altre tre dottoresse ravennati). E che quella rete a un certo punto sia arrivata fino a Prato. Il medico del carcere non risulta al momento indagato, così come gli altri 22 medici che sono stati perquisiti lo scorso 16 settembre in tutta Italia.
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